È uno pseudonimo il suo. La riservatezza prima di tutto… evidentemente siamo di fronte ad una storia vera veramente. Una separazione raccontata come se fosse un film, applicando alla vita reale le regole utilizzate per costruire personaggi, conflitti e svolte narrative. È l’idea alla base di “DEVI FARTI CURARE”, romanzo autobiografico di A. Banana. Perché A. è proprio la protagonista, una donna apparentemente immersa in una vita rassicurante fatta di matrimonio, casa, cene e viaggi. L’equilibrio comincia però a incrinarsi quando i silenzi del marito Gio diventano prima assenze e poi accuse. Nel progressivo svuotamento della relazione, A. trova sostegno in un analista lacaniano, nelle amiche e nella cagnolina Pimpi, mentre prova soprattutto a recuperare la capacità di interpretare ciò che le sta accadendo. E veniamo alla forma che in fondo è tutto il cuore della sua caratterizzazione: ogni capitolo prende avvio da una regola di sceneggiatura tratta da autori come John Truby, Syd Field, Blake Snyder e Alfred Hitchcock. Principi pensati per il cinema vengono così trasferiti sull’esperienza personale, trasformando la separazione in una sorta di copione da osservare, comprendere e infine riscrivere. Tra Milano e New York, dove la protagonista frequenta un corso di scrittura per lo schermo, “DEVI FARTI CURARE” alterna ironia e disillusione raccontando il momento in cui una donna smette di essere soltanto personaggio della propria storia e prova a diventarne nuovamente autrice. Una storia vera veramente come dicevo prima e come diceva un tale famoso: che la vita è un film e che dentro i film troppo spesso ci ritroviamo la vita nostra, quella di tutti i giorni.

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