Dopo aver diretto un paio di pellicole di culto come Domani accadrà e La settimana della sfinge e aver fatto parte del collettivo Juke Box, la carriera del regista Daniele Luchetti intraprese nel 1991 una vera e propria svolta artistica e professionale realizzando per conto del produttore e nume tutelare Nanni Moretti, grazie alla sua Sacher Film, Il portaborse.
Opera in un certo senso profetica, in quanto di lì a poco aprì le porte all’argomento Mani Pulite, con cui lo stivale tricolore ha poi drasticamente dovuto avere a che fare a suon di processi e sentenze.
Luchetti, che in passato era stato assistente di Moretti stesso in lungometraggi quali Bianca e La messa è finita, utilizza come interprete principale uno dei volti cardine del cinema cosiddetto “ragionato” del nostro paese: quel Silvio Orlando che, dopo alcune partecipazioni da non protagonista e svariate apparizioni tv in qualità di comico, in questa occasione viene messo al centro di un lungometraggio drammatico, sfruttando pienamente le sue doti tragicomiche del caso che lo avrebbero poi contraddistinto nel corso dei decenni successivi. Ne Il portaborse veste i panni del docente scolastico Luciano Sandulli, il quale, per vivere alla meglio, svolge anche il mestiere di ghost writer per determinate persone, fino ad attirare l’attenzione di una delle figure più in vista d’Italia. Lui è il ministro Cesare Botero (Moretti), che assume Sandulli nel proprio entourage, di cui fa parte anche la bella Juliette (Anne Roussel). Il compito del professore è quello di scrivere dei discorsi per conto del noto politico, entrando di fatto in un mondo a lui sconosciuto e da cui viene presto assorbito in tutte le sue sfaccettature, fino a portare a galla verità alquanto scomode. Verità che Luciano difficilmente sente di accettare e che lo portano verso un bivio morale definitivo.

Mirata a svelare determinati retroscena del mondo politico italiano dei primi anni Novanta, Il portaborse nei suoi trentacinque anni ha continuato a farsi valere per la maniera in cui, con una certa lucidità e limpidezza, affronta la moralità di figure di potere nostrane grazie ad una narrazione che aleggia tra l’impegnato e il leggero, forte delle perfomance dei suoi affiatati protagonisti. Da una parte un Orlando in vena di interpretazione più sentita e incisiva rispetto al suo carnet recitativo dell’epoca, dall’altra un Moretti fuori dal suo solito ruolo di regista, qui attore a tutto tondo – già al servizio del pupillo Luchetti nel sopra menzionato Domani accadrà – e che in più di un’occasione ruba la scena sentenziando ad alta voce e disquisendo valori (im)morali del suo Botero.
Di conseguenza, a lui andò un David di Donatello come miglior attore protagonista, mentre un altro venne conferito alla sceneggiatura scritta da Stefano Rulli, Sandro Petraglia e Luchetti stesso. Completano il cast de Il portaborse Giulio Brogi, Dario Cantarelli, Ivano Marescotti, Giulio Base, Silvia Cohen, Renato Carpentieri, Roberto De Francesco e Angela Finocchiaro, alla quale spetta il ruolo di Irene, la fidanzata di Luciano.
Edito in dvd grazie a CG Entertainment (www.cgtv.it).