Intervista a Michela Castello

Per Michela Castello, la voce del doppiatore Piero Tiberi è legata a ricordi che risalgono all’infanzia e a emozioni che hanno continuato ad accompagnarla negli anni. Il primo incontro attraverso il personaggio di Tetsuya ne Il Grande Mazinga, il desiderio di conoscere l’uomo dietro quella voce e la volontà di mantenerne vivo il ricordo raccontano un rapporto personale che merita di essere approfondito.

Michela, nei tuoi scritti racconti di aver ascoltato per la prima volta la voce di Piero Tiberi guardando Il Grande Mazinga. Che cosa ricordi di quel momento e che cosa ti colpì tanto da farti conservare quella voce nel cuore fino a oggi?

Iniziai a guardare Il Grande Mazinga nei primi mesi del 1980, quando avevo quasi dieci anni. Era un periodo particolare della mia vita. Nel novembre precedente mio fratello aveva avuto un incidente con il motorino, che lo aveva costretto a rimanere fermo per alcuni mesi. Lui guardava quel cartone ogni giorno alle 13:30, orario in cui veniva trasmesso sull’emittente locale toscana RTV 38, e io iniziai a seguirlo insieme a lui.

Fui subito colpita dalla voce di Tetsuya Tsuruji, il pilota del Grande Mazinga. Che cosa mi attraesse in particolare non saprei dirtelo, ma quella voce aveva qualcosa di magico, commovente e affascinante che mi catturò fin dall’inizio. Tetsuya cominciò a emozionarmi sempre di più, fino a raggiungere il culmine nella puntata dello scontro epico tra il Grande Mazinga e il generale Nero. Allora ero una bambina e le parole pronunciate tra i singhiozzi da Shiro, quasi al termine di quell’episodio, mi indussero a credere che Tetsuya fosse realmente morto: «Tetsuya è morto! Povero amico mio! Non lo vedrò mai più! Come farò senza di lui? Papà, non voglio!».

Ero incredula e il pensiero che Tetsuya fosse morto mi addolorava immensamente. Non riuscivo a darmi pace, così quella sera, alle 20:00, mi sintonizzai su RTV 38 per accertarmi che fosse ancora vivo. Fortunatamente lo era e provai un’immensa gioia. A quei tempi Il Grande Mazinga veniva trasmesso dal lunedì al sabato alle 20:00, con una replica il giorno successivo alle 13:30. Da allora non mi persi più un solo episodio e continuai a guardarlo anche negli anni successivi, quando andò in onda sulle varie reti locali. Ripercorrendo i miei ricordi e facendo riferimento anche ad alcune puntate di cui ricordo esattamente la data di trasmissione, sono quasi certa di aver iniziato a seguire assiduamente Il Grande Mazinga giovedì 28 febbraio 1980.

Da allora la voce di Piero Tiberi mi accompagna sempre, illumina e rallegra le mie giornate più buie e continua a emozionarmi ogni volta che la ascolto.

 Hai definito più volte la voce di Piero unica e ineguagliabile, raccontando quanto ti affascinassero le sue diverse intonazioni. Come descriveresti a una persona che non lo ha mai ascoltato ciò che la rende così speciale per te?

Definisco la voce di Piero Tiberi unica e ineguagliabile perché possiede un timbro molto particolare. Non è una voce marcatamente virile, come quelle che siamo spesso abituati ad associare ai personaggi maschili. Ha qualcosa di diverso, che non saprei spiegare a parole e che la rende per me speciale e unica nel suo genere. È una voce roca, dal timbro non particolarmente marcato, che riesce a trasmettermi emozioni difficili da descrivere. Piero Tiberi possedeva inoltre una capacità straordinaria di variare tono e interpretazione. Pensa che soltanto molti anni dopo scoprii che anche il professor Tonda ne Il Grande Mazinga e il maestro di Clara in Heidi erano doppiati da lui. Questa scoperta mi fece apprezzare ancora di più la sua versatilità.

