Nel 1963 il regista Brunello Rondi ci regala quel gioiello horror/drammatico che è Il Demonio, una storia che ha come fulcro il malocchio ed i riti di magia cerimoniale che vengono fatti per toglierlo, in un borgo rurale della Lucania. Dopo quasi 60 anni le tematiche che gravitano intorno al malocchio, o fascinazione che dir si voglia, sono ancora molto vive in Italia, e ce lo dimostra nel 2020 il regista Domenico De Feudis che ci regala un gioiellino di film ambientato nel Sud Italia, Il Legame, tratto dal saggio Sud e Magia, dell’antropologo e storico delle religioni Ernesto De Martino. È sua la frase che apre l’incipit del film: “La Fascinazione è una condizione psichica di impedimento e di inibizione, e al tempo stesso un senso di dominazione, un essere agito da una forza altrettanto potente quanto occulta, che lascia senza margine l’autonomia della persona, la sua capacità di decisione e di scelta”. Si procede poi dicendo che “la fascinazione, comunemente definita malocchio, è possibile tramite rituali magici occulti che stabiliscono IL LEGAME di sangue tra vittima ed esecutore. Queste pratiche sono da sempre radicate nel Sud dell’Italia”. Ed è proprio partendo da tale assunto antropologico che il regista De Feudis, cresciuto in Puglia, costruisce la sua affascinante storia horror-folklorica, ambientandola proprio nella sua terra, tra Alberobello, Locorotondo, Monopoli, Massafra e la Selva di Fasano, dove si colloca Villa Soave, splendido edificio liberty cuore di tutta la vicenda.

Francesco, fidanzato ormai da tempo con Emma, sta portando lei e sua figlia Sofia, nata da un precedente legame, in Puglia, nella sua casa natia, per presentar loro la madre in vista delle nozze. La signora Teresa, vedova, vive in una grande dimora nella campagna rurale, circondata da uliveti secolari e grotte rupestri, con la sola compagnia della domestica Sabrina. La casa è spesso frequentata da persone del luogo perché si dice che Teresa sia una sorta di guaritrice, in grado di curare sia le persone che le piante. Una notte, mentre Emma e Francesco stanno facendo l’amore, la donna vede una figura femminile alla porta, e pensa che si tratti della piccola Sofia, ma nel frattempo la bimba, che non si è mai mossa da camera sua, viene morsa da una tarantola su una spalla. Da quel momento inizia a cambiare, e Teresa e Sabrina eseguiranno su di lei dei riti per purificarla dal malocchio, ma la madre non ci sta, vuole portarla via, finché non si accorgerà che una forza potente ed oscura tiene legate lei e la sua bimba a quel luogo inquietante.

Opera prima del regista, Il Legame è un film davvero affascinante e coinvolgente, distribuito direttamente sulla piattaforma Netflix. Nel cast spicca l’attore Riccardo Scamarcio, pugliese d’origine, in un ruolo sofferto e decisamente centrato per lui, quello di Francesco, diviso tra l’amore per la sua donna e per Sofia, e quello per sua madre e le sue radici, alle quali non ha mai rinunciato del tutto, come si può capire non appena rimette piede nella sua vecchia casa. Al suo fianco l’attrice argentina Mía Maestro, già diretta da maestri quali Oliver Stone e Guillermo del Toro. Gli altri nomi del cast non sono particolarmente noti ma sicuramente si integrano senza grosse problematiche coi due importanti protagonisti: la piccola Giulia Patrignani, romana, 12 anni sul set, interpreta Sofia, in una performance davvero impressionante per la capacità di trasformarsi da bambina curiosa a presenza inquietante, che fa decisamente accapponare la pelle; Mariella Lo Sardo, siciliana, interpreta Teresa, la madre di Francesco: attrice che proviene dal teatro, ha lavorato nel cinema con nomi quali i fratelli Taviani, Roberto Benigni, Franco Zeffirelli, e qui tira fuori tutta la sua drammatica intensità per dipingere la classica donna del sud, ammantata di quell’aura enigmatica che non la fa collocare facilmente tra i buoni o tra i cattivi.
Il Legame è un’opera intensa, che affonda le sue radici nell’horror ma non vi calca troppo la mano, non facendo del gore e dello splatter, e nemmeno degli inutili jump scare, i suoi punti di forza, ma cercando di sottolineare invece l’aspetto umano e mistico di tutta la vicenda, come farà qualche anno dopo, e più precisamente nel 2022, il regista Emanuele Scaringi nel suo folk horror Pantafa, dove la protagonista, una Kasia Smutniak stranamente somigliante alla nostra Mía Maestro, si troverà, con una figlia a carico, a dover fare i conti con le credenze e la religiosità intrisa di folklore di un piccolo borgo laziale dove si è appena trasferita.

