Da Teggiano alle campagne di intimo, Augusta racconta una passione diventata lavoro, il confronto con i pregiudizi e un percorso di accettazione ancora aperto. Al centro della sua storia, la maternità e il desiderio di insegnare alla figlia a non vergognarsi mai di ciò che è.
Di Alessandro Cunsolo

«Innanzitutto, sono una mamma». Augusta Rinaldi sceglie di presentarsi così, prima di parlare degli shooting, dei social e delle collaborazioni professionali. La maternità è la parte più importante della sua vita, ma non cancella le altre: accanto alla madre ci sono una donna che desidera esprimersi, una passione fotografica diventata lavoro e sogni ai quali non vuole rinunciare.
Viene da Teggiano, in provincia di Salerno, e nel racconto che affida a Mondospettacolo tiene insieme aspetti che qualcuno, intorno a lei, avrebbe preferito separare: l’essere mamma e il sentirsi sensuale, la cura della famiglia e le ambizioni personali, la visibilità delle fotografie e le fragilità che un’immagine non racconta da sola.
«Sono una donna che ha sempre cercato il coraggio di essere se stessa», spiega. È da questa ricerca, più che dai numeri di Instagram, che comincia la sua storia.

Dagli shooting per gioco alla fotografia come lavoro
All’inizio c’era soprattutto il piacere di condividere i propri shooting sui social, principalmente su Instagram. Un’esperienza nata per gioco, senza che fosse ancora chiaro quanto spazio avrebbe occupato nella sua vita.
In quella prima fase, Augusta ricorda un incontro decisivo: quello con Alberico Fausti, fotografo del suo paese, che indica come la prima persona ad aver creduto nelle sue possibilità davanti all’obiettivo.
«Il suo sguardo e la sua fiducia mi hanno aiutata a capire che potevo esprimermi attraverso l’obiettivo, valorizzando una parte di me che dovevo ancora imparare ad accettare».

Prima delle collaborazioni, dunque, c’è stata la fiducia. Il sentirsi riconosciuta in una possibilità che lei stessa stava ancora scoprendo: usare la fotografia per esprimere la propria sensualità e imparare a guardarsi diversamente.
Sono poi arrivati gli scatti in lingerie, le campagne per aziende di intimo in tutta Italia e i servizi realizzati con altri fotografi. Nel suo racconto, questi passaggi segnano la trasformazione di una passione in un’attività professionale, costruita attraverso occasioni e incontri successivi.

La maternità non cancella la femminilità
Il percorso non è stato privo di difficoltà. Augusta racconta di aver affrontato pregiudizi, pettegolezzi e commenti ostili, soprattutto nel contesto del proprio paese, dove descrive la sua scelta come qualcosa che non aveva precedenti.
La critica che l’ha toccata più da vicino riguardava il rapporto tra maternità e immagine. Come se diventare madre comportasse il dovere di rinunciare alla propria femminilità, o rendesse meno legittimo il desiderio di sentirsi belle e desiderabili.
A questa idea Augusta ha voluto rispondere attraverso le proprie scelte.
«Una donna può essere una mamma presente e premurosa e, allo stesso tempo, una donna libera, forte e sensuale».

Non presenta queste dimensioni come ruoli in competizione. Non vuole dover scegliere quale parte di sé conservare e quale nascondere per risultare accettabile agli occhi degli altri.
È uno dei punti più chiari della sua testimonianza: la maternità occupa un posto centrale nella sua vita, ma non deve diventare il motivo per rinunciare a ogni aspirazione personale. La sua risposta ai giudizi nasce dalla volontà di continuare a essere entrambe le cose, senza vivere la propria femminilità come una colpa.

Il rapporto con il corpo: una storia che merita ascolto
Accanto alle esperienze professionali, Augusta sceglie di condividere una parte più intima della propria vita. Durante gli anni dell’università, racconta, ha affrontato anoressia e bulimia, in un periodo segnato dalla difficoltà di accettarsi.
Parla di sé come di una donna da sempre formosa e sensibile, che per molto tempo non è riuscita a vivere serenamente il rapporto con il proprio corpo. Ricorda anche il sostegno ricevuto da un nutrizionista e uno psicologo, grazie ai quali riferisce di aver fatto enormi passi avanti.
Non descrive, però, un percorso concluso una volta per tutte. Il rapporto con il corpo e con il cibo resta, nelle sue parole, un impegno quotidiano.
«Mostrarsi vulnerabili non è una debolezza: la vera forza sta nel riconoscere di aver bisogno di aiuto».

È una dichiarazione importante anche per comprendere il senso che attribuisce oggi alla fotografia. Accanto all’aiuto professionale ricevuto, il set è diventato per lei uno spazio personale di espressione: un modo per cercare una riconciliazione con le proprie forme e con la propria identità.
La sicurezza mostrata in una fotografia non esaurisce dunque tutto ciò che vive la persona ritratta. Augusta lo racconta senza nascondere la fatica e senza trasformare i progressi compiuti nell’obbligo di apparire sempre forte.

Una community alla quale sente di appartenere
Nel testo condiviso con Mondospettacolo, Augusta racconta di aver raggiunto 145 mila follower su Instagram. Del traguardo sottolinea soprattutto il significato umano: descrive una community della quale sente l’affetto e il sostegno.
Sono parole che trovano spazio accanto al ricordo delle critiche. La sua esperienza sui social non è fatta soltanto di esposizione al giudizio, ma anche della possibilità di ricevere incoraggiamento e condividere ciò che sta costruendo.
Ed è proprio alle donne, e in particolare alle mamme, che desidera rivolgere un messaggio:

«Non rinunciate mai a una parte di voi per paura del giudizio altrui. Non dovete chiedere il permesso a nessuno per essere ciò che siete».
Non chiede di seguire il suo stesso percorso. Il centro di quelle parole è la libertà di riconoscere i propri desideri, senza lasciare che siano sempre gli altri a stabilire quali siano appropriati.

Il futuro professionale e l’esempio da lasciare alla figlia
Augusta vuole continuare a crescere nel proprio lavoro e dimostrare che anche partendo da un piccolo paese si possono raggiungere traguardi importanti. È un’ambizione che guarda avanti senza cancellare il luogo dal quale è partita.
Ma quando parla del desiderio più profondo, torna alla maternità.
«Voglio che mia figlia cresca sapendo che una donna non deve mai vergognarsi di se stessa e che può essere tutto ciò che desidera, sempre a testa alta».

In questa frase si incontrano le diverse parti del suo racconto: la madre, la modella, la donna che ha affrontato il giudizio degli altri e quella che continua a lavorare sul rapporto con se stessa.
Per Mondospettacolo, conoscere Augusta Rinaldi significa dare spazio a questa complessità. Non soltanto alla fotografia pubblicata, ma alla fiducia necessaria per arrivarci; non soltanto ai risultati professionali, ma anche alle difficoltà che lei sceglie di non nascondere.
Il coraggio di essere se stessa, per Augusta, non è qualcosa da esibire come un traguardo definitivo. È una scelta che continua a compiere, cercando di lasciare alla figlia un esempio di libertà nel quale riconoscersi.
Instagram: @rinaldiaugustaofficial