Classe 2002, Lola Ranieri si definisce prima di tutto un’artista.

Il cinema per adulti rappresenta soltanto uno dei linguaggi attraverso i quali ha scelto di esprimersi. C’è il disegno, che l’accompagna fin dall’adolescenza; c’è il desiderio di confrontarsi in futuro anche con cinema e produzioni non adult; e c’è soprattutto una forte necessità di raccontare ciò che ha vissuto e trasformarlo in qualcosa che possa arrivare agli altri.

Il suo ingresso nel settore hard è recentissimo. Dopo un’esperienza come cubista nei club privé, l’incontro con Guido Maria Ranieri, oggi suo manager e regista, ha segnato un passaggio fondamentale nella costruzione del suo percorso professionale.

In pochi mesi Lola ha già lavorato con diversi professionisti del settore e ha partecipato a Il Signore degli Anelli, produzione Napolsex di prossima uscita. Ma ciò che emerge dalle sue parole non è soltanto l’entusiasmo di una giovane attrice agli inizi.

Lola parla molto di consenso, trasparenza, rispetto e libertà personale. Racconta di aver trovato sui set una particolare attenzione ai confini degli interpreti e sottolinea quanto sia importante, soprattutto per chi entra giovane in questo ambiente, avere punti di riferimento affidabili. Testo incollato

E poi c’è un progetto forse ancora più personale: “Lola”, il fumetto autobiografico attraverso il quale vuole raccontare esperienze difficili della propria vita e trasformare il disegno in una forma di denuncia e di rinascita. Testo incollato

Con Mondospettacolo, Lola Ranieri si racconta senza particolari filtri: dal cinema per adulti al rapporto con il corpo, dai pregiudizi alla libertà sessuale, fino all’arte e alla necessità di trovare sempre nuovi modi per esprimere se stessa.

Intervista a Lola Ranieri

Lola, partiamo dalla persona prima ancora che dall’attrice: chi sei quando si spengono le luci del set e non devi interpretare nessun ruolo?

Quando si spengono le luci, in realtà non sono molto diversa da chi sono sul set.

Non ho mai creato un personaggio finto per esprimermi, anche se capisco chi ha la necessità di farlo. Nonostante questo, io rivedo la mia identità di tutti i giorni anche in quella di Lola.

Sei classe 2002 e ti definisci un’artista a tutto tondo. Che cosa significa per te essere un’artista e quali sono i linguaggi nei quali senti maggiormente il bisogno di esprimerti?

Essere un’artista a tutto tondo, per me, significa avere sempre il bisogno costante di esprimersi.

Il mio medium principale è il fumetto: purtroppo ho subito molto bullismo quando ero alle medie ed ero molto isolata, quindi il disegno è stato il linguaggio che mi ha aiutato a uscire da quella dimensione.

Tutto ciò che si può esplorare artisticamente, io lo esplorerò.

Sei entrata nel cinema per adulti soltanto da pochi mesi. Ricordi il momento esatto in cui hai pensato: “Voglio provare davvero questa strada”?

In realtà sono entrata in questo mondo quasi per ripicca: volevo dimostrare a una persona che era possibile fare questa vita a faccia aperta.

Poi mi sono trovata bene e quindi sono rimasta.

Ora credo sinceramente che la mia parola possa contribuire a cambiare il sistema.

Il tuo avvicinamento all’hard nasce dall’esperienza come cubista nei club privé. Quanto quel mondo ti ha aiutata a conoscere meglio te stessa, i tuoi limiti e il tuo rapporto con la sensualità?

Il mio avvicinamento ai club privé è nato un po’ per rompere una vita molto monotona. Ero monogama prima di allora.

Mi sono ritrovata a provare lo scambismo e a fare le prime esperienze in sicurezza.

Questo mi ha aiutato molto da una parte, ma dall’altra mi ha anche turbato, perché ci sono persone che, quando vedono ragazzi giovani entrare in questo ambiente, cercano in ogni modo di circuirli.

Ed è proprio di questo che vorrei parlare nel mio futuro.

L’incontro con Guido Maria Ranieri è stato determinante. Che rapporto professionale avete costruito e cosa significa per te affidargli la gestione dei ruoli e dei progetti?

Guido è stato ed è estremamente determinante.

Io e lui abbiamo un rapporto veramente profondo: parliamo di tantissime cose e lui sa tutto del mio vissuto.

Gestisce i miei lavori proprio in base a questo, sapendo che ho dei brutti ricordi legati ad alcune esperienze passate; di conseguenza evita di pormi in determinate situazioni, come registi che alzano la voce o persone che si comportano in modo scorretto.