 Tetsuya Tsuruji occupa un posto privilegiato tra i personaggi che hai amato, ma nel tempo hai seguito Piero Tiberi attraverso numerosi film, cartoni animati e serie televisive. Quale sua interpretazione, oltre a quella di Tetsuya, ti ha emozionata maggiormente e perché?

È difficile rispondere a questa domanda, perché ogni interpretazione di Piero Tiberi mi ha lasciato qualcosa e continua a regalarmi emozioni. L’ho apprezzato molto anche quando doppiava Andro Umeda, lo spaziale del pianeta Sanno, in Tekkaman – Il Cavaliere dello Spazio, un personaggio che sotto molti aspetti mi ricordava Tetsuya. Un’altra interpretazione che amo particolarmente è quella di David Bradford ne La famiglia Bradford. Ricordo inoltre con grande emozione il suo doppiaggio di Pelé in Fuga per la vittoria, soprattutto la battuta «Se scappiamo ora perdiamo più che una partita», che trovo veramente toccante. Questi sono soltanto alcuni dei personaggi doppiati da Piero Tiberi che mi hanno emozionata maggiormente, ma ogni volta che ascolto una sua interpretazione ritrovo qualcosa di quella magia che mi conquistò da bambina.

 Quando eri bambina probabilmente non conoscevi ancora tutto ciò che si nasconde dietro il lavoro di un doppiatore. Crescendo e scoprendo meglio la professione di Piero Tiberi, è cambiato il tuo modo di ascoltarlo e di apprezzarne la bravura?

Quando guardavo Il Grande Mazinga non sapevo ancora a chi appartenesse la voce di Tetsuya. A quei tempi conoscevo pochissimo il mestiere del doppiatore e non avevo idea di quanto lavoro si nascondesse dietro quella professione. Scoprii il nome di Piero Tiberi molti anni dopo, navigando su un sito internet che riportava i nomi dei vari doppiatori, più o meno intorno al 1994-1995.Durante l’infanzia e i primi anni dell’adolescenza, pur non essendo mai stata una bambina particolarmente serena dal punto di vista emotivo, ero ancora molto ingenua e fantasticavo spesso. Quando frequentavo la terza media desideravo diventare anch’io una doppiatrice, senza rendermi conto delle difficoltà che avrei potuto incontrare, anche a causa della mia mancanza della vista.

Non conoscevo neppure la preparazione necessaria per intraprendere quella professione, che richiede anni di studio, esercizio, recitazione, dizione e numerose altre competenze. Molti professionisti iniziano a formarsi fin da bambini, mentre io, a quell’età, avevo soltanto un grande desiderio e una profonda ammirazione per quelle voci. Crescendo, seguendo il mondo del doppiaggio sui social e comprendendo meglio il percorso necessario per diventare un doppiatore, ho imparato ad apprezzare ancora di più questo mestiere, che ritengo troppo spesso sottovalutato. Grazie al lavoro dei doppiatori possiamo ascoltare film e produzioni straniere nella nostra lingua ed emozionarci attraverso le interpretazioni vocali dei personaggi.

Piero Tiberi, oltre alla voce, metteva l’anima in ciò che faceva. Tetsuya non sarebbe stato per me lo stesso personaggio se fosse stato doppiato da qualcun altro, e provo una sensazione simile anche ascoltando le sue altre interpretazioni. Da quando ho compreso meglio quanto impegno e quanta preparazione richieda il doppiaggio, la mia ammirazione per la bravura di Piero Tiberi è diventata ancora più grande.

Nelle tue parole ritorna spesso il desiderio di conoscere l’uomo che si nascondeva dietro quella voce. Che cosa avresti voluto sapere di Piero Tiberi come persona, al di là della sua carriera artistica?

