Dalla fotografia ai raduni automobilistici, dalle interviste al giornalismo sportivo: il percorso di una giovane donna che vuole trasformare la propria ambizione in una professione, senza scorciatoie.

A cura di Alessandro Cunsolo – Mondospettacolo

Ci sono ragazze che lavorano con la propria immagine e ragazze che sognano di raccontare le storie degli altri. Aurora Ferro vuole fare entrambe le cose, ma non intende lasciare che la prima definisca per sempre il suo percorso.

Modella, hostess, intervistatrice e studentessa universitaria, Aurora si muove tra fotografia, eventi, comunicazione e motorsport. Il suo profilo potrebbe sembrare quello di una giovane professionista alla ricerca di opportunità in mondi differenti. Eppure, osservando più attentamente le esperienze che sta costruendo, emerge una direzione precisa: arrivare al giornalismo sportivo, lavorare sul campo e riuscire un giorno a raccontare la Formula 1 da dentro il paddock.

Il suo obiettivo è dichiarato senza troppi giri di parole: Sky Sport, il paddock della Formula 1 e un microfono in mano.

Non si presenta come una giornalista arrivata, né pretende di possedere già tutte le competenze necessarie. È una ragazza che sta ancora studiando, che sa di dover imparare e che cerca di trasformare ogni esperienza in un’occasione per crescere.

«Sono una ragazza molto ambiziosa, ma allo stesso tempo dolce e genuina», racconta. «Credo che chiunque abbia a che fare con me riesca a notare questa mia caratteristica ancora prima della bellezza».

È da qui che comincia la storia di Aurora Ferro: dal desiderio di essere riconosciuta per ciò che sa fare, non soltanto per ciò che appare.

Tra Crema e Milano: le radici di un percorso in costruzione

Aurora ha origini siciliane ed è cresciuta tra Ricengo e Crema, in provincia di Cremona. È a Crema che ha frequentato le scuole superiori e ha iniziato a confrontarsi con il mondo del lavoro, attraverso esperienze diverse che le hanno permesso di conoscere realtà e persone lontane tra loro.

Animatrice, cameriera, lavori a contatto con il pubblico: esperienze che oggi ricorda come parte di un percorso formativo personale, prima ancora che professionale.

«Ho fatto tanti lavori diversi e credo che questo mi abbia insegnato a capire quanto ogni ruolo sia importante. Non penso che esistano lavori meno dignitosi di altri: ognuno richiede impegno e contribuisce a qualcosa».

Milano ha poi ampliato le sue possibilità. Qui frequenta l’Università Cattolica, dove sta terminando il percorso in Scienze linguistiche per l’impresa, e qui ha iniziato a costruire una rete di contatti legata agli eventi, alle fiere e alla comunicazione.

Nel suo percorso sono arrivate esperienze come hostess e steward, il lavoro durante le Olimpiadi di Milano-Cortina nell’area di Rho, gli eventi a San Siro e nuove collaborazioni nel mondo delle fiere e del motorsport.

Non si tratta soltanto di un elenco di incarichi. Per Aurora, ogni esperienza rappresenta un’occasione per capire meglio come funziona il rapporto tra persone, comunicazione e pubblico.

«Milano mi ha aperto tante strade. A volte una conoscenza nata durante una fiera può portarti verso un’opportunità che non avevi nemmeno immaginato».

La fotografia come palestra di sicurezza

Il percorso nel mondo della moda comincia circa tre anni fa. Il primo shooting, realizzato nel centro di Crema, è ancora un ricordo significativo, soprattutto per il contrasto con la sicurezza che Aurora sente di avere oggi davanti all’obiettivo.

«Indossavo un vestito semplicissimo ed ero spaventata persino a uscire e farmi vedere dalle persone. Se la Aurora di tre anni fa potesse vedere quello che faccio oggi, probabilmente non ci crederebbe».

Nel tempo ha iniziato a collaborare con fotografi professionisti e fotoamatori, partecipando a shooting e progetti differenti. Il glamour è il genere fotografico in cui si riconosce maggiormente, perché le permette di lavorare sull’espressività, sulla sensualità e sulla costruzione dell’immagine.

Per lei, però, una fotografia riuscita non è soltanto una questione estetica.

«Lo sguardo è il mio marchio di fabbrica. Mi piace pensare allo scatto come a un quadro, in cui ogni elemento deve essere al posto giusto. Una fotografia mi rappresenta davvero quando non mostra soltanto il mio aspetto, ma riesce a far emergere anche la mia personalità».

La crescita più importante, tuttavia, non è avvenuta soltanto davanti alla macchina fotografica. È cambiato anche il suo modo di comunicare.

«All’inizio avevo paura persino di fermare le persone per consegnare un volantino. Adesso sono io che vado incontro alle persone perché voglio fare un’intervista».