Quanto è importante, soprattutto all’inizio di una carriera nel cinema per adulti, avere accanto una persona di cui ci si fida davvero?

È importantissimo avere una persona di cui ci si possa fidare ciecamente.

Secondo me, nelle relazioni aperte e nel nostro mondo ci vogliono trasparenza massima, lucidità e fiducia.

Devo dire che purtroppo, a volte, ho vissuto esperienze negative perché ho incontrato l’esatto opposto, quindi avere punti di riferimento solidi fa tutta la differenza.

Hai raccontato che le lezioni di regia di Jessica Rizzo hanno avuto un ruolo nel tuo percorso. Cosa ti ha trasmesso quell’esperienza?

Le lezioni di regia di Jessica Rizzo mi hanno trasmesso tantissimo.

Non avevo mai approcciato un ambiente di sex working simile. È stata un’esperienza divertente e mi ha insegnato le prime basi fondamentali per il lavoro che faccio oggi.

In pochi mesi hai già lavorato con diversi professionisti del settore. Qual è stata la cosa che ti ha sorpreso maggiormente entrando per la prima volta su un vero set hard?

La cosa che mi ha sorpreso di più la prima volta che sono entrata in questo settore è l’enorme senso del consenso e del rispetto che ho trovato sui miei set.

C’è una cura tale che, se qualcuno dice “stop”, tutti nella stanza si fermano immediatamente.

Questa è una cosa che non mi era mai capitata in altri ambiti e mi è piaciuta veramente molto. Testo incollato

Da fuori il pubblico vede soprattutto il risultato finale. Che cosa invece non immagina del lavoro, della preparazione e della professionalità necessarie dietro una scena?

Sicuramente non immagina le ore di recitazione e di copione, le trattative continue e comunque una costante attenzione su tutto: sia sulla propria immagine sia sulla propria persona, che devono essere trattate con rispetto.

Come vivi il rapporto tra Lola personaggio pubblico e la ragazza che sei nella vita privata? Riesci a separarle oppure inevitabilmente si contaminano?

Come dicevo, non c’è una separazione netta o un alter ego finto: la mia identità normale e quella di Lola coincidono in modo naturale e trasparente.

La mia famiglia saprà, ma per ora tutti gli altri già sanno.

Non è una vergogna il mio lavoro e non voglio concepirlo come tale.

Hai parlato di una vera e propria “rivoluzione interiore”. Che cosa è cambiato in te prima e dopo l’ingresso in questo mondo?

La fiducia e il mio valore personale.

È cambiato il fatto che ora io e il mio corpo siamo il mio lavoro e, mentre prima non chiedevo, oggi esigo il giusto rispetto e cortesia, in tutti gli ambiti.

Hai anche raccontato che la tua scelta è legata alle difficoltà vissute in passato nei rapporti con gli uomini. Senza entrare in aspetti che non vuoi affrontare, in che modo questo percorso ti ha aiutata a riprendere possesso della tua libertà e delle tue scelte?

Questo percorso mi ha aiutato a riprendere in mano la mia vita e a dimostrare a me stessa che si può vivere a testa alta, scegliendo per se stessi senza subire condizionamenti o dinamiche tossiche.

Il passato non è una vergogna, ma una tela. E sono tutte tele diverse.

La mia magari è un po’ diversa, ma ho imparato ad apprezzarla.

Per te trasparenza e libertà di espressione sono valori fondamentali. Perché pensi che ancora oggi sulla sessualità esistano così tanta ipocrisia e tanti doppi standard?

La chiusura mentale genera solo violenza e tutto ciò che è negativo.

C’è ancora troppa ipocrisia perché non si accetta che l’erotismo appartenga anche alle donne e che debba essere vissuto liberamente.

Tutto ciò che è trattenuto in maniera malsana ha uno sfogo malsano.

Ti infastidisce maggiormente il pregiudizio verso chi lavora nel cinema per adulti oppure la curiosità morbosa di chi vede soltanto il sesso e dimentica la persona?

Mi infastidisce il pregiudizio in generale, non solo verso chi lavora nel nostro settore, perché il pregiudizio tende a chiudere le menti altrui.

La chiusura non aiuta il nostro lavoro e non aiuta le persone.

Dovremmo invece porci i nostri dubbi e capire le cose per bene prima di esprimere un’opinione.

Secondo te una donna che sceglie consapevolmente di lavorare nell’hard viene giudicata più duramente di un uomo che fa la stessa scelta?

