A due anni dalla prima intervista su Mondospettacolo, torniamo a raccontare Martina Galossi: la passione per la fotografia, il piacere di mettersi in gioco e una bellezza che richiama l’immaginario glamour delle playmate degli anni Ottanta. Nel suo percorso c’è anche la partecipazione a un videoclip musicale.
Di Alessandro Cunsolo
Era il 1° ottobre 2024 quando Mondospettacolo presentava ai propri lettori Martina Galossi, una fotomodella che raccontava con spontaneità il suo rapporto con la macchina fotografica. Nessun tentativo di nascondere il piacere di essere osservata, nessuna falsa modestia: stare davanti all’obiettivo le piaceva, e lo aveva capito fin dalla prima esperienza.
A due anni da quell’incontro, torniamo a dedicarle spazio con un giudizio che non ha bisogno di troppi giri di parole: Martina è sempre più bella e sempre più sexy. Il suo fascino ci suggerisce un richiamo preciso, quello alle playmate degli anni Ottanta: un immaginario di femminilità esuberante, fotografie patinate e seduzione vissuta con il piacere di essere protagoniste.
Un paragone estetico, non un titolo professionale: è la suggestione con cui scegliamo di raccontarla oggi, senza dimenticare la personalità e il percorso che ci aveva fatto conoscere attraverso le sue risposte.

Una bellezza da copertina, una personalità che non si nasconde
Nel modo in cui Martina si raccontava c’era già un elemento che ci aveva colpito: la sincerità. Amare l’attenzione, per lei, non era qualcosa da giustificare, ma una parte del piacere di posare.
«La prima esperienza è stata subito di mio gradimento, perché adoro stare al centro dell’attenzione e davanti all’obiettivo fotografico», spiegava.
Rileggere oggi quelle parole aiuta a comprendere perché il richiamo al glamour delle playmate ci sembri così adatto. Non pensiamo soltanto alla bellezza, ma a un’attitudine: il desiderio di abitare l’immagine, di partecipare alla sua costruzione, di non restare una presenza timida sullo sfondo.
È proprio questo l’aspetto che vogliamo valorizzare nel suo ritorno su Mondospettacolo. Una sensualità da raccontare apertamente, senza ridurre però la donna che la esprime a una sola definizione.

Tutto cominciò durante una sfilata
L’inizio del suo percorso era arrivato attraverso un incontro: durante una sfilata, un fotografo l’aveva scelta per un servizio fotografico.
Da quella proposta era nata la prima occasione di confrontarsi con il set. Martina ricordava di aver capito immediatamente quanto quel lavoro potesse appartenerle: «Fin da subito ho capito che questo lavoro faceva per me».
Non descriveva la fotografia come un’esperienza da affrontare una volta e poi archiviare. Nel suo racconto emergeva, invece, la voglia di proseguire e sperimentare.
Alla domanda sul proprio stile non aveva risposto scegliendo una categoria definitiva: «Ho diversi stili ed eseguo diversi generi. Mi piace mettermi alla prova con cose diverse».
Una disponibilità a cambiare che resta uno dei tratti più interessanti di quella prima intervista. Più che fissare un’immagine una volta per tutte, Martina esprimeva il desiderio di scoprire quante possibilità potessero esserci davanti all’obiettivo.

Oltre i centimetri, la voglia di lavorare
Nel ripercorrere gli inizi, Martina non nascondeva nemmeno le difficoltà. Tra gli ostacoli incontrati indicava la propria statura, che sentiva distante da alcuni dei requisiti associati al mondo della moda.
Ne parlava, però, senza presentarla come una ragione per rinunciare. Riteneva di possedere altre caratteristiche adatte al lavoro fotografico, sulle quali aveva potuto contare per costruire il proprio percorso.
È un passaggio che merita di essere ricordato: dietro un’immagine seducente c’è anche una persona che ha dovuto individuare il proprio spazio, riconoscendo un limite percepito senza lasciare che diventasse l’unica misura delle sue possibilità.
Quando le chiedevamo che cosa desiderasse trasmettere attraverso le fotografie, la risposta era essenziale: «Professionalità e sicurezza».
Due parole che completano il ritratto. Il piacere di attirare lo sguardo, dunque, ma anche l’intenzione di essere riconosciuta per il modo di stare sul set.