È una trasformazione che racconta bene il passaggio dalla timidezza iniziale alla voglia di mettersi in gioco. La fotografia le ha insegnato a gestire la propria immagine; gli eventi le hanno permesso di confrontarsi con il pubblico; le interviste le hanno fatto scoprire una dimensione nella quale vorrebbe investire sempre di più.

Hostess e ragazza immagine: oltre la presenza

Nel mondo degli eventi, l’immagine è spesso il primo elemento che viene notato. Aurora ne è consapevole e non rinnega il lavoro di modella o di ragazza immagine. Quello che contesta è l’idea che la presenza estetica possa essere sufficiente a definire una professionista.

«La bellezza può attirare l’attenzione, ma è il modo in cui ti comporti, parli e interagisci con gli altri a fare davvero la differenza».

Il suo lavoro le ha insegnato che ogni contesto richiede un approccio diverso. Una fiera aziendale non è un raduno automobilistico; un’attività promozionale non richiede necessariamente lo stesso tipo di comunicazione di un evento sportivo.

Bisogna capire chi si ha davanti, conoscere l’ambiente e adattarsi alle esigenze del momento.

«Non voglio essere semplicemente una presenza estetica. Voglio essere una persona che contribuisce attivamente alla riuscita dell’evento».

È una distinzione importante anche per comprendere il suo progetto professionale. Aurora non vuole cancellare il proprio percorso nella moda per avvicinarsi al giornalismo, ma desidera dimostrare che l’esperienza davanti alla telecamera può convivere con altre competenze e con una preparazione sempre più specifica.

Il suo obiettivo è essere riconosciuta non soltanto per la capacità di stare davanti all’obiettivo, ma anche per quella di fare domande, ascoltare, raccontare e creare una relazione con il pubblico.

Il motorsport: la passione per ciò che accade dietro la vittoria

La passione di Aurora per il motorsport nasce concretamente attraverso i raduni automobilistici, circa tre anni fa, e si rafforza con le esperienze più recenti.

Non è soltanto la velocità ad attirarla. Ciò che la incuriosisce maggiormente è la dimensione collettiva di questo mondo: tutto il lavoro che si nasconde dietro il risultato di un pilota.

«Quando guardi una gara, vedi il pilota che taglia il traguardo, ma dietro di lui c’è un’intera squadra. Ci sono gli ingegneri, i meccanici, i tecnici, gli strateghi e tantissime altre persone che lavorano per permettergli di arrivare fin lì».

È un aspetto che sente particolarmente vicino alla propria esperienza. Avendo svolto lavori differenti, anche lontani dai riflettori, Aurora ha imparato a riconoscere l’importanza di ogni ruolo.

«Mi piace pensare che, quando un pilota vince, in quella vittoria ci sia anche un pezzetto di ogni persona che ha lavorato per renderla possibile».

Nel motorsport ritrova anche una continua ricerca del miglioramento: analizzare gli errori, studiare, trovare soluzioni e cercare di fare un passo avanti. Una mentalità che riconosce come importante anche nel proprio percorso.

Tra le esperienze che ricorda con maggiore entusiasmo c’è il Rally di Roma, che le ha permesso di unire il lavoro alla passione per i motori e al piacere di viaggiare.

«Una delle cose che amo del mio lavoro è essere sempre in movimento. Mi piace conoscere persone nuove, scoprire posti diversi e ritrovarmi ogni volta in situazioni che mi permettono di imparare qualcosa».

È in questo ambiente che Aurora ha iniziato a immaginare una possibilità professionale più precisa: non soltanto partecipare agli eventi, ma raccontarli.

Da intervistatrice a futura sport reporter

C’è un momento che Aurora considera particolarmente significativo. Le viene affidato il compito di intervistare un professore al Politecnico di Milano e quell’esperienza le fa comprendere quanto il rapporto diretto con le persone possa esserle naturale.

Scopre il piacere di preparare le domande, ascoltare le risposte e individuare gli spunti che permettono di approfondire una conversazione.

Da lì, il desiderio di avvicinarsi sempre di più al mondo delle interviste e della comunicazione legata al motorsport.

«Quando intervisto una persona, la cosa che mi piace vedere maggiormente è la luce che ha negli occhi. Quando racconta qualcosa a cui tiene davvero, capisci che non stai semplicemente raccogliendo informazioni: stai entrando in contatto con qualcosa che per lei è importante».

È questa la dimensione del racconto che vorrebbe sviluppare: andare oltre la prima risposta, comprendere le motivazioni delle persone e dare spazio alle loro storie.

Aurora sa che la naturalezza davanti a una telecamera non basta per diventare una giornalista sportiva. Servono preparazione, conoscenza tecnica, capacità di analisi e un metodo di lavoro rigoroso.

