Ci sono gioielli preziosi da indossare, per occasioni speciali o per stile personale in eleganza e bellezza. E poi ci sono opere da leggere e rileggere che aiutano a riflettere su se stessi e la propria anima. Una di queste è “Il Diamante” di Ezio Granese, nato a Napoli, classe 1980. Nonostante la formazione scientifica (laureato in Ingegneria Gestionale c/o l’Università degli studi di Napoli Federico II), ha sempre mantenuta viva la sua vena artistica più intima dedicandosi allo studio della musica, del pianoforte in particolare, e alla scrittura. Oggi lo ritroviamo per parlarci non solo del suo “diamante”, un’opera che si presenta come una trilogia, ma anche delle sue attività di libero ricercatore e divulgatore spirituale, esperto di mindfulness, meditazione e spiritualità. Insomma, una personalità eclettica, dai molteplici interessi e dalle diverse sfaccettature.
Puoi raccontare da dove nasce l’idea di questa opera e quale tipo di percorso interiore intende analizzare.
«“Le Gemme dell’anima” nasce da un’esigenza autentica: dare forma e voce a ciò che spesso resta in silenzio dentro di noi. Il Diamante rappresenta la prima tappa di questo percorso, quella più intensa e forse più “compressa”, proprio come il diamante che si forma sotto pressione. Ho immaginato questa trilogia come un viaggio dentro le molteplici sfaccettature dell’essere umano: luce e ombra, amore e perdita, consapevolezza e smarrimento. Non è un percorso lineare, ma un’esplorazione fatta di ritorni, cadute e rinascite. È, in fondo, il tentativo di “lucidare” le parti più profonde di sé per arrivare a quella “punta” che ci permette di fare breccia nella vita.»
Quali sono le tematiche affrontate nel tuo “Diamante” e a quale tipo di pubblico si rivolge?
«Il Diamante è un mosaico emotivo. Parla d’amore, nelle sue forme più pure e più tormentate; parla di famiglia, di legami che ci definiscono e ci proteggono; parla di perdita, di desiderio, di rinascita. Ma soprattutto parla di introspezione: dell’importanza di ascoltarsi, anche quando fa male, anche quando vorremmo premere un “tasto muto” sui nostri pensieri. Non è un libro per una categoria specifica di lettori: è per chiunque abbia sentito almeno una volta il bisogno di fermarsi e guardarsi dentro. Per chi ha amato, perso, ricominciato. Per chi è disposto a non restare indifferente.»
Tempo, buio e silenzio è un magico mix che combinato ci porta a diventare quasi creatori dei propri giorni con speranza e fiducia. C’è qualche situazione in particolare a cui vuoi esprimere il tuo sostegno grazie alle tue conoscenze e input?
«Credo profondamente che il buio, il silenzio e il tempo non siano nemici, ma strumenti. È proprio nei momenti di vuoto, di smarrimento, di solitudine che possiamo diventare “creatori” dei nostri giorni. Questo libro vuole essere vicino a chi sta attraversando una fase difficile: una perdita, una fine, un cambiamento, o semplicemente un momento in cui non si riconosce più. A loro direi: non abbiate paura di ciò che sentite. Anche la sofferenza è materia viva. È da lì che nascono le nostre parti più vere, le nostre “sfaccettature”. E prima o poi, quella pressione diventerà luce.»
Hai scritto anche un romanzo, “LE FORME DELL’AMORE – Infiniti come il mare” (Aletti), nel quale racconti una storia intensa e reale. Pensi che in molti si possano rivedere nei protagonisti?
«Spero proprio di sì. Ogni storia che viene scritta e raccontata smette a un certo punto di essere “nostra” e diventa degli altri. Ne “Le forme dell’amore” ho cercato di rappresentare dinamiche genuine, reali, complessamente semplici che un po’ tutti, in modi diversi, potremmo aver vissuto: l’incontro tra due mondi diversi, il bisogno di cambiare, il rischio di perdersi per l’altro. Credo che molti possano riconoscersi nei protagonisti proprio perché non sono perfetti: sono in evoluzione, in conflitto, in ricerca. Esattamente come noi. E sono persone che sentono, vivono, amano, credono, si illudono, promettono… “ma le promesse sussurrate di notte non sempre resistono alla luce del giorno” (cit.)»
Per chi non conosce il percorso di mindfullness può dire di cosa si tratta?
«La mindfulness è, prima di tutto, un ritorno. Un ritorno al momento presente, a ciò che siamo mentre accade. Viviamo spesso tra passato e futuro, tra ciò che è stato e ciò che sarà, dimenticando completamente ciò che stiamo vivendo. Praticarla significa imparare ad ascoltare i propri pensieri senza giudicarli, accettare le emozioni senza respingerle, osservare senza voler controllare tutto. È un allenamento alla consapevolezza, ma anche un atto d’amore verso se stessi.»
Altri progetti per il 2026?
«Il viaggio è appena iniziato. Sto lavorando ai prossimi capitoli della trilogia “Le Gemme dell’anima”, che avranno tonalità diverse ma resteranno profondamente connessi a questo primo nucleo. Parallelamente, continuo a scrivere, esplorare e sperimentare nuove forme espressive, perché sento che ogni emozione chiede il suo linguaggio. Non escludo nuovi progetti narrativi, ma sempre con lo stesso obiettivo: arrivare, in modo autentico, a chi legge.Inoltre sto pensando a iniziative e laboratori per coniugare mindfulness e scrittura in esperienze guidate per avvicinare chiunque lo voglia alla scrittura introspettiva.»
Chi vuoi ringraziare in questo tuo percorso?
«La gratitudine è una parte fondamentale del mio percorso, umano prima ancora che artistico. Ringrazio la mia famiglia, che è radice e sostegno. Mio figlio, che mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi nuovi. Una cara persona che non c’è più per avermi sempre spronato e aver sempre creduto in me. Ringrazio tutte le persone che ho incontrato lungo il cammino, gli amori vissuti, le esperienze belle e difficili: sono loro ad aver ispirato le mie parole. E ringrazio anche chi leggerà questo libro, perché ogni lettore che si riconosce, anche solo per un attimo, dà senso a tutto ciò che ho scritto.»
