Ci sono romanzi che scelgono una città come sfondo e romanzi che ne fanno qualcosa di più. “L’Amore Non Muore… Mai!” di Riccardo Sciuto appartiene chiaramente al secondo gruppo. Edimburgo, con i suoi tetti bagnati, i vicoli in pietra scura e i cimiteri antichi, respira insieme ai personaggi, amplifica le tensioni, dà corpo alle paure. La pioggia non è mai solo pioggia: è atmosfera, presagio, linguaggio. Il romanzo apre con una scena che cattura subito: Ryan Varnley fermo davanti alla finestra, “lo sguardo perso tra le gocce che si rincorrevano sul vetro”, quando il campanello suona a mezzanotte. Da quel momento l’autore non rallenta. La donna che appare sulla soglia, il cimitero nella notte, l’anello trovato sulla lapide: ogni tassello arriva con il ritmo giusto, né troppo rapido né trascinato. Riccardo Sciuto, noto anche come NeroFuoco nell’ambiente musicale, porta nel romanzo la stessa attitudine con cui costruisce le sue atmosfere sonore: dark, cinematografica, capace di lavorare per strati. Ryan Varnley è un investigatore credibile, tormentato senza essere stucchevole, e il modo in cui il libro gestisce la tensione tra realtà e soprannaturale, senza mai cedere completamente all’una o all’altra, è forse la scelta più riuscita dell’intero progetto letterario. Un esordio che convince, e che lascia la porta aperta a molto altro.

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