Ci sono artisti che scelgono una strada e la percorrono per tutta la vita, e altri che sentono il bisogno di esplorare territori diversi, seguendo un filo invisibile che unisce esperienze apparentemente lontane. Emanuele Cerman appartiene a questa seconda categoria: attore, sceneggiatore, scrittore e studioso di filosofia, è una personalità poliedrica che attraversa teatro, cinema, letteratura e ricerca accademica, facendo dialogare la dimensione creativa con quella intellettuale. Un percorso nel quale l’arte non è soltanto una professione, ma uno strumento per indagare le contraddizioni dell’essere umano, i suoi desideri e le sue zone d’ombra.

La sua formazione attoriale prende forma tra il 1998 e il 2000 alla scuola Professione Cinema di Roma. È però il teatro a offrirgli una palestra decisiva: per circa sei anni lavora con la compagnia Il Piccoletto di Roma, diretta da Ettore Scola, affinando la presenza scenica e la capacità di costruire personaggi. A questa esperienza affianca lo studio del metodo Strasberg e il lavoro sul corpo e sulla maschera ispirato a Jacques Lecoq, sviluppando una sensibilità interpretativa che mette al centro voce, gesto ed espressività. Il palcoscenico rimane una presenza costante nella sua carriera. Cerman collabora con registi teatrali come Agostino Marfella, Daniele Costantini, Stefano Messina, Pierpaolo Sepe e Nora Venturini, partecipando a spettacoli quali Salomè, Il cappello di carta, Alcazar, Cassio governa a Cipro e Amanti amati fantasmi. Un percorso che trova un momento significativo nella tournée nazionale di La cena delle belve, tra il 2019 e il 2020, confermando il suo legame con un teatro fatto di lavoro sul personaggio, ricerca e confronto diretto con il pubblico.

Parallelamente, Cerman costruisce una carriera davanti alla macchina da presa, alternando cinema indipendente e produzioni più ampie. Nel suo percorso figurano esperienze legate a nomi e realtà differenti, da Ettore Scola a Pietro Castellitto, e collaborazioni con registi come Ivan Zuccon e Stefano Calvagna, con i quali si confronta anche con le atmosfere del cinema di genere. Tra i titoli ai quali ha preso parte compaiono Sulla mia pelle (2017), Enea (2023), Diva futura (2024) e Delitto al Club Privé (2026). Anche la televisione gli offre occasioni per mettere alla prova la propria versatilità, con partecipazioni a serie come Romanzo criminale 2, Don Matteo, Un passo dal cielo e alla produzione internazionale The Twisted Tale of Amanda Knox.

Ma fermarsi alla sua attività di attore significherebbe raccontarne soltanto una parte. Cerman è infatti anche autore di soggetti e sceneggiature per cinema e televisione, tra cui Cattivi & Cattivi, Cronaca di un Assurdo Normale, In Nomine Satan e Delitto al Club Privé. Nella scrittura trova uno spazio ulteriore per esplorare le dinamiche psicologiche e sociali, dando forma a storie che si muovono tra conflitti individuali, inquietudini collettive e interrogativi esistenziali. Particolarmente significativo è il percorso di In Nomine Satan, opera che ha ricevuto riconoscimenti in diversi festival internazionali, tra Europa, Stati Uniti e India.

A rendere ancora più singolare il suo profilo è la formazione accademica. Cerman ha conseguito lauree in Comunicazione e Multimedialità, Lettere a indirizzo spettacolo, Scienze Filosofiche e Scienze Psicologiche, oltre a un dottorato di ricerca in Filosofia ed Etica Politica. Non si tratta di un semplice accumulo di titoli: questi ambiti rappresentano strumenti attraverso i quali osservare il mondo da prospettive differenti, intrecciando la costruzione narrativa con la comprensione dei comportamenti, dei simboli e dei rapporti di potere.

Tra i suoi interessi occupa un posto importante anche l’esoterismo occidentale, studiato attraverso le tradizioni simboliche, gli archetipi e le strutture narrative che attraversano la cultura. In passato è stato membro dell’ESSWE, la European Society for the Study of Western Esotericism. Questo interesse emerge anche nella sua riflessione sul cinema, inteso non soltanto come racconto per immagini, ma come possibile esperienza di trasformazione e conoscenza. Ne è un esempio il saggio L’atto magico: Fellini, Lynch e Jodorowsky, dedicato alla dimensione simbolica del linguaggio cinematografico, mentre Filosofia politica nell’era della sorveglianza digitale affronta questioni legate al potere, al controllo e alla libertà nel mondo contemporaneo. La scrittura, del resto, non si esaurisce nella saggistica e nelle sceneggiature. Cerman ha pubblicato anche romanzi, racconti e raccolte poetiche: Un gelato per Henry, finalista al concorso “Il Mio Esordio”, Door to door e Garage sono alcune delle opere che testimoniano la sua attenzione per la dimensione interiore e per le molteplici forme attraverso cui l’esperienza umana può diventare narrazione.

Oggi il suo percorso comprende anche l’insegnamento presso il Campus HETG di Ginevra, dove si occupa di Filosofia e di Scienze e Tecnologie del Cinema e dello Spettacolo, portando in ambito didattico quella stessa visione interdisciplinare che caratterizza il suo lavoro artistico.

Attore, autore e ricercatore, Emanuele Cerman si muove dunque tra linguaggi diversi senza considerarli compartimenti separati. Il teatro gli offre il corpo e la presenza, il cinema la possibilità di trasformare le storie in immagini, la scrittura lo spazio per dare forma alle idee e la filosofia gli strumenti per interrogare la realtà. È proprio in questo dialogo continuo tra immaginazione e pensiero che si riconosce il tratto distintivo del suo percorso: la curiosità di chi non si accontenta di interpretare una storia, ma vuole comprenderne anche le radici, i significati nascosti e le domande che lascia dietro di sé.

Ecco la videointervista

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