Il Signore del Male (Prince of Darkness) è probabilmente l’opera più complessa e stratificata di John Carpenter, e la sua incursione più genuina nel mondo dell’horror. La pellicola vede la luce nel 1987, ed ha un buon successo al botteghino, dopo il flop del precedente Grosso Guaio a Chinatown (1986). Tuttavia, il suo essere così atipico nella filmografia di Carpenter, lo rende ancora oggi uno dei film meno conosciuti del regista statunitense. Siamo molto lontani, qui, da tutto ciò che Carpenter ha prodotto fino ad adesso: lontani dall’horror slasher alla Halloween, dalla fiaba di fantasmi alla The Fog, dal fanta-horror a La Cosa o dal teen-horror alla Christine. Qui si toccano temi scottanti e seri come l’essenza stessa del Male, e la lotta eterna tra scienza e religione, tra materia ed antimateria, tra ragione e fede. Il Signore del Male è un film che richiede più e più visioni per comprenderne appieno tutte la sfaccettature, i sottotesti, i punti di vista, e c’è chi giura che pur avendolo visto e rivisto, e conoscendo a menadito tutta la filmografia di Carpenter, ancora vi trova dei punti ostici ed oscuri. Per il regista questo film è il secondo frammento di quello che lui considera come un unico grande progetto, che prende il nome di Trilogia dell’Apocalisse, di cui il primo è La Cosa del 1982 e il terzo Il Seme della Follia del 1994. Sebbene i tre film non abbiano riferimenti l’uno con l’altro o personaggi in comune, tuttavia l’alone di pessimismo e di incertezza che li permea, soprattutto nei finali, lasciati tendenzialmente aperti, fa di essi un unicum organico che tende a rappresentare forse l’opera maggiormente profonda e cupamente esistenzialista dell’intera filmografia del regista.

La sceneggiatura ed il soggetto, scritti dallo stesso Carpenter con lo pseudonimo di Martin Quatermass, si basano sulla storia di un team di scienziati e studenti universitari che si chiude in una vecchia chiesa abbandonata nei sobborghi di Los Angeles per studiare un misterioso cilindro dentro il quale si cela una sostanza verde fosforescente in perpetuo movimento, che tutti gli indizi sembrerebbero indicare come l’essenza pura dell’Anticristo, conservato là dentro per anni da una setta cristiana nota come La Confraternita del Sonno. A guidare il team, da una parte colui che rappresenta la religione, Padre Loomis, e dall’altra colui che invece è lì come rappresentante della scienza, il professore universitario Howard Birack, esperto di fisica teorica e cosmologia. Il professore porterà con sé gli studenti più promettenti ed in gamba del suo corso, non immaginando nemmeno lontanamente a quale sorta di pericolo li sta esponendo. Nel frattempo una banda di senzatetto si raduna tutto intorno alla chiesa, fissandola senza muovere un muscolo, ininterrottamente, con l’unico scopo, a quanto pare, di non far uscire nessuno di coloro che vi si trovano all’interno. L’unica via di scampo sarà quella di cercare in ogni modo di sconfiggere l’Anticristo, di evitare il suo avvento nel mondo, ma come?
Spesso negli horror la parte della fede, dei dogmi, della religione, sembra prevalere su quella razionale e scientifica, e sovente i sacerdoti riescono lì dove fior fiore di scienziati non vi sono arrivati. Ma non qui. Ne Il Signore del Male né il professore, né il sacerdote sanno dove battere la testa, e non si scagliano l’uno contro l’altro per far prevalere ciò che essi rappresentano, ma cercano di collaborare, sebbene sempre più consci di quanto sia difficile uscire da quella situazione. Tra sogni premonitori e trasmissioni di immagini direttamente dal futuro, la pellicola si snoda serpeggiando tra le luminose ed accoglienti stanze della ex-chiesa dove i ricercatori hanno collocato la propria base e gli oscuri e terrificanti sotterranei dove il grande cilindro sembra osservarli e chiamarli a sé da distanze inenarrabili. Cosa vogliono dire le visioni, spesso condivise, che i membri del team hanno, sempre più ricorrenti e spaventose? Chi è la misteriosa figura scura che appare sulla soglia dell’edificio? E perché i senzatetto presidiano il luogo usando violenza verso tutti coloro che tentano di uscirne?

Si dice che Il Seme della Follia sia il film più lovecraftiano di Carpenter, ma anche qui si ritrovano tanti accenni al Solitario di Providence, dall’orrore di natura cosmica al tema dell’altra dimensione, che esiste oltre la nostra, e verso la quale bisogna cercare di non aprire varchi perché è molto rischioso e pericoloso che le due realtà si mescolino tra loro. Questo soggetto era stato al centro del racconto del 1920 di Lovecraft Dall’Ignoto (From Beyond), che proprio l’anno prima dell’uscita della pellicola di Carpenter era stato trasposto sullo schermo dal regista Stuart Gordon nel film dal titolo omonimo (From Beyond – Terrore dall’Ignoto, 1986). Anche la cupa nota di disillusione con la quale si chiude Il Signore del Male richiama senz’altro alla mente i finali, mai positivi, dei racconti del re del terrore del Rhode Island. E poiché anche La Cosa, con la sua entità mutante che si impossessa dei corpi di uomini ed animali, ricorda l’entità extraterrestre arrivata nel mondo ne Il Colore venuto dallo Spazio (The Colour out of Space), racconto di Lovecraft del 1927, ed il protagonista de Il Seme della Follia, Sutter Cane, sembra essere spudoratamente ispirato allo scrittore di Providence, tanto che addirittura il titolo originale del film, In the Mouth of Madness, ricorda molto da vicino quello di un famoso romanzo di Lovecraft, At the Mountains of Madness (Alle Montagne della Follia), è abbastanza ovvio come lo scrittore statunitense rappresenti un altro filo rosso che collega tra di esse le opere della Trilogia dell’Apocalisse. Una curiosità: la protagonista femminile de Il Signore del Male, Catherine Danforth, porta lo stesso cognome di uno dei personaggi principali proprio di Alle Montagne della Follia.