«So di avere ancora tanto da studiare. Non voglio fingere di sapere già tutto: voglio prepararmi e acquisire le competenze necessarie per arrivare al livello professionale a cui aspiro».

Per questo vorrebbe proseguire gli studi dopo la laurea con un master in giornalismo e continuare a fare esperienza sul campo. La formazione universitaria, il lavoro negli eventi e le interviste rappresentano per lei parti di uno stesso percorso, che desidera rendere sempre più coerente.

Il traguardo è chiaro: diventare una reporter sportiva, con un interesse particolare per la Formula 1 e la MotoGP.

E quando parla di Formula 1, il nome di Sky Sport emerge spontaneamente.

«Sinceramente, spero di essere a Sky Sport. È un obiettivo a cui tengo tantissimo».

Non è una dichiarazione di arrivo, ma un’ambizione. Aurora non afferma di essere già pronta a svolgere quel lavoro: racconta il desiderio di prepararsi per poterlo fare.

Kimi Antonelli e una tesi che guarda all’identità

Tra i piloti che Aurora vorrebbe intervistare ce n’è uno in particolare: Andrea Kimi Antonelli.

Il suo interesse non si limita alla curiosità di incontrare un giovane talento italiano della Formula 1. Antonelli rappresenta anche il centro di un possibile progetto accademico che Aurora vorrebbe sviluppare per la propria tesi di laurea, dedicandolo alla brand identity e al rapporto tra atleta, comunicazione e pubblico.

«Il mio sogno sarebbe intervistare Kimi. È una cosa che dico apertamente, perché mi piacerebbe moltissimo collegare questa opportunità anche al progetto di tesi che vorrei realizzare».

L’idea è approfondire come un giovane pilota costruisca la propria identità pubblica, quali caratteristiche lo rendano riconoscibile e come si sviluppi il rapporto con le nuove generazioni di appassionati.

Aurora vorrebbe partire dal punto di vista dello stesso Antonelli. Come è cambiata la sua vita entrando in Formula 1? Come vive il rapporto con i tifosi? Quali aspetti della sua personalità sente che lo rappresentano maggiormente, al di là dei risultati sportivi?

Una delle domande che gli porrebbe riguarda proprio il suo tratto distintivo: che cosa pensa lo renda Kimi Antonelli, oltre al pilota che il pubblico vede in pista?

«Mi piacerebbe capire come vive questo rapporto con i giovani tifosi e che cosa pensa abbia contribuito a creare questo legame. Vorrei ascoltare il suo punto di vista, non costruire un’immagine di lui soltanto dall’esterno».

Il progetto si inserisce in una riflessione più ampia sulla comunicazione sportiva. Un atleta contemporaneo non è conosciuto soltanto per ciò che fa durante una competizione: anche la personalità, il modo di comunicare e il rapporto con il pubblico contribuiscono alla sua identità.

Per Aurora, approfondire questi aspetti significa unire tre interessi: il motorsport, la comunicazione e lo studio del brand.

E il desiderio di incontrare Antonelli diventa così qualcosa di più di un sogno da appassionata: un’occasione che vorrebbe trasformare in un progetto di ricerca e, se possibile, in un’esperienza giornalistica.

La femminilità non deve diventare un limite

Il rapporto tra immagine e competenza è uno dei temi sui quali Aurora ha le idee più chiare.

Crede che il pregiudizio nei confronti delle donne che lavorano nel mondo dei motori e della comunicazione sportiva esista ancora, soprattutto quando l’aspetto estetico diventa il primo criterio attraverso cui vengono giudicate.

«Non penso che una donna debba rinunciare alla propria femminilità per essere presa sul serio. Vorrei semplicemente che si imparasse a guardare oltre la prima impressione».

Non considera la bellezza un ostacolo in sé. Il problema nasce quando viene utilizzata per definire interamente una persona, senza riconoscerne la preparazione, le capacità e la personalità.

È anche per questo che desidera sviluppare competenze giornalistiche solide. Vuole poter dimostrare, attraverso il lavoro, di essere in grado di condurre un’intervista, comprendere un argomento e raccontarlo in modo credibile.

Tra le professioniste che ammira cita Mara Sangiorgio per il lavoro sul campo nel mondo della Formula 1 e Diletta Leotta per la conduzione, la dizione e il modo di comunicare.

«Mi piace osservare chi è riuscito a raggiungere un obiettivo che anch’io desidero. Non voglio imitare nessuno, ma capire quali competenze devo sviluppare per costruire la mia identità professionale».

È un approccio che restituisce una dimensione concreta alle sue ambizioni: riconoscere i propri modelli, studiarne il lavoro e utilizzare l’ispirazione come punto di partenza per migliorarsi.

