Gianfaolo ci racconta la nascita del suo nome d’arte, Studio Gimada e il rapporto con le modelle: un percorso fotografico nel quale convivono ironia, libertà creativa e idee molto precise sui confini professionali.

Intervista a cura di Alessandro Cunsolo

Un nome inventato in pochi secondi, due amici e una battuta destinata a restare. Nasce così, nel febbraio del 2002, Gianfaolo il fotografo che si sarebbe poi identificato in una parte della propria fotografia. Lui la chiama «il lato oscuro»: quella che non vuole adattarsi alle aspettative del cliente, ma realizzare le immagini esattamente come le ha immaginate.

Accanto a Gianfaolo c’è Marco, impegnato tra fotografia sportiva, matrimoni, attori e altri lavori su commissione. Due modi di stare dietro l’obiettivo che racconta senza prendersi troppo sul serio, ma con convinzioni nette su ciò che cerca nelle persone e su ciò che non è disposto a fotografare.

Dalle macchine usa e getta portate alle gite scolastiche alla formazione al CineTv Rossellini, fino a Studio Gimada e alle pubblicazioni su Obsession Magazine, il suo percorso è cresciuto attraverso esperienze diverse. Nel rapporto con le modelle, invece, tornano alcuni punti fermi: l’educazione, la possibilità di parlare e la libertà di decidere quanto mostrarsi.

A Mondospettacolo, Gianfaolo parla di tutto questo, del confronto con l’intelligenza artificiale e di un servizio fotografico che sogna di realizzare. Gli ingredienti? Uma Thurman e il Giappone. Sul resto, assicura, si può improvvisare.

Marco e Gianfaolo: due modi di vivere la fotografia

Marco, cominciamo proprio dal tuo nome d’arte: come nasce “Gianfaolo” e perché hai scelto di firmare così il tuo percorso fotografico?

Gianfaolo nasce per scherzo durante una fase di studio. Era febbraio 2002: c’eravamo io, il Sordato, che conoscevo da poco, e il Secco, che conoscevo dal liceo.

Il Sordato mi chiese quale fosse il mio vero nome. Io ne volevo inventare uno impossibile, ma non puoi pensare al tuo nome per più di tre secondi…

Così dissi: «Gianfaolo». E il Secco rispose: «Da oggi sarai Gianfaolo». E così fu.

Nel febbraio 2002 nacque Gianfaolo.

Chi è Marco nella vita di tutti i giorni e chi diventa Gianfaolo quando prende in mano la macchina fotografica? Sono due personalità diverse o coincidono completamente?

Rubando una celebre frase all’agente Smith di Matrix: «Il bello di essere me è che esistono molti me».

Marco è il lato pulito della mia fotografia: ballerini, equitazione, ristoranti, recite dalle suore, matrimoni, attori…

Gianfaolo è il lato oscuro. A Gianfaolo non interessa il parere del cliente: lui fa le foto come vuole che siano fatte.

Quando è nata la tua passione per la fotografia e ricordi il momento in cui hai capito che non sarebbe rimasta semplicemente un hobby?

I miei amici delle medie e del liceo hanno tantissimi ricordi fotografici delle gite, perché io portavo sempre una macchina usa e getta.

Poi avevo sempre una digitale compatta in tasca. Poi sono arrivate le foto con il telefono…

Un giorno pensai: «E se mi comprassi una fotocamera professionale?». Era il 2015. E a settembre: «E se facessi un piccolo corso di fotografia?».

Fu l’inizio della fine.

Mi iscrissi al CineTv Rossellini. Nel 2019 arrivò il diploma, poi tutto il resto, senza che me ne accorgessi: la partita IVA, il lavoro come fotografo sportivo, i viaggi per l’Italia, uno studio fotografico a disposizione…

Se dovessi descrivere il tuo stile fotografico senza utilizzare termini tecnici, quali parole sceglieresti?

Non so descriverti il mio stile, ma so dirti che scattare con me è divertente.

Le modelle, la fiducia e la libertà sul set

Nel tuo profilo vediamo soprattutto ritratti e fotografia femminile. Che cosa cerchi in una modella prima ancora di iniziare a fotografarla?

Tutte sono degne di scattare con Gianfaolo. È la loro educazione che mi fa passare la voglia di fotografarle.

Quanto conta la bellezza e quanto, invece, contano personalità, espressività e capacità di comunicare davanti all’obiettivo?

Conta di più ciò che hai dentro, sempre. Soprattutto se ti lasci andare, chiacchieri e mi racconti qualcosa di te.

Come costruisci il rapporto di fiducia con una modella, soprattutto quando il servizio fotografico diventa più intimo o sensuale?

Il servizio diventa intimo o sensuale solo se la modella vuole. Non tutte devono fare le stesse foto.

Dipende da come vanno i set. A volte non è necessario spogliarsi per essere nuda in una foto.

Durante uno shooting preferisci dirigere ogni dettaglio oppure lasciare alla modella la libertà di interpretare l’immagine e magari sorprenderti?

Un po’ e un po’. Dipende da troppe cose. Ma, in caso di necessità, posso mostrare loro come posare…

Ti è mai capitato di iniziare un servizio con un’idea precisa e di abbandonarla completamente perché tra te e la persona fotografata stava nascendo qualcosa di fotograficamente più interessante?

Non ricordo, ma sicuramente mi è capitato di interrompere uno shooting perché la persona fotografata era un po’ troppo arrogante.

Studio Gimada, le pubblicazioni e il confronto con la tecnologia

Parliamo di Studio Gimada, di cui ti presenti come titolare: come nasce questo progetto e che cosa rappresenta oggi per te?

Citando Daitarn: «Uno per tre e tre per uno perché / insieme noi usciamo sempre dai guai».