Carpenter ci regala un’opera magicamente claustrofobica, usa sapientemente l’espediente della tensione che già aveva dimostrato di saper usare molto bene ne La Cosa, gioca con l’assurdo ed il paradosso, e riesce a catapultarci in un’atmosfera di terrore perenne che non viene mai meno fino alla fine, facendo sì che questo possa essere considerato probabilmente il film più spaventoso della sua filmografia. Il regista riesce a rendere una perfetta fotografia della perdita di senso dei dogmi e dei valori tradizionali, ma anche l’obsolescenza delle teorie scientifiche conosciute di fronte all’evidenza di meccanismi che sfuggono all’umana comprensione. Inoltre la cupa ed ossessiva colonna sonora, firmata dallo stesso Carpenter insieme a Alan Howarth, compositore già suo collaboratore in 1997: Fuga da New York (1981), La Cosa (1982), Christine – La Macchina Infernale (1983), Grosso Guaio a Chinatown (1986) e in molti dei successivi, conferisce la giusta tonalità ad un incubo che va a toccare le corde delle paure più ancestrali dell’uomo.

Una fetta del variegato cast è mutuata dal precedente lavoro del cineasta, il già più volte citato Grosso Guaio a Chinatown. Tra gli studenti si nota subito l’attore californiano di origini cinesi Dennis Dun, coprotagonista insieme a Kurt Russell del film forse più sottovalutato di Carpenter, nel quale un ruolo di primo piano aveva anche un altro attore americano di origini cinesi, Victor Wong. Ne Il Signore del Male Wong interpreta il bizzarro Prof. Birack, al quale ad un certo punto non resta che arrendersi davanti all’incommensurabile, quando tutte le sue certezze basate sulla ragione cominceranno a sgretolarsi e crollare miseramente una ad una. Tra gli studenti chiamati ad analizzare lo strano cilindro un ruolo di primo piano hanno Brian Marsh e Catherine Danforth. Lei è interpretata dall’attrice statunitense Lisa Blount che ricordiamo, tra le altre cose, per essere stata una delle protagoniste del film che chiude la cosiddetta Trilogia dei Cannibali di Ruggero Deodato, Inferno in Diretta (1985). Brian ha invece il volto dell’attore americano Jameson Parker, noto per essere stato uno dei protagonisti della fortunata serie tv Simon&Simon. Nella piccola ma significativa parte di quello che sembrerebbe essere il leader dei barboni che assediano la chiesa troviamo il cantante rock Alice Cooper, perfettamente calato nel personaggio, che ha più volte dimostrato la sua carica istrionica anche al cinema: lo ricordiamo tra gli altri in Monster Dog – Il Signore dei Cani di Claudio Fragasso (1984), Nightmare 6 – La Fine di Rachel Talalay (191), Dark Shadows di Tim Burton (2012) e Bigfoot di Bruce Davison (2012). Ma sicuramente il personaggio più carismatico e profondo del film è quello interpretato dall’iconico attore britannico Donald Pleasence, dalla lunga e variegata carriera, che in Italia ricordiamo con piacere nei panni dell’entomologo paraplegico in Phenomena di Dario Argento (1985), che apre per lui una lunga stagione di collaborazioni con registi italiani. Nel 1978 Pleasence era già stato diretto da Carpenter nel meraviglioso Halloween – La Notte delle Streghe, primo capitolo di quella che diverrà la fortunata saga dedicata al folle assassino psicopatico Michael Myers. Vista la fama raggiunta dal film, e dal personaggio di Pleasence, lo psichiatra Sam Loomis che ha in cura Michael fin da piccolo, Carpenter decide di omaggiare la sua stessa creatura ne Il Signore del Male, dove il sacerdote interpretato dall’attore inglese porta il nome di Padre Loomis. Qui Loomis è una figura profonda che si troverà sgomenta di fronte ad un contrasto tra bene e male che si fa sfumato ed incomprensibile.

Insomma, usando con cognizione di causa, grazie agli studi da lui intrapresi, tematiche quali la meccanica quantistica, l’antimateria, i principi di indeterminazione, Carpenter riesce a creare per la sua pellicola un’atmosfera davvero unica ed un’interessantissima chiave di lettura squisitamente filosofica e scientifica. Sarà forse perché con Il Signore del Male il regista è finalmente ritornato all’indipendenza delle produzioni a basso budget nelle quali può lasciarsi andare alle più ardite invenzioni? Non saprei, ma sicuramente la pellicola gode di una rinnovata vena artistica non indifferente, con spunti interessanti e ottime idee sia narrative che stilistiche. L’abilità tecnica di Carpenter, poi, credo non sia mai stata messa in discussione. E pazienza se sul finale il regista si rivolge a qualche cliché del genere, come le scene splatter, la carne in putrefazione, le visioni sataniche o il sangue a fiotti: credo che ciò non basti a togliere spessore a un film che, a mio parere, è degno di essere collocato tra le migliori opere del grandissimo John Carpenter.
Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Amazon Prime Video e TIM Vision, ed in dvd e blu-ray Eagle Pictures.
https://www.imdb.com/it/title/tt0093777