Non tutti gli esseri umani guardano la realtà dallo stesso punto.
Possiamo vivere nello stesso mondo, ricevere le stesse informazioni e assistere agli stessi avvenimenti, ma non per questo vedere la stessa cosa…
Perché tra ciò che accade e ciò che comprendiamo esiste uno spazio enorme.
È lì che cambia la coscienza.
AL LIVELLO 1 ACCETTI LA REALTÀ CHE TI VIENE CONSEGNATA.
Nasci e trovi già stabilite le regole del gioco.
Ti dicono quanto devi studiare, quanto devi lavorare, cosa devi comprare, cosa devi desiderare e perfino quando hai il diritto di tirare il fiato…
Lavori otto ore al giorno, cinque o sei giorni alla settimana, per quarant’anni o più.
E dopo aver passato gran parte della tua vita a lavorare, ti concedi qualche settimana di ferie.
Qualche settimana.
Il resto del tempo appartiene alle scadenze, alle bollette, agli orari, agli obblighi.
E lo consideri normale.
Versi contributi per tutta la vita perché ti viene detto che serviranno a proteggerti quando arriverà il momento del bisogno.
Poi ti ammali.
E nessuno ti dice che è proprio la vita che ti hanno confezionato ad averti consumato lentamente…
Ma, nel bisogno di essere curato, ti ritrovi in una lista d’attesa, con il diritto alla cura trasformato in una corsa contro il tempo.
Questa è la tua “normalità”.
La cosa più inquietante non è nemmeno che questo sistema esista…
È che sei stato addestrato a difenderlo mentre ti lamenti delle sue conseguenze.
Ti indigni per il tempo che perdi, per i soldi che se ne vanno, per la sanità che non funziona, per la vita che corre…
Ma il giorno dopo torni esattamente allo stesso posto.
Stesso orario, stesse regole, stessa corsa.
AL LIVELLO 2 COMINCI A PERCEPIRE LE DISSONANZE.
Non sai ancora spiegare cosa stia succedendo…
Semplicemente, alcune cose iniziano a non funzionare più dentro di te come funzionavano prima.
Una spiegazione ti lascia insoddisfatto, una notizia ti induce a cercare altro, una convinzione che avevi sempre considerato indiscutibile comincia a perdere consistenza…
Non hai ancora sostituito una certezza con un’altra.
Hai soltanto smesso di sentirti completamente dentro quella precedente.
Ed è un passaggio importante.
Perché prima ancora di trovare una risposta, ti accorgi che la domanda esiste.
AL LIVELLO 3 INIZI A PRETENDERE UN MOTIVO.
Non ti basta più sapere che una cosa viene considerata vera.
Vuoi sapere perché dovrebbe esserlo…
Cominci a interrogare ciò che hai ricevuto, senza fare eccezioni per ciò che hai sempre considerato intoccabile.
Religione, scienza, politica, informazione, istituzioni…
Smetti di confondere l’autorità con la verità.
Impari a distinguere un fatto da un’interpretazione, un dato da un racconto, una convinzione da una prova.
E il dubbio cambia funzione…
Non serve più a distruggere le certezze.
Serve a capire quali meritino di restare.
AL LIVELLO 4 COMINCI A COMPRENDERE COME VIENE COSTRUITA LA PERCEZIONE.
Non osservi più soltanto ciò che viene detto…
Osservi cosa viene ripetuto, cosa viene omesso, quale emozione accompagna un messaggio e dove viene indirizzata la tua attenzione…
Cominci a comprendere che il condizionamento non ha sempre bisogno di un ordine…
Può passare attraverso l’abitudine.
Attraverso la paura.
Attraverso il bisogno di appartenere…
Attraverso una narrazione ripetuta così tante volte da diventare, alla fine, indistinguibile dalla realtà.
E allora inizi a vedere qualcosa che prima ti sfuggiva…
Non tutto ciò che pensi nasce necessariamente da te…
Ma riconoscerlo non significa essersene liberati.
Perché il condizionamento più efficace è quello che continui a chiamare scelta.
AL LIVELLO 5 CAMBIA IL RAPPORTO TRA TE E CIÒ CHE TI CIRCONDA.
Non hai più bisogno che qualcuno ti dica cosa devi credere.
E non hai nemmeno bisogno di credere automaticamente al contrario…
Osservi, confronti, verifichi, scegli.
La tua attenzione smette di essere una risorsa che chiunque può reclamare.
La paura può arrivare senza diventare una decisione.
Un’opinione può essere ascoltata senza diventare una convinzione.
Una narrazione può essere compresa senza diventare la tua realtà.
E soprattutto smetti di delegare ad altri la responsabilità del tuo pensiero.
Questa condizione non significa che vivi fuori dal mondo.
Significa che ci sei dentro senza permettere, però, che sia il mondo a stabilire interamente chi devi essere.
In quel momento comprendi cosa significa essere arrivati fin qui…
Il sistema è ancora lì…
Continua a funzionare, continua a parlare, continua a cercare di orientare chi lo abita.
Ma non riesce più a entrare nella tua coscienza senza il tuo consenso.
Carmen Cascone
Diritti d’autore (L. 633/1941)
