La voce, la danza, il legame con la madre e un’identità artistica sempre più personale. Chanel si racconta tra il ricordo di Erevan, il progetto N°5 e i sogni di Sanremo, del cinema e di un nuovo palco internazionale.

Intervista a cura di Alessandro Cunsolo

Quando le chiediamo quale complimento la emozioni maggiormente, Chanel Dilecta non si ferma alla bellezza della voce. Preferisce sapere che una sua esibizione abbia fatto provare qualcosa: un brivido, un’emozione, una sensazione rimasta anche dopo l’ultima nota. «Emozionare è lo scopo della musica. La voce è lo strumento per farlo», racconta.

A diciassette anni, guarda all’esperienza del Junior Eurovision 2022, dove ha rappresentato l’Italia con BLA BLA BLA, come a un momento indimenticabile, ma non vuole che diventi l’unica definizione del proprio percorso. Da allora ha continuato a studiare, sperimentare e lavorare sulla voce, cercando di capire come rendere sempre più riconoscibile ciò che porta sul palco.

Il progetto N°5 nasce proprio dal desiderio di presentarsi: parte dall’associazione tra il suo nome e il celebre profumo, per rivendicare invece un’identità completa, Chanel Dilecta, nella quale trova spazio anche la storia artistica della sua famiglia.

Accanto a lei c’è la madre Alisa Zinovjeva, cantante lirica, insegnante e mentore, con cui ha condiviso anche la canzone White Noise. Un rapporto che Chanel descrive attraverso la fiducia, la sintonia e l’orgoglio di imparare da una persona che crede nelle sue possibilità.

A Mondospettacolo, la giovane artista racconta la propria crescita senza nascondere le difficoltà. Parla dei commenti sui social, del valore dello studio, della collaborazione con il suo gruppo di lavoro e di quei sogni che non vuole ridimensionare: un film, Sanremo, l’Eurovision. E, soprattutto, la possibilità di diventare un riferimento positivo per la propria generazione.

La musica, una scelta cominciata da bambina

Chanel, oggi ti trovi in una fase molto diversa rispetto alla ragazzina che il pubblico conobbe al Junior Eurovision. Se dovessi presentarti oggi senza utilizzare curriculum o premi, chi è Chanel Dilecta?

Chanel Dilecta è una ragazza piena di sogni da realizzare e che lavora sodo per il suo futuro. Non è molto diversa dalla ragazzina di una volta: ha sviluppato più sicurezza di sé e autostima.

La musica è entrata nella tua vita prestissimo. Hai iniziato a studiare canto, danza e pianoforte quando eri ancora bambina: ricordi il momento in cui hai capito che non era soltanto un gioco?

Sì, in realtà per me non era mai stato un gioco. Sembra assurdo, ma da piccola non ho mai avuto in mente altri “lavori dei sogni” oltre a questo, quando le maestre lo chiedevano alle elementari.

Tua madre è una cantante lirica. Quanto è stato importante crescere in una casa nella quale la musica faceva già parte della quotidianità?

È stato fondamentale, perché sin da piccola mi portava nei teatri ai suoi spettacoli, anche dietro le quinte, dove ho avuto l’opportunità di scoprire il mondo che spesso rimane nascosto all’occhio dello spettatore.

Mi ero innamorata di tutto ciò. Per me era diventato normale sentire mia madre cantare tutti i giorni, vedere i suoi costumi e assistere agli spettacoli.

Essere figlia di una cantante ti ha dato soprattutto un vantaggio oppure, qualche volta, hai sentito anche il peso di dover dimostrare qualcosa in più?

Un vantaggio assoluto, in quanto mia mamma è anche la mia maestra di canto e mentore: sono seguita dalla persona che mi ama e che crede nel mio potenziale.

Sicuramente porto addosso più responsabilità, ma l’impegno e la costanza che lei mi ha insegnato mi danno grandissime soddisfazioni nel superare ogni ostacolo con determinazione e buoni risultati.