Il valore delle collaborazioni e della preparazione
Nell’intervista del 2024, Martina raccontava di avere fotografi con cui lavorava da anni e con i quali desiderava continuare a collaborare.
Spiegava inoltre di disporre di una propria location, dove realizzava servizi con professionisti provenienti da diverse parti d’Italia. All’epoca non effettuava trasferte lavorative, pur considerandole una possibilità per il futuro.
Erano dettagli che restituivano un’organizzazione concreta, al di là del risultato finale mostrato nelle fotografie. Anche la preparazione allo shooting, nelle sue parole, partiva da qualcosa di semplice: il riposo e un buon sonno, per arrivare davanti all’obiettivo con il viso disteso.
Quanto all’equilibrio tra lavoro e vita privata, si descriveva come una persona organizzata, capace di conservare tempo anche per se stessa.
Non un racconto fatto soltanto di pose, quindi, ma di abitudini, rapporti professionali e attenzione alla propria quotidianità.
Dalla fotografia alla partecipazione a un videoclip
Nel percorso di Martina Galossi trova spazio anche la partecipazione a un videoclip musicale, un’esperienza che affianca il lavoro fotografico e la porta dentro un altro linguaggio visivo.
È una notizia che si accorda con la curiosità espressa nella vecchia intervista: il desiderio di misurarsi con cose diverse, senza restare necessariamente dentro un solo genere.
La fotografia concentra l’attenzione su un istante; un videoclip inserisce la presenza di chi appare in una successione di immagini, nel ritmo della musica e nelle scelte del montaggio. Due modi differenti di lavorare con l’obiettivo, che possono convivere nello stesso percorso.
Per Martina, questa partecipazione aggiunge dunque un’esperienza da raccontare accanto agli shooting: non soltanto immagini da sfogliare, ma anche una presenza all’interno di un progetto musicale.

La lingerie, tra interesse professionale e immaginario glamour
Tra le aspirazioni condivise con noi due anni fa, Martina ne aveva indicata una molto precisa: lavorare per brand di intimo.
Era un desiderio professionale dichiarato, non l’annuncio di una collaborazione già ottenuta. E riletto oggi si inserisce bene nel ritratto glamour che scegliamo di dedicarle: la lingerie come possibile terreno di lavoro, nel quale mettere in relazione immagine, interpretazione e prodotto.
Il fascino da playmate evocato in questo articolo non vuole imprigionarla in un ruolo. Al contrario, è un modo per celebrarare una bellezza che ci piace proprio per la sua forza visiva, lasciando aperta la possibilità di esprimerla in contesti differenti.
Sempre più bella, sempre più sexy, ma sempre Martina: è questo il filo che lega il nostro primo incontro al ritratto di oggi.

Essere se stessa, anche davanti all’obiettivo
Alla fine della vecchia intervista le avevamo chiesto un consiglio per chi desiderava iniziare a posare. La sua risposta era stata diretta: essere se stesse e fare ciò che fa stare bene.
È una conclusione che vale la pena conservare. Dopo aver parlato di bellezza, sensualità, collaborazioni e ambizioni, Martina riportava tutto al rapporto con se stessi e al piacere di ciò che si sceglie di fare.
A due anni di distanza, Mondospettacolo torna a raccontarla partendo da lì: dalla donna che aveva scoperto di amare l’obiettivo e aveva deciso di mettersi in gioco.
Il richiamo alle playmate degli anni Ottanta aggiunge una suggestione al suo fascino. La storia, però, porta un nome preciso: Martina Galossi.
Instagram: @martinagalossi
Fonti: intervista a Martina Galossi fornita alla redazione e pubblicata su Mondospettacolo il 1° ottobre 2024; aggiornamento e collegamento al videoclip forniti per questo articolo. Le dichiarazioni riprese appartengono all’intervista del 2024; il paragone con le playmate degli anni Ottanta è una valutazione estetica della redazione.