Laureata in Giurisprudenza, attrice, co-conduttrice televisiva e stand-up comedian: Monika Maksime’ racconta il percorso che l’ha portata dalla Lituania all’Italia, trasformando differenze culturali, ironia e determinazione in una nuova identità artistica.
Intervista a cura di Alessandro Cunsolo
Ci sono persone che arrivano in un Paese nuovo e cercano semplicemente di adattarsi. Monika Maksime’, invece, ha fatto qualcosa di diverso: ha trasformato il confronto tra culture, lingue e abitudini in materiale creativo.
Originaria della Lituania, laureata in Giurisprudenza e residente in Italia da otto anni, Monika ha costruito progressivamente un percorso che attraversa televisione, cinema, conduzione e stand-up comedy.
Nel suo curriculum compaiono programmi televisivi molto conosciuti e un’attività davanti alla telecamera che continua a crescere. Oggi è anche co-conduttrice di Città Celeste, mentre parallelamente porta avanti la recitazione e una comicità che nasce proprio dall’esperienza di una donna straniera che osserva l’Italia dall’interno.
A colpire è il contrasto che lei stessa riconosce: sul palco può apparire esuberante e ironica, mentre nella vita privata si descrive come calma, riservata e amante dell’eleganza e della tranquillità.
A Mondospettacolo racconta questo equilibrio, il rapporto con la propria immagine, la voglia di essere riconosciuta per ciò che sa fare e il sogno di costruire una carriera nella quale bellezza, preparazione e personalità possano finalmente convivere senza che una annulli le altre.

Monika, prima ancora dell’artista
Monika, partiamo da te prima ancora dell’artista: chi è oggi Monika Maksime’ e quale parte del tuo carattere senti più importante nel percorso che hai costruito?
Oggi sono una donna che continua a costruire il proprio percorso con curiosità, determinazione e tanta voglia di mettersi in gioco.
Mi piace sperimentare, conoscere persone e affrontare nuove sfide, anche quando mi portano fuori dalla mia zona di comfort.
Se dovessi scegliere una caratteristica che mi rappresenta, direi l’ironia: riesco spesso a trovare un lato divertente anche nelle situazioni più complicate.
E credo che sapersi prendere un po’ in giro sia una grande forma di libertà.

Sei originaria della Lituania e vivi in Italia da otto anni. Ricordi il momento in cui hai capito che l’Italia non sarebbe stata soltanto una parentesi, ma sarebbe diventata una parte importante della tua vita?
Quando sono arrivata in Italia non potevo immaginare tutto quello che questo Paese mi avrebbe regalato, sia a livello personale sia professionale.
Con il tempo ho imparato a conoscerne la cultura, le abitudini e le contraddizioni, che spesso sono diventate anche una fonte d’ispirazione per la mia comicità.
L’Italia è diventata una parte importante della mia vita perché qui ho avuto l’opportunità di mettermi alla prova, conoscere persone interessanti e iniziare a costruire un percorso nel mondo dello spettacolo.

Imparare l’italiano per lavorare, recitare e far ridere
Quanto è stato difficile imparare l’italiano fino al punto di poterlo utilizzare professionalmente in televisione, sul set e nella comicità?
Imparare una lingua è già una sfida, ma utilizzarla davanti alle telecamere o su un palco è ancora più impegnativo.
Non basta conoscere le parole: bisogna capire le sfumature, i doppi sensi, i modi di dire e soprattutto il senso dell’umorismo.
Parlo lituano, italiano e inglese e ho una buona conoscenza del francese e dello spagnolo.
Ogni lingua apre una finestra su un mondo diverso. Per me l’italiano è diventato anche uno strumento creativo: attraverso di esso posso raccontare le mie esperienze e trasformare le differenze culturali in occasioni di comicità.

Il paragone con Anita Ekberg
Nel 2023, a Uno Mattina in famiglia, Gianni Ippoliti ti ha paragonata ad Anita Ekberg. Come hai vissuto quel momento e che rapporto hai con un paragone così importante?
È stato un momento molto particolare e sicuramente piacevole.
Anita Ekberg è un’icona del cinema italiano e internazionale, quindi un paragone del genere non può lasciare indifferenti.
L’ho accolto con un sorriso e con gratitudine, senza prendermi troppo sul serio.
Un complimento fa sempre piacere, ma penso che l’aspetto esteriore sia soltanto una parte di una persona. Mi interessa soprattutto dimostrare che dietro l’immagine ci sono anche carattere, intelligenza, ironia e voglia di lavorare.

