Molti mi chiedono come possa una persona dotata di una normale intelligenza sostenere il generale Roberto Vannacci. 

La domanda, già nella sua formulazione, contiene una presunzione molto discutibile, che aderire alle sue idee sia necessariamente il risultato di scarsa comprensione, ignoranza o incapacità critica, addirittura si parla di “senso del pudore”

Credo invece che il consenso raccolto da Vannacci dipenda soprattutto dal tipo di messaggio che riesce a trasmettere.

Il generale parla in maniera diretta, individua problemi percepiti come reali da una parte consistente della popolazione e propone risposte immediate, spesso fondate su una logica elementare, e le cose elementari, per quanto possano sembrare banali, non sono necessariamente sbagliate.

Personalmente amo le cose ovvie, soprattutto quando la politica sembra impegnata a complicare persino ciò che sarebbe semplice, molti discorsi di Vannacci partono dalla realtà quotidiana, senza rifugiarsi in costruzioni teoriche incomprensibili, osserva una situazione, ne evidenzia le contraddizioni e indica una soluzione….ma il problema di base non sono le idee ma chi già la boccia solo perché ha quella provenienza.

Si può non condividerla, naturalmente, ma liquidarla come irrazionale soltanto perché non coincide con il pensiero dominante significa evitare il confronto nel merito e molto spesso non è scelta ma necessità dettata dall’incapacità di reggere il confronto, mi capita molto spesso di incrociare queste situazioni.

La diffidenza nei suoi confronti nasce probabilmente anche dalla sua provenienza e dal suo retaggio culturale, Vannacci arriva dal mondo militare, con una formazione fondata su disciplina, responsabilità, gerarchia, senso dello Stato e chiarezza degli obiettivi, quello che servirebbe come il pane alle nuove generazioni.

Per chi appartiene a un ambiente politico e culturale completamente diverso, questo linguaggio può apparire rigido o persino minaccioso o forse conviene farlo passare cosi, ma in politica dovrebbe contare prima di tutto la sostanza, il modo in cui un concetto viene espresso può renderlo più o meno gradevole, ma non determina automaticamente la sua validità. Concentrarsi sul tono, sulla divisa o sulla biografia del generale, evitando di rispondere alle questioni che solleva, è spesso un espediente per non affrontare il contenuto delle sue posizioni, il mondo “intellettuale” lo fa con molta goffaggine diventando loro i veri clown del confronto.

Il punto decisivo riguarda però la destra di governo, questa destra appare frequentemente condizionata, trattenuta e incapace di realizzare fino in fondo ciò che ha promesso per anni, alcuni limiti derivano certamente dagli equilibri internazionali, dalle istituzioni europee, dalle alleanze e dalla complessità amministrativa, tuttavia, attribuire ogni rinuncia a vincoli esterni rischia di diventare un comodissimo alibi.

Il problema non sembra essere soltanto la mancanza degli strumenti, manca soprattutto il coraggio politico di utilizzare quelli disponibili, assumendosi la responsabilità delle conseguenze, ed è precisamente su questo terreno che Vannacci costruisce la propria forza, dà l’impressione di essere disposto a sostenere apertamente ciò che pensa, anche quando è scomodo, impopolare negli ambienti che contano o contrario alle convenienze del momento.

Non è necessario considerarlo infallibile per riconoscere questa differenza, si può dissentire da lui su singole proposte e, nello stesso tempo, apprezzarne la determinazione, sostenere Vannacci non significa rinunciare all’intelligenza critica, ma riconoscersi in un’impostazione politica più netta, meno prudente e meno disponibile al compromesso permanente.

Ed è proprio questo a spaventare maggiormente i suoi avversari, non l’eccezionalità delle cose che afferma, ma la semplicità con cui riesce a pronunciarle, in una politica abituata a promettere decisioni e a giustificare rinunce, persino l’ovvio, quando viene espresso con fermezza, può assumere una forza rivoluzionaria.

Renato Faller

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