Un profilo social che racconta più di una sola identità

Instagram è diventato per Aurora un vero e proprio biglietto da visita professionale. Lo utilizza per raccontare shooting, eventi, interviste e progetti legati al motorsport, mantenendo invece una parte della propria vita privata lontana dai riflettori.

Non desidera documentare ogni momento della quotidianità. Preferisce che il profilo mostri soprattutto le esperienze che sta costruendo e la direzione verso cui vorrebbe andare.

«I social possono aprire tante opportunità, ma i follower non raccontano tutto. Puoi avere un profilo molto seguito e non essere necessariamente preparato a gestire un’intervista o a lavorare con il pubblico».

Per lei, la visibilità deve essere accompagnata dalla capacità di trasformarla in qualcosa di concreto. Un’immagine curata può attirare l’attenzione, ma sono le competenze a permettere di mantenere quella fiducia.

È una convinzione che applica anche al proprio percorso: non vuole essere riconosciuta esclusivamente come modella, ma come una persona che lavora per unire immagine, comunicazione e motorsport.

Dietro il profilo pubblico, racconta, esiste una vita molto più organizzata e meno mondana di quanto si potrebbe immaginare. Gli impegni universitari, il lavoro, gli spostamenti e la pianificazione delle collaborazioni occupano gran parte delle sue giornate.

«Sono una persona molto organizzata, anche se magari dall’esterno non si direbbe. Mi piace sapere in anticipo quando si svolgerà un progetto e come organizzarmi per poterlo seguire al meglio».

Anche la sua cerchia privata è ristretta. Le persone con cui ha costruito un rapporto autentico sono poche, ma importanti. Un altro aspetto che contrasta con l’immagine di una ragazza costantemente circondata da persone, eventi e occasioni sociali.

La sua ambizione, insomma, non coincide con il desiderio di mostrarsi continuamente. Riguarda soprattutto ciò che vuole costruire.

EICMA: un nuovo banco di prova

Tra le esperienze in programma c’è EICMA, dove Aurora sarà presente a novembre al padiglione 7, stand A30, insieme a Thermal Technology e XCI Motorsport.

Per l’occasione le è stata affidata anche la gestione della parte social, con la creazione di contenuti legati allo stand, ai protagonisti e alle realtà presenti.

È un’opportunità che mette insieme diversi elementi del suo percorso: la presenza davanti alla telecamera, la comunicazione, il rapporto con il pubblico e la passione per il mondo dei motori.

Non è ancora il paddock di Formula 1 che sogna, ma rappresenta un’altra esperienza attraverso cui continuare a imparare e a costruire il proprio profilo professionale.

Per Aurora, ogni occasione può diventare un passaggio utile, purché venga affrontata con serietà e con la volontà di migliorare.

«Voglio arrivarci con le mie mani»

Quando le si chiede dove vorrebbe essere professionalmente tra cinque anni, Aurora risponde senza esitazioni: Sky Sport.

Immagina un futuro nel quale possa lavorare come reporter, raccontare la Formula 1 dal paddock e intervistare i piloti. Non nasconde l’ambizione, ma riconosce che il percorso richiederà preparazione, esperienza e una continua disponibilità a imparare.

«Non mi sento arrivata. Sono ancora all’inizio e so che devo fare tanta strada. Ma quando mi pongo un obiettivo, difficilmente mi fermo».

È una determinazione che non deriva soltanto dal desiderio di raggiungere un ruolo prestigioso. Nasce anche dalla volontà di poter guardare indietro e riconoscere il lavoro fatto per arrivarci.

La frase che sceglie per immaginare il proprio futuro è semplice, ma racconta bene la sua mentalità.

«Un giorno vorrei entrare in un paddock di Formula 1 e pensare: “Cavolo, ci sono arrivata con le mie mani, senza scorciatoie”».

Non significa credere di dover fare tutto da sola, senza incontrare persone capaci di aiutarla o offrirle un’opportunità. Significa, piuttosto, desiderare di arrivare preparata, attraverso le proprie capacità, il proprio impegno e le esperienze costruite nel tempo.

Aurora Ferro è ancora una ragazza in formazione, con una laurea da completare, nuove competenze da acquisire e tanti obiettivi davanti a sé. La sua storia non è quella di una professionista che ha già raggiunto il traguardo, ma di una giovane donna che sta cercando di trasformare una passione in un progetto concreto.

La moda le ha insegnato a gestire la propria immagine. Gli eventi le hanno dato l’occasione di incontrare persone e ambienti diversi. Le interviste le hanno fatto scoprire il piacere di ascoltare e raccontare.

Ora vuole mettere tutto questo al servizio di un obiettivo più grande.

Perché il sogno di Aurora non è semplicemente entrare in un paddock di Formula 1.

È arrivarci con una storia da raccontare, le competenze per farlo e la consapevolezza di essersi costruita, passo dopo passo, il proprio posto.

https://www.instagram.com/auroraaferroo

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