Ilaria Monfardini: nel buio del cinema indipendente brilla una stella

La suspense lavora anche nei momenti in cui tutto sembra fermo. Si insinua nell’attesa di una risposta, nel volto di chi ascolta, in una frase che lascia dietro di sé qualcosa di irrisolto. È lì che un’attrice può catturarti: quando cominci a interrogare i suoi occhi, a seguire un movimento delle labbra, a chiederti quanto di ciò che sta accadendo il suo personaggio abbia già compreso. Guardando Ilaria Monfardini, viene voglia di cercare proprio quei dettagli.

Nei film di Pupi Oggiano ai quali prende parte, la cupezza delle atmosfere e la tensione trovano sostegno in una fotografia suggestiva e in una regia efficace. È un cinema che sa costruire il proprio spazio, dare peso ai volti, lasciare che l’inquietudine raggiunga lo spettatore. Una cura visiva che merita di essere riconosciuta e che, a mio avviso, ha le qualità per parlare anche a un pubblico internazionale. Dentro questo mondo Ilaria trova posto con una naturalezza che colpisce.

La sua collaborazione con il regista torinese attraversa quattro lungometraggi. In …e tutto il buio che c’è intorno e Svanirà per sempre interpreta Katrina Radis; in Contro un iceberg di polistirolo è Amy Radis. A questi lavori si aggiunge Il Grande No, nel quale veste i panni della co-protagonista Greta Marcorè. Nomi e titoli segnano le tappe di un percorso, ma è osservando l’attrice in scena che quel percorso acquista consistenza.

I dialoghi e le situazioni in cui si muovono i suoi personaggi sembrano cuciti alla sua pelle. Le parole passano attraverso un’espressione, una postura, il modo di stare di fronte all’altro. Il personaggio diventa riconoscibile, prende una direzione precisa. In Ilaria apprezzo soprattutto questa capacità di dare una presenza netta alla figura che interpreta, di farla esistere per il tempo della scena e lasciare allo spettatore la curiosità di seguirla ancora.

La formazione alla Max Ballet Academy e il lavoro teatrale fanno parte del suo curriculum, accanto a titoli come Cose nere di Francesco Tassara, IVI ELV di Luigi Scarpa e Quello che non vedo di Leonardo Barone. Esperienze che compongono il cammino di un’attrice ancora in movimento. Il cinema indipendente horror è il territorio nel quale si svolge una parte importante di questo viaggio, con personaggi diversi e nuove occasioni per mettere alla prova le proprie possibilità.

Eppure, mentre la guardo, mi ritrovo a immaginarla anche in una storia diversa. La vedrei nel ruolo drammatico di una madre che cerca di sottrarre una figlia o un figlio alla dipendenza dagli stupefacenti. Una donna che aspetta il rumore della chiave nella serratura, controlla il telefono, prepara parole che al momento dell’incontro non riesce più a pronunciare. Un personaggio attraversato dalla paura, dalla rabbia e da quell’amore ostinato che continua a cercare una strada anche quando ogni porta sembra chiusa. Mi piacerebbe vedere Ilaria affrontare una parte così, seguirne le sfumature, portare sullo schermo la fatica quotidiana di quel legame.

Poi basta vederla ridere e l’immaginazione cambia scena. Il suo viso si illumina, compare una vivacità che la renderebbe interessante anche in un ruolo brillante e spiritoso. La immagino alle prese con equivoci, battute e situazioni capaci di far emergere quella sua espressione radiosa. Sarebbe bello scoprire fino a dove potrebbe spingersi con la commedia, quanto spazio potrebbe dare all’ironia.

È questa curiosità a rendere interessante un’interprete: desiderare di ritrovarla, chiedersi quale altra parte potrebbe indossare. Ilaria ha una semplicità che arriva e un portamento da diva che attira lo sguardo. Le due cose convivono, e forse proprio da questo incontro nasce una parte del suo fascino.

La sua passione per il cinema continua anche fuori dal set: nelle interviste, nelle collaborazioni con Mondospettacolo e Malastrana Vhs, nella rubrica che conduce su Radio Saigon e nel gruppo Facebook Film Horror… che passione, di cui è amministratrice. Un impegno che contribuisce a dare spazio e visibilità al cinema di genere e a chi lo realizza.

Possiamo allora permetterci una dichiarazione, con tutto il piacere e la responsabilità di un giudizio personale? Per me sì: nel cielo del cinema indipendente è nata una stella. Si chiama Ilaria Monfardini, e sarà interessante seguirne il cammino.

Domenica 8 novembre 2026 sarà ospite di Emanuela Ferrara a Parole nel buio, sul canale YouTube Echi Notturni, insieme al regista torinese Pupi Oggiano, con cui ha lavorato in …e tutto il buio che c’è intorno, Svanirà per sempre, Contro un iceberg di polistirolo e Il Grande No. Parleremo dei suoi personaggi, del lavoro condiviso sul set e delle strade che desidera ancora percorrere. Questa volta, a raccontarsi, sarà anche lei: la donna che dà loro vita.

Sarà una sorpresa vederla crescere e cambiare pelle ogni volta che una nuova sceneggiatura arriverà sotto i suoi occhi. E sarà un piacere continuare a seguirla nelle sue interviste, curate e professionali, animate da una passione innata.

L’horror non è mai stato così dolce. Ma quella di Ilaria è una dolcezza pericolosa: ti invita ad avvicinarti, ad ascoltare, fino a perderti nelle parole del buio.

Di Emanuela Ferrara

Emanuela Ferrara è una scrittrice horror torinese. Ha pubblicato Cronache Oscure e Il rumore sotto Berlino. Sul canale YouTube Echi Notturni conduce Parole nel Buio, format di interviste dedicato ad autori, registi, musicisti e nuove voci del panorama indipendente. Per Mondospettacolo scrive di letteratura, cinema di genere, musica, festival e cultura horror, con particolare attenzione alle realtà emergenti.

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