Settembre possiede una natura particolare, perché non appartiene completamente all’estate e non è ancora davvero autunno, ma vive sospeso tra due stagioni, raccogliendo la luce della prima e preparando lentamente i colori della seconda. È proprio dentro questa trasformazione che si muove la poesia “Colori d’autunno” di Michela Castello, capace di raccontare il mutamento del paesaggio attraverso immagini semplici e concrete che, verso dopo verso, acquistano una dimensione profondamente emotiva.

L’autrice non osserva settembre come una spettatrice distante, ma entra fisicamente nella stagione, la attraversa, la tocca e sembra quasi lasciarsi avvolgere dai suoi colori. Fin dall’immagine iniziale, nella quale settembre rappresenta il passaggio dall’estate all’autunno, emerge infatti una relazione intima con la natura, percepita non soltanto attraverso lo sguardo ma attraverso sensazioni che coinvolgono il corpo e l’anima. Le tinte calde ricoprono il paesaggio, il calore diventa un abbraccio e ciò che potrebbe essere semplicemente la descrizione di un periodo dell’anno si trasforma in un’esperienza personale, nella quale ambiente ed emozione finiscono per confondersi.

Particolarmente suggestivo è il modo in cui Michela Castello introduce gesti legati alla terra e alla vita rurale, come tagliare i grappoli d’uva nelle vigne oppure riempire e spostare le casse, perché attraverso queste azioni settembre smette di essere soltanto un insieme di colori e profumi e diventa una stagione vissuta concretamente. La vendemmia porta con sé il senso di un tempo antico, regolato dalla maturazione dei frutti e dal lavoro delle mani, mentre la natura non viene idealizzata come una cartolina immobile, ma raccontata nella sua vitalità e nella capacità di coinvolgere chi la attraversa.

Anche il cambiamento del tempo trova spazio nei versi, passando dal sole alla pioggia e dalle temperature più alte a quelle improvvisamente più fresche. È uno dei tratti più autentici di settembre, mese imprevedibile nel quale una giornata può sembrare ancora pienamente estiva e quella successiva annunciare senza esitazioni l’arrivo della nuova stagione. Nella poesia questa instabilità non assume però un significato negativo, perché diventa parte del fascino stesso del periodo, quasi fosse il respiro di una natura che sta cambiando veste davanti agli occhi dell’autrice.

Il momento più intenso arriva quando i colori dell’autunno smettono definitivamente di appartenere soltanto al paesaggio e raggiungono l’interiorità. Giallo, arancione, rosso e marrone non rappresentano più soltanto le tonalità delle foglie e della terra, perché diventano la porta attraverso la quale la stagione riesce ad afferrare l’anima. È un’immagine potente nella sua immediatezza, poiché racconta quella misteriosa capacità che alcuni luoghi e determinati momenti dell’anno possiedono di modificare il nostro stato d’animo senza bisogno di spiegazioni razionali.

Il verso conclusivo, nel quale Michela Castello affonda le mani nella terra sentendosi beata e grata, racchiude forse l’essenza più profonda dell’intera poesia. Il contatto con la terra rappresenta un ritorno a qualcosa di essenziale, materiale e insieme spirituale, capace di ricordare quanto possa essere prezioso sentirsi parte della natura anziché limitarsi a contemplarla. La gratitudine non nasce da un evento eccezionale, ma dalla possibilità di percepire ciò che sta intorno, lasciandosi sorprendere da una stagione che cambia e riconoscendo bellezza anche nei gesti quotidiani.

“Colori d’autunno” riesce così a trasformare un passaggio stagionale in un piccolo viaggio sensoriale e interiore, nel quale la vendemmia, la pioggia, il sole, le variazioni della temperatura e le sfumature autunnali diventano frammenti di una relazione autentica con il mondo naturale. Michela Castello utilizza un linguaggio immediato che non crea distanza con il lettore, ma lo accompagna dentro la sua esperienza, permettendogli quasi di sentire il profumo della terra, osservare le vigne e riconoscere quella luce particolare che soltanto settembre sa regalare.

La bellezza della poesia risiede proprio nella capacità di concedere dignità poetica a sensazioni apparentemente semplici, trasformando il mutamento della stagione in un invito a sentire più profondamente ciò che accade intorno a noi. Settembre diventa allora molto più di una pagina del calendario: è una soglia, un incontro fra ciò che lentamente si allontana e ciò che sta per arrivare, un tempo ricco di colori nel quale Michela Castello trova calore, appartenenza e gratitudine, restituendoli attraverso versi che celebrano la natura come presenza viva e compagna dell’essere umano.

Per conoscere altre opere, poesie e scritti di Michela Castello è possibile visitare il sito dell’autrice: Sito di Michela Castello

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