
Mi ricordo che, molto superficialmente, quando, nel lontano 1985, uscì nelle sale il film di Carlo Vanzina Sotto il Vestito Niente, la maggior parte della gente pensava si trattasse di un film erotico, e che il titolo si riferisse al fatto che le belle modelle protagoniste non indossassero, sotto gli abiti da passerella, niente di niente. Ma non è affatto questo il senso del titolo, e sarà un fotografo di moda che nel film ci rivelerà il significato ben più malinconico e ben poco erotico che si cela dietro questa frase, e dietro tutto questo patinato thriller di Carlo Vanzina, che arriva dopo pellicole iconiche della commedia italiana quali Sapore di Mare e Vacanze di Natale, tanto per citare le più note. “Che cos’è una modella? Un corpo, un volto, un po’ di trucco, un bel vestito… e sotto il vestito? Sotto il vestito… niente”. Il regista romano ci porta così nel mondo glamour dell’Alta Moda e delle super top, nella Milano delle grandi firme e delle sfilate, facendo però pian piano cadere il manto di lustrini scintillanti per mostrarci il cuore più marcio e decadente di quel mondo un tempo tanto ambito dalle giovani di ogni terra e cultura. Dopo 40 anni e due sequel, uno dei quali apocrifo, Sotto il Vestito Niente non ha perso un grammo del suo smalto e della sua tensione, e, distribuito da Cat People grazie a Faso Film, tornerà nelle sale italiane a partire dal 4 agosto. Due anni dopo lo stesso Lamberto Bava prese spunto dal thriller di Vanzina nel suo Le Foto di Gioia, anche questo ambientato nel mondo della moda e delle riviste per soli uomini, tra affascinanti modelle e super maggiorate. Ma torniamo a noi. Nonostante la dichiarata ispirazione di Vanzina alla pellicola di Brian De Palma Omicidio a Luci Rosse, uscita l’anno precedente, tuttavia Sotto il Vestito Niente è riuscito comunque a diventare un vero e proprio cult, venendo amato dal pubblico non appena vide la luce, e rivalutato dalla critica col passare degli anni, ed è un film che ancora oggi fa il suo buon effetto ed ha da insegnare, in fatto di pathos, a chi nelle nuove generazioni voglia cimentarsi nel non facile genere del thriller. Sul bello score musicale di Pino Donaggio, sempre presente e pertinente, una serie di delitti truculenti insanguina la Milano dell’Alta Moda.

Il giovane Bob Crane lavora come guardaparco in America, nella grande riserva naturale di Yellowstone (Wyoming). Sua sorella gemella, Jessica, vive invece a Milano, dove fa la fotomodella. I due fratelli sono legati da una sorta di telepatia che permette a lui di vivere le ansie ed i momenti di pericolo vissuti da lei. Un giorno il giovane vede chiaramente nella sua mente che qualcuno sta entrando nella camera di Jessica per ucciderla con un grande paio di forbici da sarta appuntite, così, dopo aver cercato invano di contattarla a telefono, deciderà di recarsi a Milano di persona. Alloggiando nell’hotel da cui la ragazza sembra scomparsa nel nulla, Bob inizierà le sue indagini anche grazie alle testimonianze delle modelle che vivono lì. Ma altre giovani donne continuano a venire uccise mentre lui tenta disperatamente di scoprire dove sia finita sua sorella, viva o morta che sia. Grazie all’aiuto del commissario Danesi e dopo la conoscenza del gioielliere Giorgio Zanoni le cose cominceranno a farsi un po’ più chiare, mentre il giovane allaccia una relazione con la bella top model danese Barbara.
Su un soggetto tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore e giornalista Marco Parma (pseudonimo di Paolo Pietroni), Carlo Vanzina scriverà la sceneggiatura insieme al fratello Enrico e ad uno degli sceneggiatori di fiducia di Dario Argento, Franco Ferrini, elemento che influirà positivamente sul film, dando un taglio argentiano a moltissime scene, soprattutto, ovviamente, quelle degli efferati delitti. La musica di Donaggio è presente e protagonista come quelle di Morricone, dei Goblin e di Keith Emerson lo sono nella filmografia di Argento. Perciò la definizione di “thriller argentiano”, per Sotto il Vestito Niente, non mi pare affatto inappropriata, sebbene non ami appioppare queste catalogazioni in genere ai film, perché alla fine ogni autore rende proprio il suo lavoro, sebbene possa miscelarvi all’interno elementi presi dai grandi Maestri del Cinema, di cui, senza dubbio, Argento e De Palma fanno parte.