Sì, su questo sono sicura, almeno secondo la mia opinione personale.

Ho sempre sentito questo concetto per cui gli uomini sarebbero portati “per natura” a determinate attività, mentre la donna ne sarebbe completamente esclusa, resa un ideale di perfezione inesistente.

È un motivo in più per cui, secondo me, le donne esplorano molto poco la propria sessualità.

Quanto sono importanti consenso, comunicazione e capacità di dire no sul set?

Sono fondamentali.

Come ho detto, sui miei set ho trovato un grandissimo rispetto del consenso: la capacità di dire no e di essere ascoltati all’istante è la base imprescindibile di tutto.

Il nostro corpo è il primo manager che dobbiamo ascoltare per lavorare in serenità. Testo incollato

Quando ti viene proposto un ruolo, cosa deve esserci perché tu dica sì? E quali sono invece i limiti che non sei disposta a superare?

Quando mi viene proposto un ruolo cerco rispetto, educazione, massima professionalità e tempistiche ideali.

Richiedo sempre i test prima di fare i miei lavori, una cosa importantissima che tendo a ribadire a tutte le giovani attrici e ai giovani attori del settore.

I limiti che non supero riguardano tutto ciò che tocca il tema del consenso e della violenza: non voglio affrontare quei temi, forse neanche a livello artistico, e dovrei pensarci molto profondamente prima di farlo.

Hai mai avuto paura che il pubblico potesse confondere quello che interpreti davanti alla telecamera con ciò che sei o desideri nella tua vita privata?

No, perché vivo tutto con grande trasparenza e sincerità, senza filtri finti.

Come dicevo, voglio dimostrare la possibilità di accostare questa carriera alla vita di tutti i giorni, come tante attrici e attori fortunatamente ormai fanno a loro volta.

Il tuo esordio comprende anche un progetto dal titolo Il Signore degli Anelli prodotto da Napolsex. Cosa puoi raccontarci del tuo ruolo e dell’esperienza sul set senza anticipare troppo?

Essendo stato il mio primo ruolo recitato, devo dire che prima del set l’ho affrontato con la paura di non dare la giusta performance.

Invece devo sinceramente ringraziare la Napolsex per una professionalità e un’empatia fuori dal comune: prima di trovare una troupe, ho trovato una famiglia.

Il ruolo è stato molto emozionante. Vi anticipo solo che sarà sicuramente un gran prodotto.

Hai lavorato con nomi già affermati del settore. C’è qualcuno che ti ha insegnato qualcosa di particolare sul modo di stare davanti alla macchina da presa?

Sì, ci tengo a citare Francesco Malcolm, un attore fantastico su Roma che ha veramente tantissima esperienza. È fondamentale, per le persone che stanno iniziando, lavorare con dei professionisti.

Poi cito con grande ammirazione il regista Axel Ramirez della Napolsex, che ha reso l’esperienza a Ischia veramente unica, introducendomi anche alle sue meravigliose opere. Mi ha addirittura regalato uno dei suoi romanzi autografato.

Infine, ci tengo a fare un saluto speciale ai miei amici Matteo Linux, FischandChips, Francesco Mancino e Mister Knz0, che spero leggano questa intervista!

Quanto conta la recitazione nel cinema per adulti? Ti piacerebbe che ci fosse sempre più attenzione anche a personaggi, storie e interpretazione?

La recitazione è importante per il fine di un buon prodotto, persino nella parte hard.

Girare una scena implica sempre fare attenzione alla posizione del proprio corpo, alle espressioni, alla lentezza, alla sensualità.

Ci vuole sicuramente una minima dote attoriale.

Tu stessa ti definisci attrice. Ti interessa in futuro esplorare anche cinema, teatro o produzioni non adult?

Sì, assolutamente.

Come ho detto, mi definisco prima di tutto un’artista: tutto ciò che si può esplorare lo esplorerò.

Il cinema mi interessa molto e forse avrò anche un ruolo non adult a breve.

Il tuo rapporto con il corpo è cambiato da quando hai iniziato questa professione?

Il mio rapporto con il corpo è cambiato in positivo, paradossalmente.

Ero una persona molto priva di attenzioni e questo ambiente mi ha aiutato a rapportarmi con la mia fisicità senza avvertire quella forzatura che spesso si respira negli ambienti normali o legati alla sessualità quotidiana.

C’è qualcosa che hai scoperto su te stessa grazie a questo lavoro e che non ti aspettavi affatto?

Ho imparato un profondo rispetto della mia persona e un maggiore ascolto personale.

