Dopo aver affrontato gli scritti di Thomas Pynchon tramite il noir dall’ambientazione anni Settanta e lo svolgimento bislacco di Vizio di forma, Paul Thomas Anderson, l’enfant prodige di Boogie nights – L’altra Hollywood e Magnolia poi divenuto il grande regista de Il petroliere e parecchi titoli, decide di tornare sui passi del famoso scrittore cult prendendo come spunto una sua opera letteraria Vineland, datata 1990, per trasformarla in Una battaglia dopo l’altra.
Una parabola contro l’aria guerrafondaia che si respira in tempi attuali a causa dei vari conflitti sparsi nel globo, dall’Ucraina all’Israele, senza dimenticare anche quelli razziali di cui si parla negli Stati Uniti.
Ma in questo film non vi è alcun riferimenti diretto a alle situazioni citate, in quanto ad essere raccontata è una storia puramente “americana” incentrata sul rivoluzionario Bob Ferguson interpretato da Leonardo DiCaprio e sul suo amore con la bella Perfidia alias Teyana Taylor, i quali, insieme ad un gruppo di fidati ribelli, portano avanti una continua lotta contro le leggi razziali del proprio paese e il modo in cui gli immigrati, soprattutto messicani, vengono trattati.
Un contesto caotico e violento che mette in mezzo anche un militare rigido e ligio alle regole come il colonnello Steven J. Lockjaw, ovvero Sean Penn, il quale rimane affascinato da Perfidia stessa, sentendosene addirittura attratto.
E Bob, col passare degli anni, in seguito padre della giovane Willa dal volto di Chase Infiniti si trova a fare dei conti con i fantasmi del suo paese, intenzionato a separarlo dalla sua famiglia per prendersi di diritto quello che apparentemente gli spetta.

A cavallo con il presente che viviamo, tra indignazioni mediatiche volte al trumpismo e questioni sociali che non trovano soluzioni, Anderson grazie ad Una battaglia dopo l’altra porta in scena un’originale storia sul concetto di “famiglia americana” grazie innanzitutto all’utilizzo di un nutrito gruppo di personaggi iconici e ad una narrazione trainante che accompagna lo spettatore nella fitta trama.
Ma ciò che maggiormente colpisce è la presenza di un’ironia neanche troppo sottile, capace di rendere bene la follia umana che viviamo in questi tempi odierni fatti di odio razziale e operazioni rivoluzionarie senza sosta; un metodo narrativo che porta Una battaglia dopo l’altra ad accostamenti linguistici vicini allo Stanley Kubrick de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, comunque sempre ben appoggiati da una visione propria in puro Anderson style.
Quindi, un’ulteriore conferma delle doti registiche di questo autore che, qui come in altre sue opere, si prende un po’ gioco dei suoi personaggi e della loro esistenza, ritmando il tutto nei momenti maggiormente ad alta tensione (si pensi al teso inseguimento finale tra i dossi di una desolata Route americana).
Ciò che poi aiuta ulteriormente Una battaglia dopo l’altra è un cast veramente in gran forma capitanato da un DiCaprio divertente per quanto bravo nel delineare il suo apparentemente “fallimentare” Bob e al quale si uniscono un Benicio Del Toro in esclusiva partecipazione secondaria (è il messicano sensei Sergio St. Carlos) e un Penn superlativo che ruba la scena nonostante non sia il personaggio principale, capace di trasformare il suo ambiguo Lockcjaw in una vera e propria macchina del governo, qui rappresentato da un paio di volti come quelli di Tony Goldwin e di un anziano Kevin Tighe.
Candidato a tredici premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e la miglior regia, Una battaglia dopo l’altra è edito da Warner Bros in un’edizione che lo dispensa sia in 4K Ultra HD che su blu-ray.
