Modella, graphic designer, concept artist e content creator: dalle collaborazioni nel beauty al mondo biker, passando per cosplay, videogiochi, realtà virtuale e arte gotica. Martina Li Volsi racconta un percorso nel quale moda, creatività e tecnologia dialogano continuamente.
A cura di Alessandro Cunsolo – Direttore di Mondospettacolo

Ci sono persone che scelgono un linguaggio artistico e costruiscono intorno a quello la propria identità. Martina Li Volsi, conosciuta sui social anche come @martyspooky, sembra aver fatto esattamente il contrario: ha lasciato che linguaggi differenti entrassero nella sua vita fino a diventare parti di uno stesso universo creativo.
Moda, fotografia, graphic design, concept art, modellazione 3D, cultura biker, videogiochi, cosplay e gotico.
A prima vista potrebbero sembrare territori molto distanti.
Nel suo percorso, invece, condividono la stessa origine: il desiderio di trasformare l’immaginazione in qualcosa di concreto.
Di origini sarde e siciliane, Martina è cresciuta a Milano, città nella quale ha studiato e ha iniziato a costruire sia il proprio percorso artistico sia quello professionale come modella.
La sua prima esperienza nel mondo della moda risale al 2012, quando un’agenzia di booking milanese le propose un contratto come modella viso e capelli.
Da quella prima esperienza sono arrivate diverse collaborazioni nel settore beauty, tra cui lavori con realtà come L’Oréal, Lancôme e Garnier.
Ma dietro l’immagine della modella esisteva già da molti anni un’altra Martina.
Una bambina cresciuta tra fumetti, videogame, moto, rock’n’roll e mondi fantastici.
Ed è proprio quella bambina ad aver contribuito a costruire l’artista che è oggi.

Tutto comincia con Spider-Man
Il rapporto di Martina con la cultura pop nasce prestissimo.
Aveva circa quattro anni quando suo padre le regalò il primo fumetto di Spider-Man.
In quel periodo stava uscendo la serie Ultimate Spider-Man e proprio quelle pagine diventarono per lei una porta d’ingresso nell’universo Marvel e successivamente nel mondo dei comics in senso più ampio.
Da lì arrivarono videogiochi, animazione, fantasy e una curiosità sempre maggiore verso il modo in cui quei mondi venivano costruiti.
Non soltanto le storie.
A incuriosire Martina è soprattutto ciò che esiste dietro l’immagine finale: il character design, la progettazione delle ambientazioni, lo studio dei costumi e la possibilità di costruire un universo visivo credibile partendo da un’idea.
Quell’interesse avrebbe avuto un peso importante anche nelle sue successive scelte formative.

Quando arte e tecnologia si incontrano
Nel corso degli studi Martina approfondisce la modellazione 3D, la concept art e le tecnologie immersive, comprese realtà aumentata e realtà virtuale.
Durante il percorso formativo ha anche avuto l’opportunità di sviluppare un videogioco che integrava queste tecnologie.
Un’esperienza che le ha permesso di unire la componente artistica con quella più tecnica e digitale.
È proprio questo incontro ad affascinarla: la possibilità di vedere arte, narrazione e tecnologia convivere nello stesso progetto.
Il videogioco, in questa prospettiva, smette di essere soltanto intrattenimento e diventa uno dei linguaggi creativi più complessi del presente.

Il cosplay come forma d’arte
Dalla stessa passione nasce anche l’interesse per il cosplay.
Martina non lo considera semplicemente un travestimento.
Per lei è una vera forma d’arte.
Interpretare un personaggio significa studiarne l’estetica, comprenderne l’identità, lavorare sui costumi, sull’atteggiamento, sulla fotografia e sul modo in cui quell’universo può essere ricreato nella realtà.
Il cosplay le consente quindi di unire l’esperienza maturata come modella alle competenze artistiche sviluppate negli anni.
Una passione che continua a coltivare partecipando a manifestazioni dedicate a comics, fantasy e gaming, tra cui i prossimi appuntamenti legati alla Milano Games Week.
È quello che potrebbe definire scherzosamente il suo lato “nerd”.
Ma Martina non lo ha mai vissuto come qualcosa di separato dal resto.
È semplicemente un’altra forma della stessa creatività.