Di lui si sa poco perché, secondo le testimonianze che ho avuto modo di conoscere, era un uomo schivo e riservato, che non amava stare sotto i riflettori. Le poche persone che hanno condiviso pubblicamente qualche esperienza con lui lo descrivono come una persona buona, dolce, sensibile, sorridente e dotata di grande umanità. Mi sarebbe piaciuto conoscere anche qualche aspetto della sua vita quotidiana, scoprire qualcosa dell’uomo al di là del professionista e ascoltare qualche aneddoto raccontato da chi lo frequentava. Avrei voluto sapere, per esempio, quali fossero i suoi hobbies, se gli piacesse lo sport, se seguisse il calcio e per quale squadra tifasse. Mi sarebbe piaciuto conoscere i suoi gusti musicali, sapere se amasse leggere e quali generi preferisse, oppure scoprire quale fosse il suo cibo preferito.

Sono piccoli particolari della vita di una persona, ma per me avrebbero avuto un grande valore, perché mi avrebbero permesso di conoscere meglio l’uomo che si nascondeva dietro quella voce tanto amata.

 Hai raccontato con grande sincerità il dispiacere di non averlo mai incontrato personalmente. Se avessi avuto la possibilità di trascorrere qualche minuto con lui, quale sarebbe stata la prima cosa che avresti desiderato dirgli?

Se lo avessi incontrato, probabilmente non sarei riuscita a pronunciare neppure una parola, perché la sua voce, per me bellissima e unica, mi metteva profondamente in soggezione. Per lui ho sempre provato un grandissimo rispetto e una particolare riverenza. Credo che, sentendo quella voce dal vivo, sarei rimasta paralizzata dall’emozione, incapace di parlare. Naturalmente non potrò mai sapere come avrei reagito davvero e questo è uno dei rimpianti che porto nel cuore.

Se avessi avuto la possibilità di trascorrere alcuni minuti con lui, avrei desiderato tanto stringergli le mani, sentirne il contatto e poterlo ringraziare personalmente. Gli avrei detto semplicemente: «Grazie, signor Tiberi, di tutto. Le sarò eternamente riconoscente per le emozioni meravigliose che solo lei riesce a donarmi da sempre con la sua voce».

La tua passione ha attraversato diverse stagioni della tua vita. Quando oggi riascolti le interpretazioni che amavi da bambina, ritrovi le stesse emozioni di allora oppure il passare degli anni ha dato loro un significato diverso?

Ancora oggi, ogni volta che riascolto le interpretazioni che amavo da bambina, provo le stesse emozioni di allora. La voce di Tetsuya continua a farmi palpitare il cuore e mi commuovo tuttora quando ascolto lui e gli altri personaggi doppiati da Piero Tiberi. Il passare degli anni non ha diminuito l’intensità di quelle sensazioni, che sono rimaste vive dentro di me e continuano ad accompagnarmi.

 La scomparsa di Piero Tiberi, il 25 ottobre 2013, ti ha profondamente colpita. Come hai vissuto la notizia della sua morte e che cosa ti ha spinta, negli anni successivi, a dedicargli pensieri e scritti commemorativi?

La morte di Piero Tiberi mi ha sconvolta e turbata profondamente. Il mio sgomento è stato reso ancora più grande dal fatto che, da diversi mesi, avevo un brutto presentimento, come se temessi che potesse accadergli qualcosa da un momento all’altro. Intorno ai primi di maggio del 2013 sognai che in televisione stava per ricominciare Il Grande Mazinga e io ero felice ed emozionata. Al posto del cartone, però, iniziava uno strano programma, di cui non ricordo la musica. Piero Tiberi parlava poco, sottovoce, e diceva di non stare bene. Lo sentivo giù di corda.Non ricordo se fossi già iscritta al gruppo Facebook Il mondo dei doppiatori, ma ogni volta che vi veniva annunciata la scomparsa di un professionista del settore provavo una grande angoscia.

Quella sensazione di inquietudine mi accompagnò per diverso tempo e, quando appresi della morte di Piero Tiberi, ripensai immediatamente a quei timori, attribuendo loro un significato particolare.Quattro giorni prima della sua scomparsa, la mattina del 21 ottobre, lo avevo sognato nuovamente. Parlava tra sé, in una sorta di monologo, e aveva la voce giovanile degli anni migliori della sua carriera, ma sembrava triste.

