Fuori dal 27 ottobre “RESET”, il nuovo EP degli Under One Hundred. Cinque tracce in cui rap old school, elettronica e cantautorato si incontrano per raccontare le contraddizioni dei rapporti umani, la fatica di stare al passo con tutto e il bisogno, ogni tanto, di fermarsi.

Under One Hundred – Reset
Ascoltando questo disco, mi sono ritrovata a pensare a quanto sia difficile riuscire a essere sempre la persona che gli altri si aspettano da noi. Quella disponibile, che risponde a tutti, che non si lamenta e che trova sempre il modo di andare avanti. Eppure, a volte, vorremmo soltanto poter dire che siamo stanchi, senza doverci sentire in colpa.
È proprio questo il lato di “RESET” che mi ha colpita di più: la capacità di raccontare sensazioni che spesso teniamo per noi, anche quando avremmo soltanto bisogno di condividerle con qualcuno. Gli Under One Hundred affrontano queste fragilità senza cercare di renderle più belle o più facili da accettare. E, soprattutto, senza dimenticare che dietro ogni difficoltà c’è una persona.
Facce 2.0
L’EP parte con “Facce 2.0”, un brano che non ci mette molto a far capire da che parte vuole stare. Il tema è quello delle maschere che indossiamo nei rapporti con gli altri, di quei sorrisi che non sempre corrispondono a quello che una persona prova davvero.
Mi ha fatto pensare a tutte quelle volte in cui ci siamo fidati di qualcuno, salvo poi scoprire che le cose non erano esattamente come sembravano. È una sensazione che lascia addosso una certa amarezza, soprattutto quando ci si rende conto di aver dato importanza a persone che forse non ne meritavano così tanta.
Il flow incalzante e la ritmica tesa accompagnano bene questa rabbia, senza renderla eccessivamente costruita. Il riferimento a Batman nel bridge aggiunge un dettaglio particolare, ma è soprattutto il modo diretto in cui viene affrontato il tema a rendere il brano efficace. Non c’è bisogno di girarci intorno: a volte le persone ci deludono, e far finta di niente non serve a molto.
Fuoco Fatuo
Con “Fuoco Fatuo” si passa a una dimensione completamente diversa. Non sono più gli altri a essere sotto accusa, ma quella parte di noi che, nonostante tutto, continua a lasciarsi attirare da ciò che potrebbe farci perdere il controllo.
È una delle contraddizioni che trovo più interessanti nei rapporti umani: sapere che qualcosa potrebbe non farci bene e desiderarla comunque. Non sempre riusciamo a spiegare perché una persona ci attragga così tanto, né perché alcune situazioni riescano a coinvolgerci anche quando sappiamo che sarebbe meglio mantenere le distanze.
Il brano racconta proprio questo abbandono alle sensazioni, senza giudicarlo. E mi piace che non provi a trasformare ogni scelta in una questione di giusto o sbagliato. A volte siamo semplicemente esseri umani, con tutte le nostre contraddizioni.
Lasciami Stare
Se dovessi scegliere una traccia in cui mi riconosco particolarmente, sarebbe “Lasciami Stare”. Non perché racconti una situazione precisa della mia vita, ma per quel bisogno di staccare la spina che riesce a mettere in parole.
Ci sono giornate in cui anche le cose più semplici sembrano richiedere uno sforzo enorme. Rispondere a un messaggio, ascoltare qualcuno, prendere una decisione. E magari non è successo niente di particolare: siamo soltanto arrivati al limite delle nostre energie.
Mi piace che gli Under One Hundred raccontino questa stanchezza senza farla sembrare un capriccio. Non sempre abbiamo voglia di essere presenti, di partecipare, di dimostrare qualcosa. E non credo che questo ci renda persone peggiori.
“Lasciami Stare” è una richiesta che, almeno una volta, avremmo voluto fare tutti. E forse il suo significato più bello è proprio quello di ricordarci che possiamo concederci un momento per noi, senza dover chiedere scusa.
Aria
“Aria” è il brano che mi ha lasciato una sensazione più malinconica. Il tema della libertà viene affrontato attraverso un’immagine semplice, ma che trovo molto efficace: il respiro.
A volte ci abituiamo talmente tanto a certe situazioni da non renderci conto di quanto ci stiano strette. Continuiamo a fare quello che dobbiamo fare, a rispettare gli impegni, a cercare di non deludere nessuno. Poi, magari, arriva un momento in cui ci accorgiamo che non stiamo più bene come pensavamo.
È una sensazione difficile da spiegare, perché non sempre c’è qualcosa di concreto da indicare. Eppure la si avverte, proprio come quando manca l’aria.
Trovo che “Aria” riesca a raccontare questa fragilità senza appesantirla ulteriormente. È un brano che invita a fermarsi e ad ascoltare quello che sentiamo, anche quando non abbiamo ancora capito come uscirne.
Uomini Macchina
A chiudere l’EP è “Uomini Macchina”, l’inedito che riprende il discorso e lo porta verso una direzione più combattiva. L’ispirazione al celebre discorso di Charlie Chaplin ne Il grande dittatore si inserisce in una riflessione sulla società contemporanea e sulla tendenza a considerare le persone soltanto in base a quello che riescono a fare.
È un tema che mi fa pensare a quanto spesso ci sentiamo obbligati a essere produttivi, anche quando avremmo bisogno di rallentare. Come se il nostro valore dipendesse esclusivamente da quello che riusciamo a portare a termine, dalle cose che facciamo e da quanto siamo capaci di resistere alla stanchezza.
La forza del brano sta nel rifiuto di questa logica. Non siamo macchine, non siamo ingranaggi e non dobbiamo vergognarci delle nostre fragilità. Mi piace che l’EP si concluda proprio con questa presa di posizione, perché dopo aver attraversato tante emozioni difficili arriva finalmente un messaggio di reazione.
Non è una conclusione che cancella tutto quello che è stato raccontato prima, ma che ci invita a non lasciare che siano le difficoltà a definirci.
“RESET” mi ha colpita soprattutto per la sua capacità di dare spazio a emozioni che spesso vengono messe da parte, come se non ci fosse tempo per fermarsi a sentirle. Le cinque tracce raccontano situazioni diverse, ma hanno in comune la necessità di ritrovare un rapporto più sincero con se stessi e con gli altri.
È un EP che non cerca di dare risposte a tutto, e forse è proprio questo il suo punto di forza. Non sempre abbiamo bisogno di qualcuno che ci spieghi come affrontare una difficoltà. A volte basta ascoltare una canzone e ritrovarci dentro qualcosa che pensavamo di provare soltanto noi.
E quando succede, anche solo per qualche minuto, ci si sente un po’ meno soli.