Dalla moda beauty al mondo biker
Parallelamente al percorso artistico, Martina continua a lavorare nel mondo della moda.
Dopo diversi anni di collaborazioni nel settore beauty, caratterizzate anche da numerose sperimentazioni e trattamenti sui capelli, arriva però un momento nel quale decide di concedere loro una pausa.
E quella pausa diventa l’occasione per avvicinarsi professionalmente a un altro ambiente che conosce praticamente da sempre: quello motociclistico.
Anche questa passione nasce nell’infanzia.
Il nonno possedeva una Harley-Davidson e Martina ricorda di essere cresciuta frequentando con lui i raduni motociclistici.
Moto custom, cultura americana, rock’n’roll.
Un immaginario che negli anni diventa parte integrante del suo gusto personale.
Informandosi sulle possibilità professionali legate a questo ambiente, entra in contatto con un’agenzia e comincia una lunga collaborazione come modella e ragazza immagine.
Arrivano eventi motociclistici, shooting fotografici e collaborazioni con realtà editoriali del settore, tra cui Bikers Life.

Il punto d’incontro tra moto e gotico
Il mondo biker diventa per Martina anche l’occasione per fondere due estetiche apparentemente differenti ma, per lei, perfettamente compatibili.
Da una parte il rock, le moto custom e l’immaginario americano e britannico.
Dall’altra il gotico.
Martina comincia così a costruire uno stile personale nel quale questi elementi dialogano tra loro.
Non è un personaggio studiato per attirare l’attenzione.
È il risultato naturale delle cose che le piacciono.

The Nightmare Before Christmas e la scoperta del gotico
Anche l’interesse per il gotico nasce molto prima dell’ingresso nel mondo della moda.
Uno dei primi incontri avviene attraverso il cinema.
Da bambina Martina vede The Nightmare Before Christmas di Tim Burton e rimane affascinata da quell’universo apparentemente oscuro, ma allo stesso tempo pieno di fantasia, sensibilità e bellezza.
Un altro passaggio fondamentale arriva con Il gobbo di Notre Dame.
Da quella storia nasce la curiosità per le grandi cattedrali medievali e per l’architettura gotica.
Cominciano libri, ricerche, arte, storia, cinema e visite a monumenti e luoghi medievali.
Una passione che cresce con lei e che entra anche nel suo percorso accademico, tanto da diventare oggetto della sua tesi.

Il gotico non è buio: è ricerca della luce
È forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della visione di Martina.
Il gotico viene spesso associato esclusivamente al buio, alla malinconia o al macabro.
Lei lo legge in modo molto diverso.
Avendo approfondito anche elementi legati all’architettura, Martina guarda alle grandi cattedrali gotiche come a opere costruite intorno a un’ambizione precisa: superare i limiti.
La verticalità.
Gli archi a sesto acuto.
Le grandi vetrate.
La ricerca di strutture sempre più alte e luminose.
Ed è proprio qui che emerge il paradosso che più la affascina:
un’estetica associata al buio che, in realtà, contiene una profonda ricerca della luce.
Le cattedrali gotiche cercavano simbolicamente il cielo.
Sfidavano le convenzioni del proprio tempo.
Tentavano qualcosa che prima sembrava impossibile.
E Martina riconosce in questa filosofia anche un possibile parallelo con l’identità personale.
Ciò che viene giudicato insolito, bizzarro o fuori dagli schemi non è necessariamente negativo.
A volte è soltanto qualcosa che gli altri non conoscono.

«Il mio stile non nasce per provocare»
Martina non ha mai vissuto la propria estetica come una provocazione.
Non veste in un determinato modo per ottenere una reazione.
È semplicemente il linguaggio visivo nel quale si riconosce.
In fondo, anche il modo in cui scegliamo di presentarci agli altri è comunicazione.
Un vestito, un colore, un accessorio possono raccontare qualcosa di noi prima ancora di qualsiasi parola.
Per chi lavora professionalmente con l’immagine, questo diventa ancora più evidente.

