Fotomodella, content creator, naturalista ed educatrice ambientale. Iside Raw attraversa erotismo, Shibari, psicologia e natura con la stessa domanda: perché abbiamo così paura di ciò che non comprendiamo?

A cura di Alessandro Cunsolo – Direttore di Mondospettacolo

Ci sono persone che trascorrono gran parte della vita cercando una definizione capace di contenerle.

Iside Raw, invece, sembra aver scelto di fare esattamente il contrario.

Nata a Firenze nel 2001, si descrive attraverso una parola che, forse più di qualsiasi professione, riesce a raccontarla:

contraddizione.

Fotomodella.

Content creator indipendente.

Naturalista.

Educatrice ambientale.

Studentessa di Scienze e Tecniche Psicologiche.

Identità apparentemente lontanissime, ma che nel suo percorso diventano parti di uno stesso bisogno: esplorare ciò che gli altri tendono a giudicare prima ancora di tentare di comprenderlo.

Il suo universo visivo attraversa gotico, fetish, kawaii, boudoir e nudo.

Ma dietro le immagini esiste un interesse molto più profondo per la mente umana, i desideri, le paure, il rapporto con il corpo e quelle zone dell’identità che spesso vengono tenute nascoste per paura del giudizio.

E forse il nome “Raw” nasce proprio da qui.

Non dalla volontà di apparire estrema.

Ma dal desiderio di restare, per quanto possibile, non addomesticata.

«Non sono mai riuscita ad appartenere a una sola categoria»

Iside racconta di aver sempre avuto difficoltà con le definizioni.

Non tanto perché rifiuti le parole.

Quanto perché spesso sono gli altri a utilizzarle per decidere chi dovremmo essere.

«Ho trascorso buona parte della mia vita a cercare di capire chi fossi, mentre il mondo sembrava avere già deciso chi avrei dovuto essere».

È una frase che attraversa, in realtà, tutto il suo percorso.

La sessualità.

Il corpo.

Lo studio.

La fotografia.

La natura.

Ogni ambito diventa un terreno nel quale mettere alla prova ciò che viene considerato normale, desiderabile o appropriato.

Lo Shibari prima della pornografia

L’ingresso di Iside nell’universo erotico non comincia con una piattaforma online.

Comincia con le corde.

Aveva diciotto anni quando iniziò a studiare Shibari, approfondendone la pratica nel ruolo di rigger, cioè la persona che realizza le legature.

All’inizio ad affascinarla erano la precisione tecnica, l’estetica delle corde sul corpo e il tipo di relazione che poteva crearsi tra due persone.

Poi qualcosa cambiò.

Capì che ciò che la interessava davvero non erano soltanto le corde.

Era la mente.

Lo Shibari diventò una porta d’ingresso verso un mondo fatto di desideri insoliti, fantasie difficili da confessare, dinamiche di potere, vulnerabilità e fiducia.

E soprattutto verso una domanda che continua ad accompagnarla:

perché ciò che genera desiderio in una persona può provocare repulsione in un’altra?

La «perversione» come territorio da comprendere

Iside utilizza volutamente una parola forte:

perversione.

Ma la libera dall’accezione automaticamente patologica.

Per lei indica anche tutto ciò che si allontana dalla sessualità convenzionale.

Fantasie.

Tabù.

Desideri.

Pratiche che molte persone nascondono perché temono il giudizio.

Ciò che la incuriosisce non è stabilire se qualcosa sia abbastanza normale.

È capire da dove nasce.

Perché qualcuno desideri controllo.

Perché un altro cerchi invece l’abbandono.

Quanto incidano storia personale, cultura, identità e aspettative sociali.

Lo Shibari la porta così verso l’universo BDSM e fetish, dove scopre anche la centralità di concetti spesso dimenticati da chi osserva quel mondo soltanto dall’esterno:

comunicazione, consenso, limiti e fiducia.

L’ingresso nella pornografia

La pornografia arriva dopo.

Non rappresenta l’inizio della sua esplorazione sessuale, ma una delle sue evoluzioni.

Iside entra nella produzione di contenuti per adulti portando con sé un interesse già molto sviluppato verso erotismo alternativo e fetish.

La pornografia diventa allora un altro linguaggio.

Uno spazio nel quale sperimentare con l’immagine, interpretare ruoli e dare forma a parti della propria personalità che non desidera reprimere.

E soprattutto senza sentirsi obbligata a costruire un personaggio perfettamente coerente.

«Posso essere dominante, ironica, provocatoria, oscura, giocosa».

Boudoir ed estetiche più crude possono convivere.

Delicatezza e provocazione non devono necessariamente escludersi.

Dietro un contenuto c’è un lavoro

Uno degli stereotipi che Iside desidera mettere in discussione riguarda proprio l’idea che produrre contenuti adult significhi semplicemente accendere una telecamera.