Soprattutto la prendo come ispirazione e come prova che con impegno e determinazione si possa raggiungere ogni sogno.

Prima del Junior Eurovision avevi già partecipato a esperienze come Tour Music Fest, Italian Performer Cup e The Coach. Quanto sono state importanti per imparare a stare davanti a un pubblico?

Sono davvero essenziali per qualsiasi giovane che voglia avvicinarsi al mondo dello spettacolo. L’unico modo per sconfiggere la paura del palco e del grande pubblico è affrontarla proprio con l’esperienza.

Mia mamma dice a tutti i suoi allievi: «Non dovete avere paura del palco, ma il palco deve avere paura di voi!».

Così imparo a domare le mie insicurezze, acquisendo più consapevolezza, coraggio, naturalezza e credibilità quando mi esibisco.

Junior Eurovision: l’emozione di Erevan e il percorso dopo il palco

Nel 2022 sei stata scelta per rappresentare l’Italia al Junior Eurovision di Erevan con BLA BLA BLA. Cosa ricordi del momento esatto in cui ti comunicarono che saresti stata tu a rappresentare il nostro Paese?

È stato, per ora, uno dei momenti più emozionanti e belli della mia vita. Ero incredula: ho pianto, ho riso, ho urlato dalla gioia.

Era da sempre un grandissimo sogno, che non avrei mai pensato di avere la possibilità di realizzare.

Avevi soltanto tredici anni e improvvisamente ti sei trovata su un palco internazionale. Quanto eri consapevole, in quel momento, della grandezza di ciò che stavi vivendo?

In quel momento era il mio sogno e lo stavo vivendo, probabilmente anche senza capire a fondo la grandezza e l’importanza dell’evento.

Sentivo una forte responsabilità e un grande orgoglio nel rappresentare il mio Paese nel mondo del Junior Eurovision.

BLA BLA BLA chiedeva agli adulti più fatti e meno parole su temi come pace e futuro dei giovani. A distanza di anni, senti ancora tuo quel messaggio?

Sì, assolutamente, oggi come non mai. Troppe chiacchiere e promesse, poca azione, purtroppo. Tutto come allora, se non di più.

C’è un’immagine, un suono o un momento di Erevan che, appena ci pensi, riesce ancora a riportarti immediatamente su quel palco?

Certamente: quando uscii per la prima volta sul palco, dopo le molteplici prove nell’arena vuota, e trovai l’arena piena, con il pubblico che urlava.

Ho quell’immagine stampata nella testa. Ricordo che mi ero commossa e anche gli altri partecipanti lo erano. È stata un’emozione indescrivibile.

Dopo un’esperienza così importante vissuta così giovane, è stato difficile tornare alla normalità?

Un po’ sì, ma mi hanno insegnato a stare con i piedi per terra e ci sto riuscendo. Perciò continuo il mio percorso di formazione a trecentosessanta gradi, per raggiungere gli obiettivi che mi sono posta.

L’Eurovision rischia anche di diventare un’etichetta. Hai mai avuto paura di rimanere per il pubblico semplicemente “la ragazza del Junior Eurovision”?

Sto lavorando proprio su questo, costruendo il mio percorso mattone su mattone per dimostrare che c’è molto di più oltre a quella bellissima esperienza, che è stata e rimarrà un importante trampolino di lancio.

La voce cresce, le canzoni raccontano

Quanto è cambiata la tua voce da allora e quanto è cambiato invece il tuo gusto musicale?

La mia voce è in continua evoluzione. All’epoca ero in muta vocale e non sapevo ancora gestirla bene: era imprevedibile.

Ora, con la maturazione, sono a buon punto e la uso molto più consapevolmente e con molte più sfumature. Comunque c’è ancora tanto da imparare e da limare.

I miei gusti, invece, non sono cambiati: forse si sono soltanto arricchiti.

Oggi che tipo di artista vuoi essere? Ti senti soprattutto pop oppure preferisci non avere confini precisi tra i generi?