In quel momento non diedi grande importanza al sogno. Dopo la notizia della sua morte, però, quel ricordo assunse per me un significato profondamente doloroso, quasi fosse stato un addio. Ancora oggi lo considero un’esperienza molto particolare della mia vita, legata alle emozioni che provavo per lui. Il giorno in cui Piero Tiberi morì, inoltre, non ricordo se intorno alle 9:25 o alle 10:25 del mattino, avvertii una strana sensazione al petto, nella zona del cuore, una sorta di sospiro di dolore, come se mi venisse tolto qualcosa. Anche quella sensazione mi tornò in mente quando appresi la notizia.

Ero solita controllare spesso la posta elettronica, ma la mattina del 25 ottobre ero stata particolarmente impegnata e non avevo potuto farlo. Venni così a sapere della scomparsa di Piero Tiberi nel primo pomeriggio, quando, dopo aver pranzato, accesi il computer. Nel leggere quella notizia piombai nello smarrimento più totale e rimasi a lungo sospesa tra lo sgomento e l’incredulità.Poche ore dopo aver saputo della sua morte dovetti partire e trascorrere il fine settimana fuori città, senza avere la possibilità di abbandonarmi immediatamente al mio dolore. Riuscii a sfogarlo soltanto quattro giorni dopo: Piero Tiberi era morto di venerdì e io riuscii a lasciarmi andare a un lungo pianto liberatorio soltanto il martedì successivo.

Da allora cerco in ogni modo di mantenerne vivo il ricordo. Pubblico spesso dei post di tributo dedicati a lui il 16 gennaio, giorno in cui ricorrerebbe il suo compleanno, e in occasione degli anniversari legati al Grande Mazinga.

Nel 2021 scrissi un testo dedicato a Tetsuya Tsuruji, che pubblicai proprio il 16 gennaio come gesto di stima, affetto e gratitudine nei confronti di Piero Tiberi. Da allora continuo ad aggiornarlo, aggiungendo nuovi particolari ogni volta che mi vengono in mente idee e riflessioni.

Da alcuni anni, inoltre, il 25 ottobre dedico interamente la mia bacheca Facebook al ricordo di Piero Tiberi, come segno di affetto e riconoscenza per le emozioni bellissime che la sua voce continua a regalarmi. Il giorno dell’anniversario della sua scomparsa è diventato per me una personale «Giornata della Memoria», durante la quale lo omaggio pubblicando testi di tributo e ringraziamento, fotografie e video che permettono di riascoltare la sua voce.

 Nel tuo ultimo ricordo esprimi il rammarico per le poche testimonianze disponibili sulla vita privata e professionale di Piero Tiberi. Che cosa vorresti venisse fatto per valorizzare la sua carriera e permettere anche alle nuove generazioni di conoscerlo?

Vorrei che si parlasse di lui più spesso e che la sua carriera ricevesse l’attenzione che, secondo me, merita.Noto con grande tristezza, rammarico e amarezza che, rispetto ad altri grandi doppiatori, dei quali vengono raccontati aneddoti ed episodi della vita privata e professionale, di Piero Tiberi si parla molto meno e spesso vengono ripetute le medesime informazioni. Per quanto ho potuto trovare personalmente, in rete sono disponibili soltanto due sue interviste e pochissime fotografie, peraltro di qualità piuttosto bassa. Mi dispiace pensare che molte testimonianze della sua carriera possano andare perdute e temo che, con il passare degli anni, il doppiatore di Tetsuya finisca per essere ricordato sempre meno.Un’altra questione che mi addolora riguarda le condizioni della sua tomba. Alcune persone mi hanno raccontato di aver visto fotografie e un video pubblicato su YouTube dai quali sembrerebbe che la sepoltura non fosse adeguatamente curata. Non avendola vista personalmente, non posso sapere quale sia la situazione attuale, ma quelle testimonianze mi hanno profondamente rattristata.