La sontuosa Villa Soave, residenza silvana della famiglia Colucci, fu costruita nei primi del ‘900 da uno dei progettisti del Teatro Petruzzelli a Bari, ed è ormai abbandonata da tempo. Nel 2019 Matteo Garrone l’aveva usata come location della casa della Fata Turchina nel suo Pinocchio. De Feudis la sfrutta in ogni suo angolo, interno ed esterno, rendendola claustrofobica, labirintica ed oscura quanto mai, un luogo scomodo, in cui Emma e la piccola Sofia, dopo l’entusiasmo iniziale, non si trovano più a loro agio e sognano di tornare nella loro casa in città. Qui dentro si consuma lo scontro tra modernità ed arretratezza, tra mancanza di fede in qualsiasi cosa e coacervo di credenze cattoliche e rituali ancestrali, nella speranza di poter ricacciare il demonio all’inferno e spezzare il legame che crea con coloro che sceglie per le sue oscure necessità. E qui il demonio c’entra eccome, non come nel film di Rondi in cui, alla fine, emergeva quanto la superstizione la facesse da padrona sulla razionalità, qui invece la razionale Emma dovrà ricredersi e piegare il capo davanti a forze soprannaturali che non sa come spiegarsi ma che è oltremodo evidente che ci siano.

Ne Il Legame l’orrore è reale, ed ha le radici nella terra del Sud Italia, dalla quale sembra essere stato evocato; lo si respira ovunque: nel paesaggio, con i grandi alberi cavi sbarbati dal terreno, nei rituali che sembrano appartenere ad un’altra epoca, nel sangue, versato copiosamente sul finale, quel sangue che rappresenta il legame più potente che ci possa essere tra due persone. Nella villa isolata e silenziosa si insinua sempre più un’angoscia strisciante che trova eco nelle leggende raccontate un tempo dalle nonne intorno al fuoco, quelle leggende che hanno fatto grande l’opera del Maestro Pupi Avati, che sul folklore del delta padano ha costruito alcuni dei suoi maggiori capolavori. De Feudis punta il dito sull’eredità del dolore, sul dato di fatto, spesso adoperato nel cinema di genere, che il male fatto non si cancella, e che in un modo o nell’altro torna sempre a galla, a chiedere il conto a chi lo ha commesso, anche se quel qualcuno era solo un ragazzo che non si rendeva nemmeno conto di cosa stesse facendo. Ed ecco che nel rapporto, all’apparenza idilliaco, tra Emma e Francesco, si insinua il segreto, il non detto, quel passato che mamma Teresa si ostina a nascondere in cantina, ma che si risveglierà con una potenza devastante al ritorno di Francesco nella dimora atavica.
Rituali, magie, pozioni e possessioni si mescolano in questa pellicola in maniera affascinante e per nulla scontata, l’irrazionale irrompe nella quotidianità in maniera sconvolgente, facendo crollare tutte le certezze razionali e rivolgendosi, come fece la logica Chris MacNeil, a ciò che pare ormai superato: la religione, gli esorcismi, le pratiche magiche, che sembrano fuori luogo ai nostri tempi, ma dimostrano invece, in alcuni casi, di non esserlo affatto. Il ritmo è ipnotico, la regia sembra respirare coi luoghi stessi, la fotografia di Luca Santagostino trasforma la splendente luce mediterranea in una presenza minacciosa. Ogni crepa, ogni dettaglio, ogni angolo della casa sembra raccontare una storia sommersa, che, com’è ovvio, alla fine verrà alla luce, senza portare bene a nessuno.

A coloro che continuano con ostinazione ad affermare che in Italia non si sanno più fare i film di paura, io consiglio vivamente la visione di questo horror domestico, mediterraneo, dove la paura non urla ma sussurra, riuscendo quindi ad essere davvero tanto disturbante, al netto di qualche cliché demoniaco sul tema della possessione che non era evitabile nell’ultima parte del film.
https://www.imdb.com/it/title/tt10914452