Mi piacciono tantissimi generi. Mi incuriosiscono tutta la musica di qualità e i cantanti iconici, insieme ai loro percorsi.

Adoro R&B, pop, dance, jazz, disco… Mi piacerebbe diventare un po’ crossover, ma per ora mi sto concentrando su ciò che mi riesce meglio. Chi vivrà vedrà.

Nel 2024 hai collaborato con DJ Sparadise nel brano dance Outta My Head. Cosa ti ha insegnato confrontarti con un mondo musicale più elettronico e orientato al club?

Ho accettato la collaborazione perché mi piace sperimentare e mettermi alla prova. Il risultato è stato molto soddisfacente e ho tuttora aperte alcune proposte che forse realizzerò in futuro.

Lavorare con DJ Sparadise è stato molto creativo. Ho imparato a rispettare i termini, ad adattarmi alle esigenze del genere e al linguaggio stilistico. So che il brano ha avuto un ottimo riscontro all’estero.

Sempre nel tuo percorso recente hai pubblicato White Noise, condividendolo con una collaborazione molto speciale: tua madre Alisa Zinovjeva. Com’è stato trasformare un rapporto familiare in una collaborazione artistica?

Con la mia mamma si lavora bene, ci capiamo al volo. Abbiamo gli stessi gusti e la stessa sensibilità artistica.

La sua parte nettamente lirica ha arricchito la canzone e il nostro tandem funziona. Sono felice del risultato.

Cantare accanto a tua madre ti ha emozionata di più come artista o come figlia?

Entrambe le cose. Lei ha avuto un’importante carriera internazionale.

Cantare con la mia mamma mi ha stimolata tantissimo, rendendomi orgogliosa del risultato. Essere sua figlia, invece, mi rende fiera.

Nel 2024 è arrivata anche Call Me Moon, mentre nel 2025 hai pubblicato Never Got Away. Guardando queste canzoni una dopo l’altra, senti che raccontino anche la tua crescita personale?

Sì, sto crescendo non soltanto come musicista, ma anche interiormente. Le canzoni cominciano a svelare un po’ della mia personalità e del mio carattere.

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N°5: raccontarsi a partire dal proprio nome

Oggi stai presentando N°5. Partiamo dal titolo: perché proprio N°5 e cosa rappresenta questo numero per te?

È un numero che mi accompagna da quando sono nata: il mio nome viene associato spesso al famosissimo profumo.

Anche se, in verità, dietro la nascita del mio nome c’è tutta un’altra storia, molto romantica. Non dimentichiamo che anche Dilecta fa parte del mio doppio nome: è il nome che portano tutti gli artisti della mia famiglia, a cominciare da mia nonna, la pittrice Lubova Dilecta.

Infatti nel brano sottolineo proprio questo: l’importanza e la fierezza di chiamarmi con il mio nome intero, anziché essere paragonata al profumo N°5.

Come nasce N°5? C’è una storia personale dietro il brano oppure è nata prima l’idea musicale?

Tutto è partito dal fatto che, quando mi chiedono come mi chiamo, io rispondo «Chanel» e spesso parte la battuta: «Ah, N°5!?».

A questo punto mia mamma fa spesso la battuta squallida: «No, sono la N°1».

L’idea ha divertito molto la coautrice del brano, Arianna Rozzo, e abbiamo cominciato a realizzare il singolo. Penso che presentarmi al pubblico con una mia canzone, partendo dal nome, sia un ottimo biglietto da visita.

Nel videoclip e nell’immagine del progetto si vede una Chanel più adulta, molto più consapevole anche dal punto di vista estetico. Quanto hai partecipato personalmente alla costruzione del concept?

Nonostante i miei diciassette anni, tutti mi dicono che ne dimostro di più, ma non per il trucco, che sicuramente aumenterebbe l’età: per gli atteggiamenti e i ragionamenti. Comunque la cosa non mi dispiace.

