Nel panorama cinematografico contemporaneo, il cinema di genere horror assiste a una continua evoluzione. Tra i profili emergenti più interessanti in Italia spicca oggi quello di Lisa Rovo (all’anagrafe Lisa Di Rella). Milanese (non troppo imbruttita), classe 1994, Rovo incarna la figura della narratrice poliedrica contemporanea: sceneggiatrice, regista, copywriter e storyteller, la sua firma si muove con decisione tra la pagina scritta e la macchina da presa.

Il debutto autoriale nel cortometraggio avviene dietro le quinte nel 2021, anno in cui firma la sceneggiatura di Alice Was My Name, opera diretta dal regista Brace Beltempo. Parallelamente, Rovo esplora la letteratura di genere firmando racconti horror per diverse pubblicazioni e firmando l’opera letteraria Pandemos, confermando una spiccata attitudine per le atmosfere cupe e inquietanti. Collabora con realtà cinematografiche, indipendenti e non, tra cui IndieVolpe e Klodjo, e i suoi racconti sono apparsi su pubblicazioni come Pulpette e SenzaFuturoMagazine.

Il 2025 segna invece una tappa fondamentale per la sua carriera: l’esordio alla regia con Nebbia. Il cortometraggio rappresenta la sintesi perfetta della sua poetica: un horror psicologico che abbandona i facili spaventi per esplorare i corridoi più bui della mente umana. La trama segue le vicende di un generale in pensione affetto da Alzheimer. La sua rigida e metodica routine quotidiana viene progressivamente scossa dall’irruzione di ombre del passato e frammenti di ricordi, trasformando la patologia in un incubo tangibile.

Con una visione chiara e la capacità di muoversi su più media, Lisa Rovo si posiziona come un nome da tenere d’occhio per il futuro del cinema horror e della narrazione di genere in Italia. Attualmente è al lavoro sul suo prossimo cortometraggio, ancora alla regia e alla sceneggiatura, e su altri progetti che non vede l’ora di raccontare.
Ecco la videointervista