La formazione: da Brera allo IED
Dietro il percorso nella moda esiste una formazione artistica e visiva molto precisa.
Martina ha conseguito una laurea triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
Successivamente ha continuato a specializzarsi attraverso un percorso biennale di livello avanzato in Visual Arts presso lo IED di Milano, concluso nell’ottobre 2022.
È questo secondo percorso che Martina indica come prosecuzione specialistica e di livello magistrale della propria formazione, e non come un ulteriore titolo aggiuntivo rispetto a una fantomatica “seconda laurea più un master”.
La precisazione è importante: il suo iter formativo va quindi letto come un percorso progressivo, dalla formazione triennale alla successiva specializzazione biennale nelle arti visive.
La comunicazione visiva e le arti digitali diventano così il terreno sul quale consolidare competenze che oggi utilizza quotidianamente.
Oltre a lavorare come modella, Martina è infatti Graphic Designer, Concept Artist e Content Creator.
Si occupa di progettazione grafica, fotografia, produzione e postproduzione video, modellazione 3D e contenuti digitali.

Artista a 360 gradi
Martina ama definirsi un’artista a 360 gradi.
Non per accumulare definizioni.
Piuttosto perché non ha mai sentito la necessità di scegliere un unico mezzo espressivo.
Un progetto può nascere come disegno.
Trasformarsi in modellazione tridimensionale.
Diventare fotografia.
E magari concludersi in un video.
Ogni linguaggio aggiunge una possibilità.

Da Milano a Verona
Il percorso allo IED si conclude nell’ottobre 2022.
Poco più di un mese dopo, nel novembre dello stesso anno, Martina si trasferisce a Verona.
Qui continua a lavorare nell’ambito della comunicazione visiva e del design, senza abbandonare la carriera di modella e ragazza immagine, soprattutto nei settori biker e automotive.
È un cambiamento importante, ma non una rottura.
Il filo resta sempre lo stesso.
Continuare a contaminare mondi diversi.
Fotografia e grafica.
Moto e gotico.
Moda e cosplay.
Arte e tecnologia.

L’immaginazione trasformata in realtà
Osservando il percorso di Martina Li Volsi, viene spontaneo cercare una definizione unica.
Modella?
Graphic designer?
Concept artist?
Cosplayer?
Content creator?
Probabilmente nessuna da sola sarebbe sufficiente.
Perché Martina non considera fotografia, design, moda, cosplay e arte digitale come mondi separati.
Li vede come linguaggi differenti capaci di dialogare tra loro.
Il cosplay trasforma un personaggio immaginario in una presenza reale.
La concept art dà una prima forma a un mondo che ancora non esiste.
Il 3D gli aggiunge profondità.
La fotografia lo fissa.
La moda permette persino al corpo di diventare parte della narrazione.

Essere riconoscibili senza diventare prigionieri di un’immagine
Forse è questo il punto più interessante della sua storia.
Martina ha costruito un’identità estetica molto riconoscibile senza trasformarla in una gabbia.
Il gotico non esclude il cosplay.
Il cosplay non cancella il mondo biker.
La modella non nasconde la graphic designer.
La professionista delle arti visive continua a convivere con la bambina che, a quattro anni, aprì il suo primo fumetto di Spider-Man e scoprì che poche pagine potevano contenere un universo intero.
Il filo conduttore rimane la ricerca di una identità artistica personale.
Non necessariamente comprensibile a tutti.
E forse non deve esserlo.
Perché molto spesso sono proprio le caratteristiche che agli occhi degli altri sembrano più particolari a renderci riconoscibili.
E soprattutto, unici.
https://www.instagram.com/martyspooky
Fonte
Biografia e racconto autobiografico di Martina Li Volsi forniti direttamente alla redazione di Mondospettacolo; profilo Instagram @martyspooky fornito alla redazione. Le informazioni sulla formazione accademica sono state precisate direttamente da Martina Li Volsi: laurea triennale presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e successivo percorso biennale di specializzazione in Visual Arts presso lo IED di Milano, concluso nell’ottobre 2022.