Le idee sulla mia immagine nel videoclip appartengono per l’80% a me. Ho un gusto personale e non vorrei avere troppe influenze che non mi appartengano e che potrebbero sconvolgere la mia natura.

Quanto è importante oggi per te che una canzone abbia anche un’identità visiva precisa?

È importantissimo. Un artista può distinguersi ed essere notato solo se non assomiglia a nessun altro e se è unico e irripetibile.

Parlo di tutto: voce, stile, immagine, modo di porsi…

Quando ascolti BLA BLA BLA e subito dopo N°5, riesci quasi a sentire due Chanel differenti?

Sì. La prima mi fa tenerezza e molta nostalgia; la seconda rappresenta me oggi, autentica e più consapevole.

Canto, danza e fotografia: costruire una performance

Oggi sei anche fotomodella e danzatrice. Quando costruisci una performance musicale, quanto utilizzi ciò che hai imparato nella danza e davanti alla macchina fotografica?

Metto in atto tutte le mie abilità. Adoro ballare, come anche posare davanti alle fotocamere.

Tutto è utile al giorno d’oggi. Più cose sai fare, meglio agisci: so quali movimenti mi valorizzano, quali espressioni facciali usare. Sono piccoli dettagli che puoi notare soltanto dopo aver visto migliaia di tue fotografie e video in cui balli.

Quello che vorrei approfondire è la recitazione. Sogno di fare un film.

Ti senti più libera quando canti, quando balli oppure quando posi davanti a un obiettivo?

Le cose si completano e si intrecciano. Ho dedicato al canto e alla danza gli stessi anni di studio e continuo a farlo.

Fare la fotomodella è un’esperienza più recente, ma la sento parte del mio essere artista. Probabilmente, però, il canto è al primo posto.

Quanto conta per te la moda nella costruzione di un personaggio sul palco?

Seguo le tendenze dei nostri tempi, mi piace essere aggiornata sulla moda e sulle performance internazionali.

L’ignoranza non è concessa se vuoi diventare qualcuno. E la moda, come tutte le altre forme d’arte, trasmette emozioni e fa capire meglio il tuo progetto.

Crescere artisticamente significa anche cominciare a decidere in prima persona come mostrarsi. Quanto controllo vuoi avere oggi su musica, look, videoclip e comunicazione?

Mi piacerebbe essere padrona di ciò che faccio e non essere soffocata, ma nel mondo odierno purtroppo è quasi impossibile.

Faccio parte di un team e bisogna saper collaborare, essere flessibili e diplomatici. A volte bisogna trovare vie alternative alle proprie idee.

Non mi lamento: sono grata di lavorare con persone competenti, che meritano di avere i loro riconoscimenti.

Crescere sotto gli occhi del pubblico

Sei cresciuta praticamente sotto gli occhi del pubblico. È difficile attraversare l’adolescenza sapendo che fotografie, video e performance delle diverse fasi della tua vita rimarranno online?

La cosa non mi turba: ho scelto io di essere un’artista.

Tutto ciò che è stato fatto o pubblicato rimarrà nella storia, fa parte del mio percorso, senza il quale non esisterebbe la Chanel di oggi.

«Non importa chi sei nato, l’importante è chi sei diventato».

I social possono essere una grande vetrina, ma anche un luogo molto duro. Come vivi commenti, giudizi e confronti con altre giovani artiste?

Ho superato dignitosamente la fase degli attacchi e dei commenti negativi durante il Junior Eurovision.

Non mi toccano: ho imparato a ignorare la cattiveria e l’ignoranza sui social. Ora mi diverto a leggere gli haters.

Nessuno sa chi sono davvero e quanto sto mettendo per diventare Chanel Dilecta. Solo a me spetta giudicare e, forse, a quelle poche persone in cui ho piena fiducia e che mi vogliono davvero bene.

Riesci a non guardare numeri, visualizzazioni e follower oppure inevitabilmente finiscono per condizionare anche l’umore di un’artista?

