Quando le luci si spengono al Villa Park non si sta assistendo soltanto ad un film concerto, ma all’atto finale di un’epopea.

Ozzy & Black Sabbath: Back to the beginning di Tim Van Someren e Ben Wainwright-Pearce documenta il ritorno definitivo a Birmingham di Ozzy Osbourne e dei Black Sabbath, trasformando una maratona musicale di oltre dieci ore in un’esperienza viscerale, pensata per celebrare le radici e l’eredità dell’heavy metal nella sua terra natale.

Non è un semplice documentario musicale, ma un vero e proprio testamento epocale per la storia del Rock e dell’heavy metal. Il concerto evento si è svolto sotto la direzione musicale di Tom Morello e il film costruisce una narrazione serrata che intreccia il racconto del backstage con la potenza del palco. La prima parte è un vero e proprio passaggio di testimone in cui i gruppi cresciuti nel mito dei Sabbath reinterpretano il repertorio della band con una devozione quasi religiosa: i Metallica travolgono la folla con una spietata Hole in the sky, i Pantera (con Zakk Wylde alla chitarra) portano la gravità monolitica di Electric funeral, mentre Axl Roseei Guns N’ Roses rileggono la complessa urgenza di Sabbath bloody Sabbath. Poi ci sono i Tool, che con Hand of doom danno vita ad un’esibizione che si incastra alla perfezione nel concerto leggendario con uno sciamanico Maynard James Keenan, e gli Anthrax con Into the void fanno riecheggiare le epiche sonorità di una memoria che non è sbiadita nel tempo e che, anzi, rivendica la sua autorialità musicale, celebrando l’essenza del metal. Il merito principale della regia e del mixaggio audio surround di Ozzy & Black Sabbath: Back to the beginning sta nella capacità di restituire la fisicità dell’evento senza perdersi nel caos di così tante formazioni.

Le super band create ad hoc regalano momenti imprevedibili e ad alto tasso d’adrenalina, come la rilettura molto intima di Changes ad opera di Yungblud o la scarica d’energia di Bark at the moon interpretata da Papa V Perpetua dei Ghost insieme a Vernon Reid. Tuttavia, l’asse portante dell’intero film concerto gravita inevitabilmente attorno alla figura di Ozzy Osbourne. Vederlo salire sul palco e dominare la scena dal suo trono, sorretto da una voce incisiva e da una carica emotiva d’altri tempi, regala sequenze di pura commozione durante l’esecuzione dei suoi classici solisti come Crazy train; e con Mr. Crowley, trascina il pubblico in un rituale magico e catartico di rara intensità. Il momento culminante arriva con la reunion della formazione originale dei Black Sabbath. Quando Tony Iommi, Geezer Butler, Bill Ward e Ozzy si ritrovano insieme per l’ultima volta, il concert movie raggiunge una vibrazione quasi sacra. L’incipit magnetico di War pigs, accompagnato dal coro assordante delle migliaia di fan accorsi al Villa Park di Birmingham, il giro di basso leggendario di N.I.B. e le rigide architetture sonore di Iron man culminano nell’esplosione finale e ipnotica di Paranoid. Ozzy & Black Sabbath: Back to the beginning riesce così nell’impresa non facile di riassumere in sole due ore e mezza un gigante organizzativo senza fiaccarne l’anima. Sebbene la necessità di sintesi sacrifichi inevitabilmente la durata di alcune esibizioni secondarie, il film concerto si impone come una testimonianza storica imprescindibile: il ritratto sincero, potente e rumoroso di un addio commovente che culmina con Mama, I’m coming home e che, però, ha anche il sapore dell’immortalità.

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