Lo scorso 16 ottobre, al The Cineclub di Roma, si è tenuta la prima assoluta del cortometraggio “Oltre il Riflesso – Diario di una dipendenza affettiva”, scritto, diretto e interpretato da Elvira Gigante. Questo evento si è inserito nel programma della XXI Festa del Cinema, offrendo un momento di riflessione e dibattito sulla violenza di genere, moderato dal giornalista Marco Bonardelli.
Elvira Gigante, già nota per aver esplorato i rischi dei social network nel cortometraggio “Follower #1”, affronta ora una delle più grandi emergenze sociali del nostro tempo attraverso una prospettiva inedita. In “Oltre il Riflesso”, la Gigante si immerge nella complessità delle relazioni basate sulla dipendenza affettiva, mettendo in luce le ferite invisibili lasciate dalla violenza psicologica. Il film, ispirato al monologo teatrale “Rubata” di Vittorio Aliotta, segue la storia di Sonia, una donna che vive in un sistema di controllo coercitivo sotto l’apparente normalità domestica.
Con una narrazione che si sviluppa tra presente e ricordi, il cortometraggio sottolinea l’importanza di cercare aiuto e il pericolo di affrontare la violenza in solitudine. La Gigante, sostenuta da una squadra di professionisti, ha saputo mantenere la giusta distanza creativa per trasmettere un messaggio forte e realistico, sperando di sensibilizzare il pubblico sull’urgenza di un cambiamento di prospettiva.
Signora Gigante, «Oltre il riflesso – Diario di una dipendenza affettiva» affronta la violenza di genere da una prospettiva definita inedita. Può spiegarci in che modo il suo cortometraggio si distingue dalle narrazioni più tradizionali su questo tema, e cosa l’ha spinta a scegliere proprio il punto di vista della dipendenza affettiva?
Credo che a rendere la prospettiva inedita sia il fatto che io abbia scelto di raccontare la storia di una violenza psicologia. Si parla sempre troppo poco dei danni procurati dalla violenza che non ha manifestazioni fisiche, quella violenza dove i lividi e i segni non restano sulla pelle, ma sull’anima, scolpiti a fuoco come un marchio indelebile. Probabilmente la scelta di non mostrare esplicitamente la violenza per come siamo abituati a sentirla nelle cronache segna il punto di distinzione con le narrazioni di violenza a cui siamo abituati. Ho scelto la dipendenza affettiva perchè sempre più spesso sento intorno a me storie di relazioni basate sulla dipendenza piuttosto che su un sentimento puro come l’amore. Inoltre l’ispirazione per “Oltre il riflesso” mi è venuta leggendo il monologo teatrale “Rubata” di Vittorio Aliotta, amico regista, attore e autore teatrale, che parlava proprio di una relazione “malata”, una dipendenza affettiva per l’appunto. Vittorio che ho poi voluto sul set al mio fianco nei panni di Giacomo, il coprotagonista del cortometraggio.
Nel film interpreta Sonia, una donna intrappolata in un sistema di controllo coercitivo fatto di silenzi, divieti e rituali quotidiani. Come ha vissuto la doppia veste di attrice e regista nell’affrontare un personaggio così emotivamente complesso, e quanto è stato difficile mantenere la giusta distanza creativa da una storia così intensa?
I ruoli svolti sul set mi hanno impegnata molto, ma sono stata affiancata da una squadra eccezionale, che mi ha supportata nella realizzazione del progetto. Il personaggio di Sonia, che ho scritto e poi interpretato, è stato accuratamente preparato con Terry Paternoster, mio supporto sul set dietro al monitor e acting coach sia per me che per Vittorio Aliotta. Con lei abbiamo cercato di comprendere i comportamenti di entrambi i personaggi, i loro stati d’animo, le loro reazioni, insomma uno studio accurato che mi ha consentito di arrivare sul set con il carico emotivo necessario per interpretare Sonia, ma anche la lucidità per dirigere il cortometraggio. Al mio fianco ho avuto anche Monica De Sanctis come Direttrice della Fotografia e operatrice, che insieme a Terry Paternoster ha contribuito ad aiutarmi nella preparazione del corto e del personaggio stesso. Mantenere la distanza da una storia così intensa non è stato semplice e ammetto che le reazioni avute in scena sono state assolutamente realistiche ed impattanti emotivamente sia per me che per Vittorio Aliotta.
Il cortometraggio lancia un messaggio importante sui rischi di una reazione vissuta in solitudine, senza il supporto di figure specializzate. Ritiene che il cinema possa davvero contribuire a sensibilizzare il pubblico su questo aspetto spesso sottovalutato, ovvero la necessità di chiedere aiuto?
Auspico proprio di si. Molto spesso non si esce da una relazione malata per paura, sia di cosa possa accadere dopo sia per la possibile reazione del partner, da cui si subisce violenza psicologica e/o fisica. Spero vivamente che il mio cortometraggio possa sensibilizzare gli spettatori sulla necessità di farsi aiutare, di non farsi in alcun modo giustizia da soli, ma soprattutto sul comprendere i segni che restano indelebili sotto pelle e che cambiano radicalmente il modo in cui chi subisce violenza, vivrà la relazioni future dopo una relazione vissuta sotto il controllo coercitivo di un’altra persona.
Dopo «Follower #1», che esplorava i pericoli dei social network, con «Oltre il riflesso» torna a raccontare un’emergenza sociale del nostro tempo. Si sta delineando un percorso artistico preciso nella sua carriera? Ha già in mente quale sarà il prossimo tema su cui vorrà accendere i riflettori?
Sara, mi piace raccontare ciò che vedo, le storie che mi coinvolgono direttamente o che sento attorno a me, ma senza necessariamente arrivare al lieto fine o almeno non forzandolo a tutti i costi perchè credo che la vita sia decisamente complessa e quasi mai “vissero tutti felici e contenti”, questo è quello che trovo interessante da raccontare, le imperfezioni dell’uomo. In futuro mi piacerebbe provare a raccontare storie che riguardano la terza età e la solitudine o problematiche psicologiche che coinvolgono invece i più giovani. Ma non escludo di cambiare completamente rotta, sono aperta alle suggestioni che mi arrivano dall’esterno. Per ora mi concentro sulla distribuzione appena iniziata di “Oltre il riflesso” e spero vivamente che possa ottenere dei traguardi importanti, soprattutto per valorizzare il lavoro di tutti coloro che hanno contribuito a realizzarlo. Grazie per l’opportunità e un saluto a tutti i lettori.