Con questo nuovo album, Giuseppe Fresta costruisce un percorso musicale che unisce visione e introspezione, dando forma a un racconto coerente e riconoscibile. Ogni brano contribuisce a delineare un’identità artistica precisa, capace di muoversi tra energia e riflessione senza perdere naturalezza.

Ascoltando l’album si ha subito la sensazione di un viaggio, quasi cinematografico, a partire da “The Skyline Driver”. Ti riconosci in questa dimensione narrativa così visiva?

E’ abbastanza suggestiva l’osservazione secondo la quale nell’ascolto dell’album si avverte la sensazione di un viaggio quasi cinematografico . In effetti quello che io mi sono riproposto è stato produrre immagini liriche dal forte contenuto evocativo e capace di suscitare emozioni e stimolare la riflessione di colui che ascolta . Se questa dimensione narrativa rinvia alla produzione cinematografica va bene a conferma del fatto che le varie sfere artistiche sono collegate fra di loro e ciascuna rimanda sempre alle altre.

In “Echo in the Blue Light” emerge una solitudine molto contemporanea; traducendo avremmo “lascio che il ritmo mi trascini verso la luce solo per dimenticare che sono solo stasera”. Quanto c’è di autobiografico in questo tipo di emozione?

E’ vero che nel brano “Echo in the blue light” il tema centrale è quello della solitudine . Infatti il protagonista nel corso di una serata si lascia trascinare dal ritmo verso la luce per allontanare da sé questo triste e fastidioso stato d’animo . C’è abbastanza di autobiografico in questo tipo di emozione in quanto ritengo che il senso della solitudine faccia parte dell’esistenza umana e quindi finisce per coinvolgere tutti nessuno escluso .

C’è un filo molto forte legato alla ricerca di identità, soprattutto in brani come “The One I’ve Been”. Però in alcuni passaggi sembra quasi tutto troppo diretto, meno stratificato. È stata una scelta consapevole?

La ricerca della propria identità attraversa molti brani dell’album ed è collegata al tema della consapevolezza di se stessi , del sentirsi sempre presenti a se stessi e della libertà in quanto vi è una connessione necessaria fra identità , consapevolezza e libertà. Nel brano “The one I’ve been” questa tematica in effetti è molto presente . Accetto l’osservazione secondo la quale in alcuni passaggi questa idea può sembrare molto diretta e poco stratificata cioè non alimentata da ulteriori riferimenti che l’ascoltatore desidererebbe ascoltare ma nell’insieme ritengo che essa sia focalizzata adeguatamente perché non sempre la descrizione stratificata è necessaria .

Guardando avanti, questo progetto artistico rappresenta un punto di arrivo o l’inizio di una nuova fase del tuo percorso musicale?

Certamente questo album non costituisce un punto di arrivo ma è un importante momento del mio percorso musicale . Almeno cosi io mi auguro .

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