Un vero artista è anche sensibile. Vedo tutto, so tutto, ma i numeri non sono rilevanti per me.

Sicuramente fanno piacere, ma non mi fanno la giornata. Preferisco avere cento follower di valore, che mi seguono e mi supportano, piuttosto che mille account falsi o bot ai quali non interessa la mia arte.

Qual è il complimento che ti emoziona maggiormente: sentirti dire che hai una bella voce oppure che una tua canzone ha fatto provare qualcosa a qualcuno?

Ovviamente emozionare è lo scopo della musica. La voce è lo strumento per farlo.

Se mi dicono che dopo la mia performance hanno avuto i brividi o la pelle d’oca, mi rendono davvero felice. Tutto il resto passa in secondo piano, anche se rimane rilevante.

Sei giovanissima ma hai già attraversato palchi, concorsi, televisione, studio di registrazione e videoclip. C’è qualcosa che ancora ti mette veramente paura prima di esibirti?

Ho soltanto paura di ammalarmi prima di un’esibizione e di non poter affrontare dignitosamente la mia performance.

Mi dispiacerebbe deludere il pubblico e non essere all’altezza delle sue aspettative.

Eurovision, Sanremo e i duetti dei sogni

Hai già avuto un’esperienza Eurovision molto importante. Guardando oggi l’Eurovision da spettatrice, riesci a farlo semplicemente come fan oppure inevitabilmente riaffiorano i ricordi di Erevan?

Io vivo l’Eurovision ogni volta in prima persona, come fosse la prima volta.

Mi emoziona tantissimo. Lo seguo non soltanto in televisione, ma anche dal vivo: sono stata spettatrice di tutte le edizioni successive alla mia.

Ascolto le canzoni in anticipo, studio le cover, pianifico il viaggio e vivo appieno ogni cosa legata all’evento già dal mese precedente. L’ultima volta ho assistito all’Eurovision 2026 a Vienna: è stato indimenticabile!

Un giorno ti piacerebbe provare ad arrivare anche all’Eurovision Song Contest “dei grandi”, rappresentando nuovamente l’Italia?

È uno dei miei sogni. Se un giorno ci sarà un’occasione, sarò all’altezza.

Entrerei nella storia come la prima italiana ad aver partecipato sia al Junior Eurovision sia a quello degli adulti. Incrociamo le dita…

E Sanremo? È uno di quei palchi che una giovane artista italiana inevitabilmente sogna oppure hai in mente un percorso differente?

Sto lavorando su un progetto importante che potrebbe aprirmi qualche porta.

Sanremo è un sogno di tutti gli artisti italiani, me inclusa, anche se non escludo vie alternative. Oltretutto, per arrivare all’Eurovision bisogna per forza passarci.

Se domani potessi realizzare un duetto con qualsiasi artista italiano, chi sceglieresti?

Oddio! Giorgia… La adoro. Per me è il nostro faro italiano da anni.

Oppure Arisa, sempre un grande esempio di artista. Marco Mengoni o Damiano David ormai sono irraggiungibili… Però sognare non è proibito.

E se potessi scegliere un artista internazionale?

Ne avrei una lista infinita, cominciando da Ariana Grande e Bruno Mars. Farei resuscitare perfino Michael Jackson, che è il mio idolo.

La scrittura e la ragazza lontana dal palco

Quanto spazio vuoi lasciare in futuro alla scrittura? Ti piacerebbe arrivare a raccontarti sempre di più attraverso testi scritti direttamente da te?

Sì, l’approccio alla scrittura è molto importante. Sto imparando a esprimermi anche attraverso le parole.

Il percorso non è facile, ma ce la sto mettendo tutta e ho il privilegio di lavorare con autori molto bravi e di imparare da loro.

Ti immagini maggiormente come interprete oppure senti che dentro di te sta crescendo anche la necessità di diventare completamente cantautrice?