Dietro una produzione ci sono invece:

ideazione, organizzazione, realizzazione, montaggio, promozione, gestione delle piattaforme, comunicazione e rapporto con il pubblico.

Quello che inizialmente era uno spazio di sperimentazione è diventato nel tempo anche una professione.

E, come qualsiasi lavoro, porta con sé opportunità e contraddizioni.

Privacy.

Mercificazione dell’immagine.

Confini.

Aspettative degli altri.

Rapporto tra corpo e identità.

Iside non idealizza il settore.

Ma chiede una distinzione fondamentale:

criticare un’industria non significa necessariamente stigmatizzare tutte le persone che vi lavorano.

«Non pretendo che tutti condividano le mie scelte»

È forse una delle posizioni più chiare del suo racconto.

Iside non chiede approvazione universale.

Non pretende che la pornografia piaccia a tutti.

Non pretende neppure che le sue scelte vengano condivise.

Chiede qualcosa di diverso.

Che vengano comprese prima di essere giudicate.

E soprattutto che la persona non venga ridotta automaticamente alla professione.

Perché Iside Raw è anche altro.

Molto altro.

Studiare psicologia per capire ciò che normalmente giudichiamo

Parallelamente al percorso artistico e professionale, Iside ha intrapreso gli studi universitari in Scienze e Tecniche Psicologiche.

Non è una scelta casuale.

La psicologia rappresenta un altro strumento attraverso cui avvicinarsi a ciò che da sempre la incuriosisce:

l’essere umano.

Le motivazioni.

Le contraddizioni.

La costruzione dell’identità.

I comportamenti.

E proprio l’incontro tra esperienza personale e interesse accademico l’ha portata a scegliere un argomento particolarmente significativo per la propria tesi:

il lavoro sessuale digitale osservato attraverso la psicologia del lavoro.

Il sex work digitale diventa oggetto di studio

Iside vuole approfondire le motivazioni che portano una persona a entrare nel settore, la costruzione dell’identità professionale, il rapporto con le piattaforme, lo stigma e il difficile confine tra vita privata e identità pubblica.

Conosce parte di questo universo dall’interno.

Ma proprio per questo sottolinea la necessità di affrontarlo anche con rigore e distanza critica.

Non vuole trasformare la propria esperienza in una verità universale.

Vuole studiare.

Fare domande.

Confrontare.

Capire.

«Credo che uno dei problemi più grandi della nostra società sia la tendenza a formulare giudizi prima ancora di tentare una comprensione».

E aggiunge:

«Io, forse per carattere, ho sempre preferito fare domande».

Mostrarsi non significa amarsi

Il rapporto di Iside con il corpo è forse uno dei passaggi più delicati della sua storia.

Non è cresciuta sentendosi perfettamente a proprio agio.

Ha conosciuto giudizio, standard estetici, trasformazioni fisiche e quella sensazione molto comune di essere osservata prima ancora di essere ascoltata.

Il suo corpo è cambiato.

Ha attraversato malattie e interventi.

Porta cicatrici.

E, nonostante lavori professionalmente con la propria immagine, le insicurezze non sono magicamente scomparse.

«Mostrarsi non significa necessariamente amarsi».

Una frase semplice e potentissima.

Perché rompe uno degli equivoci più frequenti della cultura social.

Una persona può pubblicare fotografie sensuali.

Può posare nuda.

Può apparire estremamente sicura.

E contemporaneamente continuare ad avere un rapporto complesso con la propria immagine.

«Esporsi allo sguardo degli altri non significa aver fatto pace con lo specchio»

Iside non vuole costruire un racconto edificante nel quale la fotografia abbia risolto ogni insicurezza.

La realtà è più complessa.

Ci sono giorni in cui si piace.

Altri in cui fatica a riconoscersi.

La fotografia diventa uno strumento di esplorazione.

Permette di osservare il corpo da prospettive diverse e costruire immagini nelle quali identificarsi.

Ma la trasformazione fisica non coincide necessariamente con quella psicologica.

Il corpo cambia.

Il giudizio interiore, qualche volta, rimane.

Le cicatrici non hanno bisogno di essere giustificate

Anche le cicatrici diventano parte di questo racconto.

«Non considero le mie cicatrici dei difetti da giustificare. Sono tracce della mia esistenza, anche quando faccio fatica ad accettarle».

È forse qui che il corpo smette definitivamente di essere soltanto oggetto fotografico.

Diventa autobiografia.

Memoria.

Archivio.

Non sempre semplice da guardare.

Ma reale.

Poi ci sono boschi, rettili e anfibi

Ed è qui che il racconto di Iside prende una direzione sorprendente.

Perché quando non lavora con fotografia, erotismo e contenuti digitali, esiste un’altra parte fondamentale della sua vita.

