Ci sono collaborazioni artistiche che nascono quasi per caso e che, con il tempo, finiscono per trasformarsi in qualcosa di molto più profondo di una semplice esperienza professionale. È il caso di Uberto Morosi e Brace Beltempo, due figure accomunate da una forte vocazione creativa, ma provenienti da percorsi differenti, che dal loro primo incontro hanno costruito un sodalizio destinato a proseguire nel tempo.

Uberto Morosi nasce a Gallarate nel 1989 e il suo avvicinamento all’arte avviene durante l’adolescenza, quando scopre una forte passione per la musica e per la scrittura. Studia chitarra e canto, compone e incide le prime canzoni e parallelamente si dedica alla poesia e alla narrativa. Negli anni la sua produzione creativa diventa sempre più intensa, fino a trovare anche una nuova dimensione nel cinema. È proprio un videoclip a rappresentare il punto di svolta. Nel 2015 Morosi realizza il brano Il mio farmaco e affida la regia a Brace Beltempo. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un incontro professionale come tanti diventa invece l’inizio di una collaborazione destinata a durare. Il linguaggio delle immagini si affianca progressivamente a quello della scrittura e Morosi comincia a confrontarsi sempre più direttamente con la costruzione di storie per il grande e il piccolo schermo. Nel 2017 scrive e produce il cortometraggio The Tracklist, seguito nel 2018 da L is for Last, nel 2020 da SHEMALEficent e nel 2022 da Love Death Mirror, tutti diretti da Beltempo. I due collaborano inoltre alla produzione del lungometraggio Alice Was My Name del 2021. Nel frattempo Morosi continua a coltivare anche la dimensione musicale, che dal 2022 porta avanti con lo pseudonimo Artistopathic. È però la scrittura cinematografica a condurlo verso una nuova sfida: nel 2023 scrive infatti il suo primo lungometraggio, Blood Pay, che produrrà l’anno successivo.

Brace Beltempo, nome d’arte di Dario Guerrini, nasce invece a Milano nel 1985 e sviluppa fin da bambino una formazione musicale, studiando pianoforte e composizione. Un’esperienza che lascerà un’impronta evidente anche sul suo modo di concepire il cinema: ritmo, pause, armonia e rapporto tra pieni e vuoti diventano elementi fondamentali della sua ricerca visiva. Regista, direttore della fotografia, autore e filmmaker, Beltempo costruisce negli anni un percorso che attraversa cinema, videoclip, pubblicità e produzioni sportive. Al centro della sua attività c’è Warp Video, realtà produttiva milanese attraverso la quale sviluppa gran parte dei suoi progetti. È soprattutto lavorando nei formati brevi che affina una cifra estremamente cinematografica, fatta di attenzione alla luce, alla composizione dell’immagine e alla capacità di ottenere risultati ambiziosi anche attraverso mezzi contenuti. Parallelamente porta avanti una personale produzione cinematografica, confrontandosi con generi e linguaggi differenti. Tra i suoi lavori figurano The Carpenter’s House, POE 4: The Black Cat, il docu-film Wild West Coast e Alice Was My Name, fino ad arrivare a Blood Pay. Un percorso nel quale emerge una caratteristica precisa: la capacità di trasformare i limiti produttivi in uno stimolo creativo, riducendo all’essenziale ciò che serve sul set e concentrando le risorse sulla forza dell’immagine.

È proprio questa attenzione quasi artigianale alla costruzione cinematografica a rendere particolarmente interessante il sodalizio con Morosi. Da una parte c’è uno scrittore che arriva alla sceneggiatura attraverso la musica, la poesia e la narrativa; dall’altra un regista che ha costruito il proprio linguaggio partendo dalla musica e approdando all’immagine. Due percorsi differenti che, già dal loro primo lavoro insieme, sembrano trovare un terreno comune. Il loro rapporto si sviluppa così attraverso diversi cortometraggi e progetti, fino ad arrivare a Blood Pay, il loro lavoro più ambizioso. Scritto da Morosi e diretto da Beltempo, il lungometraggio si muove nel territorio della fantascienza e del thriller, all’interno di una realtà distopica dominata dall’intelligenza artificiale. Un progetto che porta su scala maggiore le caratteristiche già presenti nei lavori precedenti: una forte attenzione all’atmosfera, un immaginario visivo preciso e la volontà di costruire un cinema capace di raggiungere un risultato importante anche partendo da risorse indipendenti. Blood Pay rappresenta quindi non soltanto un nuovo capitolo delle rispettive filmografie, ma anche la naturale evoluzione di una collaborazione iniziata molti anni prima con un videoclip. E il loro percorso comune non sembra affatto destinato a fermarsi qui.

Attualmente Morosi e Beltempo sono infatti nuovamente al lavoro insieme su Domino Effect, cortometraggio attualmente in post-produzione, con Uberto Morosi alla sceneggiatura e Brace Beltempo alla regia. È un ulteriore tassello di un rapporto artistico che, dal 2015 a oggi, ha attraversato videoclip, cortometraggi e lungometraggi, mantenendo intatta la sua caratteristica fondamentale: la capacità di far dialogare la scrittura con l’immagine. Dalla prima collaborazione per Il mio farmaco a Blood Pay, fino a questo nuovo progetto, Morosi e Beltempo hanno costruito un linguaggio comune senza rinunciare alle proprie individualità. Ed è forse proprio questa la forza del loro sodalizio: non la semplice somma di uno sceneggiatore e di un regista, ma l’incontro tra due sensibilità creative che, lavorando insieme, continuano a cercare nuove forme per raccontare le proprie storie.

Ecco la videointervista

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