Premetto che non vado quasi mai al cimitero, perché secondo la mia concezione spirituale il corpo è soltanto l’involucro che ha ospitato l’anima durante la vita terrena. I miei genitori e le altre persone care che hanno lasciato questa dimensione sono sempre presenti nel mio cuore e ogni tanto accarezzo una loro fotografia, senza sentire il bisogno di recarmi frequentemente nei luoghi in cui riposano le loro spoglie. Le tombe dei miei genitori, tuttavia, vengono costantemente curate, pulite e mantenute in ordine, e ritengo importante che anche il luogo in cui riposano i resti di Piero Tiberi riceva attenzione e rispetto.

Secondo la mia sensibilità e le mie convinzioni spirituali, la sua anima non si trova più in quella tomba, ma è altrove, libera e leggera nella Luce. Mi piace immaginare che, nella dimensione in cui si trova ora, sia ancora «in missione per conto di Dio» e che la melodia della sua voce continui ad allietare chi gli è accanto .Questo pensiero, però, non diminuisce il valore simbolico della sua sepoltura, che rappresenta comunque una traccia del suo passaggio sulla Terra. Mi auguro quindi che venga sempre mantenuta con la cura e il rispetto che merita e, soprattutto, che si continui a parlare della sua carriera, affinché anche le nuove generazioni possano conoscere la sua voce e il suo straordinario talento.

Negli anni hai cercato di mantenere vivo il ricordo di Piero attraverso i tuoi scritti. Hai avuto occasione di conoscere altre persone che condividono questa passione e di confrontarti con loro su ciò che la sua voce ha lasciato?

Sì, ho conosciuto diverse persone che, come me, provano grande affetto e ammirazione per Piero Tiberi e con le quali ho avuto occasione di confrontarmi spesso. La prima di queste persone non la sento ormai da diverso tempo.

Conosco poi un signore molto sensibile e gentile che sa quanto sia grande il mio affetto per Piero Tiberi. Ogni volta che trova un video nel quale si può ascoltare la sua voce, me lo manda subito su WhatsApp. Mi ha anche procurato alcune sue fotografie reperibili in rete e, di recente, mi ha inviato i collegamenti per acquistare i DVD di Orzowei – Il figlio della savana e La maschera di Dimitrios. Ci sono inoltre altre due persone che commentano sempre i post che gli dedico su Facebook. Una di loro, l’anno scorso, mi trovò un breve video tratto da Fuga per la vittoria, nel quale Pelé pronuncia la frase che tanto mi emoziona: «Se scappiamo ora perdiamo più che una partita» .Un altro appassionato di Piero Tiberi, alcuni anni fa, mi inviò su Messenger una fotografia di un personaggio doppiato da lui in un film.

Una menzione speciale merita Maurizio, un amico virtuale al quale devo molto.Commentava spesso con affetto i post che pubblicavo su una pagina dedicata al Grande Mazinga. Un giorno decisi di chiedergli l’amicizia su Facebook, pur non avendo neppure un contatto in comune con lui. Accettò subito e iniziammo a conversare su Messenger.

Fu così che scoprii che Maurizio, molti anni prima, aveva conosciuto personalmente Piero Tiberi. Mi raccontò la sua esperienza con lui mentre doppiava Slinky in Toy Story 2.Sarò eternamente riconoscente a Maurizio per quella testimonianza così preziosa e per la grande sensibilità che ha sempre dimostrato nei confronti dell’affetto che provo per Piero Tiberi.Mi fa piacere sapere che esistono altre persone che condividono questa ammirazione, anche se temo che, con il passare degli anni, siano sempre meno coloro che ne parlano e contribuiscono a mantenerne vivo il ricordo.

Chi non ha mai provato un legame così intenso con la voce di un artista potrebbe fare fatica a comprenderlo. Ti è capitato di sentirti giudicata o fraintesa per questa tua passione e come hai vissuto le reazioni degli altri?