Devo essere sincera: non penso di diventare cantautrice al cento per cento. Per me esprimermi nei testi non è facile. Penso di essere più una performer che un’autrice.

Per scrivere testi servono molto tempo e ispirazione. Per ora il tempo lo trovo soltanto per completare gli studi e perfezionare i miei brani.

Fuori dal palco, chi è Chanel? Cosa fai quando per qualche ora non devi essere cantante, ballerina, modella o personaggio pubblico?

Sono una ragazza semplice, anche se ventiquattro ore al giorno non mi bastano.

Vado al cinema, lavoro all’uncinetto, imparo a usare i programmi per scrivere la mia musica, esco con gli amici a mangiare un poké, leggo molto e guardo serie televisive crime.

C’è qualcosa di te che il pubblico che ti segue dai tempi del Junior Eurovision probabilmente ancora non conosce?

Sicuramente sì. Ma, se non l’ho svelato, probabilmente dovrebbe ancora rimanere all’oscuro. Ogni cosa ha il suo tempo.

Le lezioni dello spettacolo e il futuro da costruire

Hai già vissuto molto professionalmente, nonostante la giovane età. Qual è stata finora la lezione più importante ricevuta dal mondo dello spettacolo?

Che nulla è scontato e che la fortuna arriva quando è il momento giusto. Quando sei pronto devi coglierla.

Che bisogna avere tanta pazienza e non mollare mai.

E qual è invece la cosa che questo ambiente ti ha costretta a imparare troppo presto?

Che non è tutto oro ciò che luccica. Che, purtroppo, non sempre il più bravo riceve il riconoscimento meritato.

Qui non parlo di me: ho ancora molta strada da fare. Ho avuto molti fallimenti e delusioni. Se non ti alzi da solo, nessuno ti aiuterà.

Il mondo dello spettacolo è apparentemente molto bello e affascinante, ma è molto duro da affrontare ed è difficile raggiungere gli obiettivi.

Se potessi incontrare per qualche minuto la Chanel tredicenne che stava per salire sul palco di Erevan, cosa le diresti?

Forza Chanel, divertiti e convinci tutti. Andrà tutto bene!

Dove vuoi essere tra cinque anni? Su quale palco e con quale tipo di musica immagini Chanel Dilecta?

Su un palco internazionale, a guidare la mia generazione verso una musica sana e piena di significati intramontabili.

Vorrei diventare un riferimento positivo da cui trarre ispirazione e crescere.

E chiudiamo con una frase da completare: “Se oggi canto è perché…”

È la cosa più bella al mondo e non saprei fare altrimenti.

Oltre un’etichetta, una voce da ascoltare

Ringraziamo Chanel Dilecta per aver condiviso con i lettori di Mondospettacolo questo momento del suo percorso.

Nelle sue risposte, il ricordo del Junior Eurovision convive con il lavoro quotidiano: gli studi da completare, la voce da conoscere meglio, le idee da confrontare con gli altri e la scrittura nella quale sta imparando a esprimersi. Non cerca di presentarsi come un’artista già arrivata. Riconosce ciò che ama fare, ciò che le riesce e ciò che richiede ancora tempo.

N°5 diventa così anche un modo per chiedere al pubblico di conoscerla attraverso il suo nome intero e la persona che è oggi. Senza cancellare la ragazzina di Erevan, ma lasciandole lo spazio per crescere.

E se il futuro contiene grandi palchi e progetti ancora da realizzare, la ragione per cui continua a cantare rimane quella più semplice: non saprebbe fare altrimenti.

Fonte: intervista scritta di Chanel Dilecta per Mondospettacolo, ottobre 2026. Il documento raccoglie il racconto del Junior Eurovision, le collaborazioni musicali, la presentazione di N°5 e le aspirazioni dell’artista. Intervista_Chanel_Dilecta_Mondo… Intervista_Chanel_Dilecta_Mondo… Intervista_Chanel_Dilecta_Mondo…

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