Imparare la televisione dall’interno
Hai preso parte a programmi molto diversi tra loro, da Affari Tuoi a L’Eredità, da La Volta Buona a Domenica In, Forum e Avanti un altro!. Quale di queste esperienze ti ha insegnato di più sul linguaggio televisivo?
Ogni esperienza televisiva mi ha permesso di conoscere un ambiente diverso e di osservare da vicino il funzionamento di una produzione.
Partecipare a programmi così conosciuti significa confrontarsi con ritmi veloci, telecamere, professionisti e situazioni che richiedono attenzione e spontaneità.
Ho avuto l’occasione di vivere il mondo della televisione da vicino, imparando qualcosa a ogni esperienza.
Per me sono state tappe importanti di un percorso che desidero continuare a sviluppare, con serietà e curiosità.

Con Paolo Bonolis hai partecipato anche ad alcuni sketch comici. Quanto conta, in quel tipo di televisione, saper improvvisare e capire immediatamente il ritmo di chi hai davanti?
L’improvvisazione è fondamentale, soprattutto quando ci si trova in un contesto vivace e imprevedibile.
Bisogna ascoltare, essere presenti e saper reagire in modo naturale a quello che succede.
In situazioni del genere capisci quanto siano importanti i tempi comici e la capacità di non irrigidirsi davanti alle telecamere.
Mi piace mettermi alla prova e imparare da professionisti che hanno una grande esperienza nel coinvolgere il pubblico.
Naturalmente spontaneità non significa improvvisare tutto: dietro una buona televisione c’è sempre anche tanto lavoro.

Città Celeste e la conduzione televisiva
Oggi sei co-conduttrice di Città Celeste, sul canale 85 Italia. Come è nata questa esperienza e che cosa hai imparato entrando nel racconto quotidiano del calcio?
È un’esperienza interessante perché mi permette di confrontarmi con un pubblico molto appassionato e con un mondo, quello del calcio, in cui le emozioni sono fortissime.
La televisione sportiva ha un ritmo particolare: bisogna saper comunicare, seguire gli argomenti e mantenere vivo il dialogo con il pubblico.
Questa esperienza mi aiuta a crescere davanti alle telecamere e a sviluppare le mie capacità di conduzione.
Mi piacerebbe continuare su questa strada, sperimentando anche nuovi format.

Ti piacerebbe in futuro condurre un programma completamente tuo?
Sì, sarebbe sicuramente un bel traguardo.
Mi piacerebbe condurre un programma in cui poter unire conversazione, intrattenimento, ironia e curiosità verso le persone.
Amo ascoltare storie e scoprire punti di vista diversi, ma mi piace anche creare momenti leggeri e divertenti.
Non vorrei necessariamente rimanere legata a un solo genere: mi piacerebbe trovare un format che rispecchi la mia personalità e nel quale possa sentirmi libera di esprimere le mie diverse sfaccettature.

Essere lituana in Italia diventa materiale comico
Nella stand-up comedy racconti il punto di vista di una donna lituana che vive in Italia. Qual è stato il primo episodio quotidiano che ti ha fatto pensare: “Questa cosa devo assolutamente portarla sul palco”?
È nata dall’osservazione della vita quotidiana e delle situazioni che ho vissuto personalmente.
Quando vivi in un Paese diverso da quello in cui sei cresciuta, ti trovi spesso davanti a differenze culturali, equivoci linguistici e abitudini che inizialmente possono sorprenderti.
A volte sono situazioni complicate, altre volte semplicemente esilaranti.
Ho capito che molte di queste esperienze potevano diventare materiale comico e che, raccontandole con ironia, anche altre persone potevano riconoscersi nelle mie storie.

Quanto della tua comicità nasce dagli stereotipi che gli italiani hanno sui Paesi dell’Est e quanto invece da quelli che tu avevi sugli italiani?
Prima di tutto tengo a precisare che la Lituania si considera un Paese del Nord-Est Europa, non semplicemente dell’Europa dell’Est.
Anche questa, in fondo, è una forma di stereotipo: spesso si tende a mettere Paesi diversi nella stessa categoria senza conoscerne davvero l’identità e le peculiarità culturali.
Tornando alla comicità, gli stereotipi hanno uno spazio importante perché offrono tantissimi spunti.
Mi interessa osservare come le persone si immaginano gli stranieri e come, allo stesso tempo, gli stranieri interpretano gli italiani.
Spesso gli stereotipi nascono da una piccola parte di verità, ma diventano divertenti proprio quando vengono esagerati o messi in discussione.
Il mio obiettivo non è giudicare una cultura o un’altra: preferisco giocare sulle differenze, mostrando quanto possano essere assurde e divertenti certe situazioni.