Se il protagonista, il biondo attore americano Tom Schanley, non ha un nome particolarmente noto, e debutta qui sul grande schermo, nomi e volti importanti ci sono, però, nel cast del film di Vanzina. A partire dalla bella modella di cui Bob si invaghisce, Barbara, che ha il volto da bambola ed il corpo statuario della super top Renée Simonsen, che negli Anni Ottanta ebbe in Italia una brillante carriera nella moda e che debutta al cinema proprio con questo lavoro di Vanzina, a cui fa seguito anche un altro titolo noto nella filmografia del regista, Via Montenapoleone, classe 1987. Altro nome importante è quello dello stupendo attore britannico Donald Pleasence, acclamato in tutto il mondo, che nel 1985 interpretò in Italia due pellicole davvero iconiche, questa appunto, e Phenomena di Dario Argento. Il suo personaggio nel film di Vanzina, il commissario Danesi, soprattutto all’inizio mi ha ricordato molto un altro suo ironico tutore della legge, l’ispettore Calhoun di Non Prendete Quel Metrò di Gary Sherman (1972), anche se privo della sua vena tagliente e cinica. Non si può poi non citare, in mezzo a tante belle donne, l’attrice romana Anna Galiena, in un piccolo cammeo.
Se formalmente lo script si ispira all’omonimo romanzo di Paolo Pietroni, tuttavia i Vanzina mutuarono dal libro soltanto il titolo, mentre la storia, oltre ad ispirarsi alla già citata opera di De Palma, prende spunto da un fatto di cronaca nera che aveva sconvolto in quegli anni la Milano da bere: l’omicidio del ricco playboy Francesco D’Alessio da parte della modella americana Terry Broome, vittima di stalking e pesanti avances da parte dell’uomo. È facile rivedere questi due nomi nei personaggi di Jessica e di Zanoni. Del vero mondo della moda Made in Italy l’unico a schierarsi coi Vanzina ed a collaborare attivamente alla realizzazione della pellicola fu Franco Moschino, che organizzò per il set una vera e propria sfilata alla stazione di Milano Centrale. Sembra che la maison Moschino, allora neonata, abbia avuto un grande ritorno pubblicitario da questa collaborazione. Tutti gli altri stilisti contattati invece non accettarono, pensando che una pellicola di tal genere non gettasse buona luce sul mondo della moda, ed in effetti, a ben guardare, è proprio così. Dal film dei Vanzina emerge un ambiente corrotto, avido, dedito alla droga ed alla prostituzione, dove non c’è posto per i sentimenti puri e senza secondi fini, rappresentati unicamente da Bob, unico uomo in un hotel di sole donne, se si esclude il receptionist feticista che ruba le mutandine dal cesto della biancheria sporca; Bob è la mosca bianca, rappresenta l’incorrotto in un mondo corrotto, e, guarda caso, è l’unico a non aver nulla a che vedere col mondo della moda, vivendo solitario in mezzo agli orsi dello Yellowstone, lontano mille miglia da quel jet set in cui si ritroverà, suo malgrado, in cerca dell’amata gemella scomparsa.

Se si eccettuano alcune riprese in America (Parco Nazionale di Yellowstone) ed in Svizzera (Lugano), Sotto il Vestito Niente è girato totalmente a Milano, e riesce pienamente a restituirne tutto l’immaginario dell’epoca, mettendo in scena il suo lato più glamour e lussuoso. Come ci si può senz’altro aspettare, visto l’ambiente in cui è girato e la presenza di bellissime e conturbanti interpreti, il film vanta anche un discreto tasso erotico, sebbene non sia uno degli elementi di primo piano. Anche l’amore ed i sentimenti malati sono un tassello importante di questa storia che a tratti sembra occhieggiare a classici quali Quattro Mosche di Velluto Grigio (1971) ed Inferno (1980) di Dario Argento, Fury di Brian De Palma (1978) e The Driller Killer di Abel Ferrara (1979). La bella sequenza finale, realizzata al ralenti, in cui l’omicida, braccato, imboccherà quella che gli sembra l’unica via d’uscita, è di notevole impatto, e riesce quasi a farci commuovere davanti ai sentimenti contrastati che hanno portato una persona all’apparenza normale a diventare uno spietato killer, un po’ come nel caso della folle Frau Brückner e del suo figlioletto deforme in Phenomena di Dario Argento che vedrà la luce in questo stesso 1985.
Dato il grande successo della pellicola al botteghino, nel 1988 il regista e sceneggiatore Dario Piana ne realizzò un sequel apocrifo, Sotto il Vestito Niente II, che ebbe a sua volta un buon successo, mentre nel 2011 Carlo Vanzina tornò a dirigere un terzo capitolo della ormai “saga delle modelle”, Sotto il Vestito Niente – L’Ultima Sfilata, che non si pone tuttavia come un sequel in senso stretto, pur riprendendo le tematiche del primo film. Un’eco di questa ormai iconica pellicola vanziniana sembra vedersi nel thriller argentiano del 2009, Giallo, che, seppur ambientato a Torino, ha come fulcro il mondo della moda e una serie di rapimenti e uccisioni di giovani modelle, sebbene se ne distacchi poi totalmente nella risoluzione finale.
Insomma, non sarà certamente un capolavoro, Sotto il Vestito Niente, ma Carlo Vanzina ci dimostra con esso di saper fare qualcosa di buono oltre alla commedia all’italiana, e riesce a confezionare un thriller tutto sommato avvincente e tensivo, di discreta fattura, che ha saputo trarre giovamento dall’ostracismo fattogli dal mondo della moda milanese che gli ha involontariamente offerto un buon battage pubblicitario, concorrendo ad accrescere la sua fama di cult ormai consacrata.

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