La natura.

Iside è naturalista e lavora anche come educatrice ambientale.

Ama animali, ecosistemi, boschi, fiumi e luoghi selvatici.

E ha una passione particolare per rettili e anfibi.

Ancora una volta, non sembra una coincidenza.

Sono proprio quelle creature che spesso suscitano paura prima ancora che curiosità.

Serpenti.

Rettili.

Animali sui quali l’immaginario collettivo ha costruito numerosi pregiudizi.

Esattamente come accade in molti altri territori esplorati da Iside.

Un serpente, una fantasia e una persona fuori dagli schemi

A un certo punto è lei stessa a individuare il filo che lega mondi apparentemente incompatibili.

Un serpente.

Una pratica sessuale alternativa.

Una persona che conduce una vita lontana dalle convenzioni.

In tutti e tre i casi la sua prima reazione tende a essere la stessa:

curiosità.

«Voglio capire, prima di avere paura».

Probabilmente è questa la frase che meglio riassume il suo mondo.

Non l’erotismo.

Non la pornografia.

Non il gotico.

La curiosità.

La persona dietro Iside Raw

Al di là delle professioni e delle immagini, Iside si descrive come una donna profondamente contraddittoria.

Inquieta.

In continua ricerca.

Desiderosa di indipendenza ma, nello stesso tempo, consapevole del bisogno di appartenenza.

Ama viaggiare e immaginare vite differenti.

Eppure continua a cercare un luogo nel quale sentirsi realmente a casa.

Scrive molto.

Soprattutto quando le emozioni diventano troppo ingombranti per rimanere dentro.

La scrittura diventa un modo per dare forma a dolore, rabbia, ricordi e domande.

Non vuole raccontarsi come invulnerabile

Anche qui rifiuta una narrazione molto diffusa.

Quella della donna che ha superato tutto e ora è finalmente indistruttibile.

«Non sono una persona invulnerabile e non desidero raccontarmi come tale».

Ha conosciuto malattia, perdita, cambiamento e paura.

Ha sperimentato quanto possa essere difficile ricostruire la propria identità quando la vita continua a modificarne i confini.

E ammette di non aver trovato ancora un equilibrio definitivo.

Forse non lo sta nemmeno cercando nel senso tradizionale del termine.

Che cosa significa essere liberi?

La risposta di Iside è molto meno semplice del previsto.

Libertà non significa fare indiscriminatamente tutto ciò che desideriamo.

Significa anche riuscire a capire quali desideri siano realmente nostri.

E quali invece siano il prodotto delle aspettative altrui.

Famiglia.

Società.

Partner.

Pubblico.

Mercato.

Social.

Una persona può ribellarsi alle regole degli altri e, contemporaneamente, continuare a esserne profondamente condizionata.

La libertà richiede quindi anche consapevolezza.

Iside Raw non è una maschera

Il nome potrebbe far pensare a un personaggio.

Un’identità costruita per separare la donna privata dalla performer.

Lei lo interpreta diversamente.

«Iside Raw non è una maschera dietro la quale nascondermi. È uno dei modi attraverso cui ho imparato a raccontarmi».

Non tutta Iside.

Ma una delle sue forme.

Una delle possibilità.

Essere Raw

Alla fine resta proprio quella parola.

Raw.

Grezza.

Non levigata.

Non completamente risolta.

Non necessariamente comprensibile.

Non perfetta.

Iside non presenta il proprio percorso come qualcosa di concluso.

Non sostiene di aver trovato una risposta definitiva sul corpo, sulla sessualità, sul futuro o sull’identità.

Al contrario.

«Sono ancora tutte le donne che sono stata e tutte quelle che non so ancora di poter diventare».

Ed è forse questa l’affermazione che permette di comprendere davvero ciò che significa “Raw”.

Non essere necessariamente provocatoria.

Non essere estrema per forza.

Ma rifiutarsi di diventare una versione più rassicurante di se stessi soltanto per essere accettati.

In un mondo ossessionato dalle etichette, Iside Raw continua a scegliere la contraddizione.

E forse proprio lì, nello spazio in cui le categorie smettono di funzionare, comincia la parte più interessante della sua storia.


Fonte

Presentazione autobiografica di Iside Raw fornita direttamente alla redazione di Mondospettacolo. Iside descrive il proprio percorso come fotomodella, content creator indipendente, naturalista ed educatrice ambientale, l’esperienza nello Shibari e nel settore adult, gli studi in Scienze e Tecniche Psicologiche e il progetto di tesi dedicato al lavoro sessuale digitale.

Le dichiarazioni sul rapporto con il corpo, le trasformazioni fisiche, le cicatrici, la natura e la propria concezione della libertà provengono dal medesimo racconto autobiografico.

https://www.instagram.com/iside.secret.unlocked

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