
Le storie familiari non terminano necessariamente con chi le ha vissute. Sono eredità che tramandiamo lungo il tempo e lasciano inevitabilmente tracce, condizionano comportamenti e tornano come cicli nelle generazioni successive. Ed è questo il tema che troviamo dentro le righe del nuovo libro di Loretta Gianotti dal titolo “Quando i fiori tornano rosa”, opera seconda dopo l’esordio titolato “La sottile linea del tempo”. Al centro della storia c’è Milena, una donna cresciuta troppo in fretta in una famiglia nella quale amore, dovere e controllo finiscono spesso per sovrapporsi. La maternità precoce, un matrimonio arrivato prima del previsto e la responsabilità di una famiglia numerosa diventano parte di un percorso che coinvolge tre generazioni. Le scelte dei genitori, i silenzi e il peso del giudizio sociale continuano infatti a produrre conseguenze anche sui figli, alimentando dinamiche che sembrano destinate a ripetersi. A custodire simbolicamente questa memoria è un ciliegio, presenza silenziosa attorno alla quale passato e presente finiscono per incontrarsi. Ma “Quando i fiori tornano rosa” guarda soprattutto alla possibilità di spezzare la catena, riconoscendo quei comportamenti ereditati che rischiano di trasformarsi in copioni già scritti. Il tempo diviene un ingrediente importante, narrativo quanto scientifico, che personalmente voglio trovare centrale nonostante sia altro il focus della lettura. Alla narrazione Loretta Gianotti affianca la propria esperienza di Analogista attraverso un Glossario delle Discipline Analogiche®, collocato alla fine del volume. Alcuni gesti e comportamenti dei personaggi vengono così riletti attraverso il linguaggio simbolico studiato e decodificato dallo psicologo Stefano Benemeglio, offrendo un ulteriore livello di interpretazione del romanzo e consolidando il percorso di narrativa analogica intrapreso dall’autrice.