
Commuove e in qualche modo immediatamente torniamo a “L’Arminuta” della Di Pietrantonio. Immediatamente però ce ne discostiamo anche un poco proprio perché dentro “Amata senza condizioni” di Irene Cursi c’è la propria storia e ogni storia personale diviene unica… quel tornare indietro dentro un’infanzia trascorsa alla ricerca di quella stabilità affettiva che dovrebbe accompagnare ogni bambino. Prima degli otto anni passa attraverso diverse famiglie, affidamenti falliti e periodi in istituto, vivendo in una condizione nella quale paura e desiderio di essere finalmente accolta finiscono per convivere. A cambiare il corso della sua vita è l’incontro con Eleonora e Pietro, coppia fiorentina che la accoglie senza imporre condizioni. Da quel momento comincia una lenta ricostruzione della fiducia e della propria identità. Il memoir, tuttavia, non si ferma all’infanzia: segue Irene Cursi anche nell’età adulta, quando diventare figlia, madre e donna significa continuare a confrontarsi con le proprie origini e con domande che il tempo non riesce necessariamente a cancellare. “Amata senza condizioni” affronta così abbandono, affido, adozione e perdono evitando una divisione semplicistica tra colpevoli e innocenti. Anche i genitori biologici vengono osservati attraverso le loro fragilità, la povertà e le difficoltà vissute. L’intimità travolge, quasi ci pone in luoghi scomodi… l’intimità è il vero conduttore di questo romanzo… probabilmente, sotto altre forme, sfoglia sensibilità e ombre che appartengono ad ognuno di noi. Che sia anche questo il vero cuore del romanzo…