Mi ha aiutato a dire “no” nelle situazioni giuste.

Parliamo dell’altro grande progetto della tua vita: “Lola”, il fumetto autobiografico che stai realizzando. Come nasce l’idea?

Lola nasce perché ci sono eventi ed esperienze difficili da raccontare per le donne.

Io ne ho vissuta una e, non avendo potuto esplicitare pienamente questa cosa, ho deciso di scrivere e disegnare il fumetto come una sorta di mia denuncia personale verso il mondo e verso chi si approfitta dei più deboli.

Nel fumetto dici di voler mettere a nudo la tua storia. È più difficile spogliarsi fisicamente davanti a una telecamera o raccontarsi emotivamente attraverso una pagina?

Penso sia una cosa molto soggettiva.

Per me, paradossalmente, è più difficile raccontare me stessa.

L’altro atto viene in maniera molto più naturale.

Che Lola incontreremo nel fumetto? Quella di oggi, quella del passato o entrambe?

Nel fumetto incontreremo un po’ la Lola del passato, un po’ la Lola attuale e un po’ quella che spero di essere in futuro.

Sicuramente una Lola bambina ancora inconsapevole, poi una Lola ferita dal mondo e infine una Lola rinata e sicura di sé.

Disegno e cinema per adulti sembrano mondi lontanissimi. In realtà c’è un filo che li unisce nella tua ricerca di libertà e di espressione?

Il filo che li unisce è sempre lo stesso ed è l’espressione di sé.

Io sono una persona emotiva, parlo tanto e mi piace comunicare; l’arte, in tutte le sue forme, è il medium perfetto per farlo.

Se tra cinque anni guardassi indietro alla Lola di oggi, quale traguardo vorresti poter dire di aver raggiunto?

Vorrei aver realizzato sia il fumetto Lola sia altri progetti legati ai giovani, contribuendo ad aprire un po’ questo universo in Italia e a livello internazionale.

Vorrei che tutti potessero vivere la propria identità sessuale in pace.

C’è un progetto artistico che sogni particolarmente di realizzare, dentro o fuori dal mondo adult?

Nessuno in particolare. Mi piace tutto ciò che riguarda temi sociali.

Forse un film horror, per mie passioni personali.

E infine: qual è la cosa più importante che vorresti che i lettori di Mondospettacolo capissero di Lola Ranieri dopo aver letto questa intervista?

Vorrei che i lettori capissero che Lola non è un personaggio irraggiungibile o una bambolina di porcellana: sono in mezzo a tutti gli altri e sono come tutti gli altri.

Ci tengo a far capire che questo è un mondo per tutti e che, in particolare, l’erotismo appartiene molto anche alle donne.

È qualcosa che dovremmo rivendicare, imparando a vivere la propria sessualità in una maniera molto più libera e tranquilla.

Ringrazio Mondospettacolo per l’intervista! Testo incollato

Conclusione

Alla fine della conversazione è difficile racchiudere Lola Ranieri soltanto nella definizione di giovane attrice del cinema per adulti.

L’hard è una parte del suo presente, certamente importante, ma il filo che attraversa tutta l’intervista è un altro: il bisogno di esprimersi.

Lo fa davanti alla macchina da presa, lo fa attraverso il disegno e vuole farlo raccontando esperienze personali che non sempre è stato semplice trasformare in parole.

In pochi mesi di lavoro Lola dice di aver trovato sui set un’attenzione al consenso che l’ha sorpresa positivamente e di aver imparato contemporaneamente qualcosa di ancora più personale: ascoltarsi, riconoscere i propri confini e imparare a dire no.

Il progetto più intimo resta probabilmente il fumetto autobiografico Lola, nel quale vuole far convivere tre versioni di sé: la bambina inconsapevole, la ragazza ferita e la donna che cerca oggi di ricostruirsi.

Cinema per adulti e fumetto possono sembrare due universi lontanissimi.

Per lei, invece, nascono dalla stessa esigenza: trasformare ciò che si è vissuto in libertà di espressione.

E quando le chiediamo che cosa vorrebbe rimanesse ai lettori dopo questa intervista, Lola non chiede di essere idealizzata.

Chiede quasi il contrario.

Non vuole essere una “bambolina di porcellana” né un personaggio distante.

Vuole essere vista come una persona.

E vuole soprattutto rivendicare un principio che ritorna più volte nelle sue parole: anche le donne hanno diritto a vivere e raccontare la propria sessualità senza vergogna.

https://www.instagram.com/ranierilolaofficial

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