Mi è capitato molto spesso di sentirmi derisa e giudicata da più di una persona. Da piccola vivevo molto male queste situazioni e tuttora mi addolora la mancanza di sensibilità e comprensione che talvolta incontro negli altri. Il giorno in cui Piero Tiberi morì, come ho raccontato, dovetti partire per una città lontana e trascorrervi l’intero fine settimana. Pur soffrendo enormemente per la scomparsa del mio idolo, evitai di parlarne alle persone con le quali mi trovavo, perché temevo che non avrebbero compreso il mio dolore.

Feci dunque finta di niente e trascorsi uno dei fine settimana peggiori della mia vita, custodendo dentro di me una sofferenza che non mi sentivo libera di condividere. In un mondo in cui la vista e l’immagine hanno un’importanza così grande, non è sempre facile trovare persone capaci di comprendere quanto possano essere significativi anche altri aspetti dell’esperienza umana. Per me, che considero l’udito uno dei sensi più importanti insieme al tatto, il timbro di una voce riveste un valore particolare, ma soltanto poche persone sembrano comprendere fino in fondo questa sensibilità.

Per molti anni ho tenuto quasi segreta la mia passione per Il Grande Mazinga, per Tetsuya e per la voce di Piero Tiberi, custodendola gelosamente nel mio cuore.

Amareggiata e infastidita da certi commenti offensivi nei confronti del Grande Mazinga, che sentivo ripetere spesso, mi chiusi in me stessa e condivisi quella passione soltanto con una cerchia ristrettissima di persone. L’avvento dei social e la scoperta del sito di Antonio Genna, che conobbi nel 2012 grazie a una mia ex collega consapevole del mio affetto per Piero Tiberi, mi hanno aiutata a uscire nuovamente allo scoperto. Ho così ricominciato a parlare di lui e della mia passione per la sua voce, scegliendo soprattutto gli spazi dedicati al doppiaggio e il mio profilo personale, dove posso condividere liberamente i miei ricordi.

L’emozione che una voce può regalare, per me, non ha prezzo. Mi addolora quando qualcuno giudica infantile chi ama Il Grande Mazinga e gli altri cartoni animati, oppure confonde la sensibilità con la fragilità, senza cercare di comprendere ciò che quella passione rappresenta per la persona che la vive. Credo che ciascuno, finché non arreca danno agli altri, abbia il sacrosanto diritto di coltivare le proprie passioni, di gioire e di emozionarsi anche soltanto ascoltando una voce.

Il 25 ottobre 2026 ricorrono tredici anni dalla scomparsa di Piero Tiberi. Se potessi affidare alla tua voce un ultimo messaggio per lui, quale ricordo vorresti condividere e quali parole sceglieresti per ringraziarlo di ciò che continua a rappresentare nella tua vita?

Gli direi: «Grazie, signor Tiberi, per tutte le emozioni bellissime che provo ogni volta che sento parlare un personaggio doppiato da lei e per aver sempre dato l’anima, oltre alla voce, a ciascuna delle sue interpretazioni». Sono molte le battute che ricordo, ma quella che forse più di tutte mi è rimasta impressa è una frase pronunciata da Tetsuya nel secondo episodio del Grande Mazinga, intitolato Un messaggero dell’inferno. Garaliya l’assassino delle tenebre: «Io e Mazinga siamo un solo corpo e una sola anima. Possiamo agganciarci in qualsiasi luogo».

Tetsuya e il Grande Mazinga sono un solo corpo e una sola anima, così come, nella mia sensibilità, Piero Tiberi e Tetsuya, il personaggio che ce lo ha fatto conoscere e amare, sono un solo corpo e una sola anima.

«Grazie, signor Tiberi, per aver dato l’anima a tutti i suoi personaggi. Che il mio affetto giunga fino a lei, ovunque sia. La porterò sempre nel cuore».

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