L’autoironia è una forma di difesa, di libertà oppure entrambe le cose?
Direi soprattutto una forma di libertà.
Saper ridere di sé significa non sentirsi obbligati a essere sempre perfetti e non avere paura di mostrare anche le proprie fragilità.
Nella comicità, inoltre, l’autoironia crea una connessione con il pubblico: quando racconti qualcosa di personale con sincerità, le persone possono riconoscere un’esperienza simile nella propria vita.
Naturalmente non bisogna trasformare tutto in una battuta, ma imparare a guardare certe situazioni da una prospettiva diversa può aiutare molto.

Cinema, televisione e il desiderio di interpretare
Il tuo percorso comprende anche diverse esperienze cinematografiche e televisive. Che cosa ti affascina maggiormente della recitazione rispetto alla conduzione e alla stand-up?
Nel corso del mio percorso ho avuto l’opportunità di vivere esperienze diverse nel mondo dello spettacolo: dalla figurazione e dalle comparse alla figurazione speciale, fino alla recitazione cinematografica e alla conduzione televisiva.
Ogni esperienza mi ha permesso di conoscere meglio questo ambiente, imparare qualcosa di nuovo e mettermi alla prova in contesti differenti.
Ciò che mi affascina maggiormente della recitazione è la possibilità di interpretare personaggi diversi da me, entrare nelle loro storie e dare vita a emozioni e sfumature differenti.
Allo stesso tempo, la conduzione mi permette di esprimere la mia personalità e il mio modo di comunicare.
Sono due dimensioni che mi interessano molto e nelle quali desidero continuare a crescere, affrontando nuove sfide professionali.

Ti chiamerò casa: una cuoca straniera e stravagante
Hai recentemente terminato Ti chiamerò casa, previsto per il 2027. Che cosa puoi raccontarci della cuoca straniera simpatica e stravagante che interpreti, senza rovinare la storia?
È un personaggio che mi permette di giocare con la comicità e con alcune caratteristiche che conosco bene anche grazie alla mia esperienza personale.
Interpreto una cuoca straniera un po’ particolare, con un lato divertente e imprevedibile.
È stato stimolante poter lavorare su un personaggio e non limitarmi a essere presente sul set.
Per il momento preferisco non svelare troppo della storia, ma sono felice di aver partecipato a questo progetto e spero che il pubblico possa divertirsi con il mio personaggio quando arriverà sullo schermo.

Ti piacerebbe continuare soprattutto nella commedia oppure senti il desiderio di affrontare anche un ruolo drammatico?
Assolutamente sì.
La comicità è una parte importante di me, ma non credo che una persona debba essere definita da una sola caratteristica.
Mi piacerebbe interpretare un personaggio drammatico, complesso, magari con fragilità e contraddizioni che non si vedono immediatamente.
Sarebbe una bella sfida e un’occasione per scoprire nuove possibilità espressive.
Penso che proprio uscire dalla propria immagine abituale permetta di crescere come interprete.

Quando l’immagine arriva prima della preparazione
Sei alta 182 centimetri, bionda naturale, con una presenza scenica molto evidente. Ti è mai capitato di sentire che il tuo aspetto arrivasse prima della tua preparazione professionale?
Sì, può succedere.
Il mio aspetto è una delle prime cose che le persone notano e non lo considero necessariamente un problema.
Tuttavia, mi piacerebbe che la curiosità iniziale diventasse anche interesse per quello che so fare, per la mia personalità e per il lavoro che porto avanti.
L’immagine può attirare l’attenzione, ma sono la preparazione, l’impegno e la capacità di comunicare a fare la differenza nel tempo.
Per me è importante poter dimostrare di avere molto altro da raccontare.

La Monika che ama la tranquillità
Quando non devi presentare, recitare o far ridere nessuno, come sei? Qual è la Monika che il pubblico probabilmente non immagina?
Chi mi vede sui social o sul palco potrebbe immaginare che io sia sempre esuberante, appariscente e pronta a far ridere tutti.
In realtà, nella vita privata sono una persona molto tranquilla, calma e piuttosto riservata.
La mia comicità e il mio lato divertente fanno sicuramente parte di me, ma non sento il bisogno di mostrarli continuamente.
Mi considero anche una classy lady: amo l’eleganza, le cose raffinate, la natura e i luoghi poco affollati, dove posso godermi la tranquillità e ritrovare me stessa.
Forse è proprio questo contrasto a rendermi interessante: da una parte c’è la Monika ironica, esuberante ed esilarante che il pubblico conosce attraverso i social e il palcoscenico; dall’altra c’è una donna più discreta, che ama la serenità e protegge la propria intimità.
Il personaggio che porto in scena è una parte di me, ma non racconta tutto ciò che sono.

