In “Abbraccio della Natura”, Michela Castello affida alla poesia un sentimento che sembra nascere prima ancora delle parole, perché il rapporto con la natura viene raccontato come qualcosa di istintivo, profondo e necessario, un legame capace di coinvolgere il corpo e la parte più intima dell’essere umano. Non esiste distanza tra chi osserva e ciò che viene osservato, perché alberi, foglie, fronde e sole entrano direttamente nell’esperienza della poetessa, diventando presenze vive con cui stabilire un contatto autentico.
L’immagine della natura come medicina apre immediatamente uno spazio emotivo ampio e riconoscibile. Michela Castello non la presenta come una semplice alternativa alla frenesia quotidiana, ma come una forza che restituisce qualcosa che spesso viene perduto senza nemmeno accorgersene, quella sensazione di equilibrio che nasce quando il rumore si abbassa, il respiro cambia ritmo e il corpo torna a percepire ciò che lo circonda. La cura evocata nei versi appartiene soprattutto a questa dimensione, fatta di ascolto, presenza e vicinanza, nella quale il benessere non viene cercato attraverso qualcosa di artificiale, ma ritrovato nel contatto con ciò che esiste da sempre.
Gli alberi occupano il cuore della poesia e vengono raccontati con una delicatezza che evita qualsiasi freddezza descrittiva. Il tronco, le chiome e le foglie non sono dettagli inseriti per costruire un paesaggio, ma diventano parte di un incontro fisico ed emotivo. Abbracciare un albero significa avvicinarsi alla sua materia, sentirne la solidità, accarezzarne le foglie e lasciarsi attraversare dalla sensazione di essere accolti. Michela Castello riesce così a trasformare un gesto apparentemente semplice in un momento di comunione, restituendo all’albero una presenza che va oltre il suo aspetto e arriva a sfiorare una dimensione quasi affettiva.
Uno dei passaggi più suggestivi arriva quando il corpo sembra percepire leggere onde vibranti mentre ascolta il movimento delle fronde. In pochi versi la poetessa unisce suono, movimento e sensazione, creando un’immagine che non ha bisogno di essere spiegata troppo, perché può essere riconosciuta da chiunque abbia provato a fermarsi sotto un albero e ad ascoltare il vento passare tra le foglie. Quel suono non rimane fuori, ma entra nel corpo e produce una gioia silenziosa, quasi primitiva, capace di ricordare che l’essere umano continua a essere parte del mondo naturale anche quando la vita quotidiana sembra allontanarlo da questa consapevolezza.
Michela Castello possiede la capacità di attribuire alla natura una forza intensa senza renderla aggressiva. Quando parla delle congestioni che vengono lavate via dentro e fuori, il verso assume un significato che può essere letto oltre la sua immediatezza, perché richiama tutto ciò che si accumula interiormente, dalle tensioni ai pensieri che appesantiscono, dalle emozioni trattenute a quella fatica che spesso non trova un nome preciso. La natura diventa allora uno spazio nel quale alleggerirsi, recuperare respiro e permettere a ciò che è rimasto bloccato di sciogliersi lentamente.
Ancora più significativa è l’immagine della scorza più dura che si sgretola davanti all’energia pura della natura. La parola “scorza” appartiene al mondo degli alberi, ma inevitabilmente suggerisce anche quella superficie che ogni persona costruisce per proteggersi, difendersi o nascondere la propria fragilità. La poesia di Michela Castello raggiunge qui una delle sue immagini più efficaci, perché mette in relazione la materia naturale con quella emotiva senza bisogno di sottolineature, lasciando che il simbolo emerga spontaneamente e continui a lavorare nella mente del lettore.
La natura descritta dalla poetessa non forza, non impone e non chiede nulla, eppure riesce a raggiungere anche ciò che sembra più resistente. La sua energia appartiene alla continuità delle stagioni, alla solidità degli alberi, alla leggerezza delle foglie e alla luce del sole, elementi differenti che nella poesia convivono all’interno della stessa percezione di armonia.
Il finale assume così il valore di una dichiarazione d’amore piena e luminosa. Michela Castello non nasconde la propria gratitudine, ma la porta apertamente nei versi, scegliendo di celebrare la natura con la stessa generosità con cui sente di esserne accolta. Il sole diventa l’ultima immagine di questa relazione, simbolo di una presenza che illumina, accompagna e continua a esistere indipendentemente dall’agitazione degli esseri umani.
“Abbraccio della Natura” trova la propria forza proprio nella sincerità con cui Michela Castello racconta questo legame. La sua poesia non cerca di impressionare attraverso costruzioni elaborate, ma permette alle immagini di parlare direttamente, lasciando emergere una sensibilità capace di riconoscere valore nei gesti più semplici, come toccare una corteccia, ascoltare le foglie o fermarsi davanti alla luce. Attraverso questi versi la natura smette di essere qualcosa che esiste intorno all’uomo e torna a essere ciò a cui l’uomo appartiene, trasformando l’abbraccio evocato nel titolo in un gesto reciproco, perché mentre la poetessa stringe simbolicamente la natura, è la natura stessa che sembra stringere lei.
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