Nasce da qualcosa che non si può descrivere in poche parole. Diciamo che, a un certo punto della mia vita, era inevitabile che accadesse.

Nel tuo profilo indichi anche la collaborazione come fotografo per Obsession Magazine. Che cosa ti ha dato l’esperienza editoriale e quanto cambia il tuo modo di lavorare quando una fotografia nasce pensando a una pubblicazione?

La rivista mi ha dato molte soddisfazioni ed è per me motivo di vanto.

La prima volta la tensione era molto alta. Poi ho capito che, come in ogni altro lavoro, bisogna fare bene il set rispettando alcune semplici regole.

A breve usciranno nuove pubblicazioni con nuove modelle su quella rivista.

Oggi Instagram e i social hanno modificato profondamente il modo in cui viene percepita la fotografia. Secondo te hanno aiutato i fotografi a emergere oppure hanno reso più difficile distinguere un vero progetto fotografico da una bella immagine destinata a durare pochi secondi sullo schermo?

I social rendono la vita facile a molte persone.

I fotografi si riconoscono facilmente dalle loro pagine, sia i professionisti sia gli amatoriali in grado di fare ottime cose.

Chi non ha capacità ha comunque vita breve.

Con smartphone, filtri e intelligenza artificiale è ormai possibile creare immagini tecnicamente impressionanti con enorme facilità. Che cosa può offrire ancora il fotografo umano che una tecnologia non può sostituire?

Lascio sempre ai clienti la scelta se creare immagini bellissime con l’AI o scattare con me. Già la loro scelta è un gran risparmio di tempo.

Ognuno sceglie che immagine dare di sé.

Fotografia sensuale: lo sguardo e i confini professionali

Nella fotografia glamour e sensuale esiste secondo te un confine tra eleganza, erotismo e volgarità? E da cosa dipende: dal corpo fotografato o dallo sguardo di chi sta dietro l’obiettivo?

Secondo me dipende da come il fotografo gestisce il corpo fotografato.

Anche se credo che l’importante sia fare una bella foto. Poi, se a qualcuno risulta volgare, pace…

C’è qualcosa che non fotograferesti mai, anche se ti venisse proposta un’importante opportunità professionale?

Fare sciacallaggio sul dolore delle persone.

Tra le tante donne che hai fotografato, senza necessariamente fare nomi, c’è stato un incontro che ti ha cambiato come fotografo o che ti ha insegnato qualcosa che ancora oggi porti sul set?

Non è necessario fare nomi. C’è da dire che sono molto fortunato e molte di loro mi hanno insegnato qualcosa.

Ma colei che non necessita che io scriva il suo nome ha già capito.

Qual è l’errore più frequente che commette una ragazza che si avvicina per la prima volta al mondo della fotografia come modella? E quale errore, invece, commettono più spesso i fotografi?

L’inesperienza, andare da sole sul set, fidarsi di chi ancora dice: «Scatta con me e diventerai famosa».

I fotografi dovrebbero semplicemente ricordarsi di mantenere una certa distanza dal soggetto.

Hai realizzato migliaia di fotografie: come capisci quando hai davanti “quello scatto”? È una valutazione tecnica oppure c’è qualcosa che senti immediatamente?

Di solito è un climax in crescendo che termina con l’ultima posa perfetta della modella.

Il set dei sogni e i progetti di Gianfaolo

Se potessi scegliere liberamente una persona, un luogo e nessun limite creativo o economico, quale sarebbe il servizio fotografico che Gianfaolo vorrebbe realizzare almeno una volta nella vita?

Io, Uma Thurman, in Giappone.

Il resto posso improvvisare.

Quali sono oggi i tuoi progetti e dove vorresti portare nei prossimi anni Gianfaolo e Studio Gimada?

La superstizione è una mia grande amica. Portate pazienza e vedrete.

E chiudiamo lasciandoti completare una frase: “Per me una fotografia diventa davvero riuscita quando…”

Per me una fotografia diventa davvero riuscita quando puoi poggiare la fotocamera sul tavolo e rilassarti con la modella.

Una fotografia da costruire insieme

Ringraziamo Gianfaolo, per aver condiviso con i lettori di Mondospettacolo il suo percorso e il suo modo di vivere il set.

Nelle sue risposte, la libertà del fotografo incontra quella della persona fotografata: lui rivendica il proprio sguardo, ma è la modella a decidere se un servizio debba diventare più intimo. E prima ancora della posa ci sono una conversazione, il carattere e la possibilità di sentirsi a proprio agio.

Sui prossimi progetti preferisce non anticipare nulla. Sul piacere di fotografare, invece, non ha esitazioni: più che trovare una definizione perfetta per il proprio stile, Gianfaolo vuole che scattare con lui sia un’esperienza divertente.

https://www.instagram.com/gianfaolo

https://www.instagram.com/gianfaolo

Le modelle delle foto sono:

betsy
https://www.instagram.com/elis.731/?hl=it

elisa
https://www.instagram.com/elisapattuglia/?hl=it

francesca
https://www.instagram.com/romana.fra01/?hl=it

giulia
https://www.instagram.com/giuliaheartilly/?hl=it

Laura
https://www.instagram.com/la200781/?hl=it

Lucrezia
https://www.instagram.com/lucrezia.digiorgio/?hl=it

Ramas
https://www.instagram.com/mago_ramas/?hl=it

Silvia
https://www.instagram.com/silvia.petri.89/?hl=it

Simona
https://www.instagram.com/simonamarinucci/?hl=it

Simo
https://www.instagram.com/simona9_b/?hl=it

Sofia
https://www.instagram.com/hustlerbabe__/?hl=it

Tecla
https://www.instagram.com/tecla_desantis_/?hl=it

Valentina
https://www.instagram.com/nymphalida/?hl=it

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