Ricominciare da zero in un altro Paese
Qual è stato il momento più difficile dei tuoi primi anni in Italia e che cosa ti ha convinta a non mollare?
Una delle sfide più importanti è stata imparare a orientarmi in una realtà nuova, con una lingua, abitudini e dinamiche diverse da quelle a cui ero abituata.
Quando arrivi in un altro Paese devi costruire tante cose da capo: le relazioni, le opportunità e la fiducia nelle tue capacità.
Non sempre è facile, soprattutto quando vuoi intraprendere un percorso professionale competitivo come quello dello spettacolo.
Ma queste difficoltà mi hanno insegnato ad adattarmi, a essere paziente e a non rinunciare alle opportunità solo perché il percorso è più complicato del previsto.

Una carriera senza una sola etichetta
Tra televisione, cinema e stand-up comedy, quale strada vorresti diventasse il centro principale della tua carriera nei prossimi anni?
Mi piacerebbe continuare a crescere in tutti e tre gli ambiti, perché ognuno mi permette di esprimere una parte diversa di me.
La conduzione televisiva mi dà la possibilità di comunicare e confrontarmi con le persone; il cinema mi permette di esplorare personaggi e storie; la stand-up comedy, invece, è uno spazio in cui posso raccontare le mie esperienze con una voce molto personale.
Se dovessi scegliere una priorità, direi che vorrei sviluppare sempre di più le mie capacità davanti alle telecamere e come interprete, senza abbandonare la comicità.

Qual è il sogno professionale che oggi ti sembra più grande ma al quale non vuoi rinunciare?
Il mio sogno è costruire un percorso artistico solido, nel quale non essere conosciuta soltanto per il mio aspetto o per il fatto di essere una donna straniera in Italia, ma anche per le mie capacità e per la mia personalità.
Mi piacerebbe avere maggiori opportunità nella conduzione televisiva, nella recitazione e nella comicità, fino ad arrivare a progetti importanti che mi permettano di mettermi davvero alla prova.
Non penso che ci sia un unico traguardo definitivo: per me il successo significa continuare a crescere e sentire che sto costruendo qualcosa che mi rappresenta.

Chiudiamo con una frase da completare: “L’Italia mi ha insegnato che…”
…quando hai il coraggio di metterti in gioco, anche le differenze possono diventare una forza.
Mi ha insegnato a guardare le situazioni da più prospettive, a non prendermi sempre troppo sul serio e a trasformare alcune difficoltà in occasioni per imparare.
E soprattutto mi ha insegnato che, a volte, la vita può sorprenderti proprio quando hai il coraggio di uscire dalla tua zona di comfort.

Trasformare la differenza in una forza
Ringraziamo Monika Maksime’ per aver condiviso con i lettori di Mondospettacolo un percorso costruito attraversando lingue, culture e forme diverse di spettacolo.
Il dato più interessante non è forse scegliere se definirla conduttrice, attrice o comica. È osservare come abbia trasformato ciò che inizialmente poteva rappresentare una difficoltà — essere straniera, imparare una nuova lingua, confrontarsi con codici culturali differenti — in una parte della propria identità professionale.
La bellezza e la presenza scenica possono attirare il primo sguardo. Monika, però, vuole che il secondo arrivi più lontano.
Verso la capacità di improvvisare, interpretare, ascoltare e far ridere. Verso una donna che dietro l’esuberanza della scena protegge una personalità molto più tranquilla e riservata.
E forse la frase con cui conclude l’intervista riassume meglio di ogni curriculum ciò che sta costruendo: le differenze possono diventare una forza, quando troviamo il coraggio di metterci in gioco.
Fonte: risposte scritte di Monika Maksime’ inviate alla redazione il 24 ottobre 2026. Il testo è stato riorganizzato editorialmente mantenendo il contenuto delle dichiarazioni dell’intervistata. Monika precisa inoltre che la Lituania si identifica come Paese dell’Europa nord-orientale e non semplicemente come appartenente all’Europa dell’Est.
https://www.instagram.com/monica_max_