La Dama Bianca di Roberto Roganti è uno di quei racconti gialli che riescono a incuriosire già dalla premessa, perché prende un immaginario antico, fatto di fantasmi, leggende e racconti tramandati nel tempo, e lo porta dentro una vicenda molto più concreta, moderna e decisamente inquietante. L’ambientazione a Formigine, in provincia di Modena, dona alla storia un’identità precisa e permette all’autore di giocare con le suggestioni legate alle apparizioni della “dama bianca”, figura che appartiene a molte tradizioni popolari dell’Emilia-Romagna e che qui diventa il punto di partenza per un mistero tutt’altro che prevedibile.
A rendere il racconto particolarmente piacevole per chi ama il genere è soprattutto Grogghino, un protagonista che difficilmente passa inosservato. Becchino, tanatoestetista e consulente di polizia: bastano queste tre caratteristiche per capire che non siamo davanti all’investigatore costruito secondo i modelli più consueti. Il suo rapporto professionale con la morte gli permette di osservarla da una prospettiva diversa, quasi quotidiana, senza però privarla del mistero che accompagna l’intera vicenda. È proprio questa combinazione tra competenza, intuito e personalità fuori dagli schemi a dare al racconto una voce riconoscibile.
L’idea della morte che avviene in diretta televisiva alza immediatamente la tensione e crea un contrasto molto efficace con il mondo delle antiche leggende. Da una parte abbiamo il fantasma, la memoria collettiva, le storie che passano di generazione in generazione e continuano a esercitare fascino anche su chi sostiene di non crederci; dall’altra troviamo la televisione, l’esposizione pubblica e un evento che avviene davanti agli occhi di tutti. Proprio quando sembrerebbe impossibile nascondere qualcosa, il mistero diventa ancora più intrigante, perché vedere un fatto non significa necessariamente comprenderlo.
Roganti costruisce così un giallo che non ha bisogno di affidarsi soltanto al delitto, ma sfrutta bene l’atmosfera e il territorio, due elementi che personalmente apprezzo molto in questo genere. Quando un mistero rimane legato al luogo in cui nasce, alle sue storie e alle sue credenze, acquista un sapore diverso: non sembra una vicenda che potrebbe essere trasferita indifferentemente in qualsiasi città, ma una storia che appartiene proprio a quel pezzo d’Italia.
Grogghino rappresenta poi il vero motore della narrazione, perché affronta il caso seguendo il proprio modo di ragionare e osservando ciò che agli altri può sfuggire. La curiosità del lettore nasce inevitabilmente dal desiderio di capire quale legame possa esistere tra una leggenda di fantasmi e una morte apparentemente impossibile da interpretare, soprattutto quando questa avviene sotto gli occhi di un pubblico.
La Dama Bianca mescola quindi giallo, tradizione popolare e una vena insolita che evita di trasformare la storia nell’ennesima indagine già vista. È una lettura particolarmente adatta a chi ama i misteri con un forte legame con il territorio, i protagonisti eccentrici e quelle storie nelle quali il confine tra suggestione e realtà rimane abbastanza vicino da far nascere continuamente il dubbio. Il risultato è un racconto che invita a seguire Grogghino fino alla soluzione, perché dietro ciò che sembra inspiegabile può nascondersi una verità molto più concreta, e forse proprio per questo ancora più interessante.