Dieci anni dopo Kubo e la spada magica, datato 2016, Travis Knight (regista di Bumblebee) torna con Wildwood – I segreti del bosco proibito a dirigere un film dello studio Laika, quindi realizzato attraverso l’animazione stop motion.

Quella che sembra una mattina come tante a Portland, in Oregon, per la giovane Prue McKeel – doppiata in italiano da Arianna Craviotto – si trasforma presto in una tragedia.

Un gruppo di corvi, minaccioso come quelli de Gli uccelli di Hictchock, rapisce suo fratellino neonato Mac, portandolo in volo in una foresta ai limiti della città. Prue non si vuole arrendere e riesce ad entrare in quel bosco che sembrava inizialmente inaccessibile. Seguita, suo malgrado, da un suo compagno di scuola, l’imbranato Curtis Mehlberg, Prue scoprirà l’esistenza di un mondo magico tra quegli alberi. Riuscirà a ritrovare suo fratello e a riportarlo a casa? Basato sull’omonimo romanzo di Colin Meloy e Carson Ellis, Wildwood – I segreti del bosco proibito si costruisce su una sceneggiatura di Chris Butler molto fedele al racconto originale. Questa storia ricorda tantissimo Le cronache di Narnia. Abbiamo una terra in cui alcuni animali indossano vestiti e sono antropomorfi (come in Zootropolis), tutti in grado di comunicare con gli esseri umani. Un posto enorme, diviso in vari stati, con tanto di burocrazia interna (la quale anche qui complica spesso e volentieri le cose). Poi c’è l’antagonista principale: la governatrice madre Alexandra, decisamente paragonabile fisicamente e caratterialmente alla Strega Bianca del capolavoro di C. S. Lewis, nonché rimando all’Impero Russo. Oltre al nome, è a capo a un esercito di coyote, i quali hanno anch’essi nomi russofoni e indossano divise simili a quelle dei Cosacchi.

La cultura europea viene menzionata in altre occasioni (un altro richiamo molto forte è la fiaba di Tremotino), ma l’ambientazione resta nordamericana. Un modo per parlare non solo degli animali del bosco, ma anche delle antiche popolazioni del continente, del loro profondo legame con la natura e della forza del ribellarsi all’oppressore attraverso la guerriglia (del resto, l’esercito russo arrivò fino ai territori dell’attuale Alaska). Come la maggior parte dei lungometraggi dello studio Laika, Wildwood – I segreti del bosco proibito non è un prodotto d’animazione adatto ai più piccoli. Vi sono momenti fortemente drammatici e sequenze potenzialmente brutali. Tutto poi dipende dalla sensibilità di ogni singolo bambino, ma la norma in questi casi è di evitare la fascia d’età che va dai sette anni in giù. Un film in cui vengono trattati molti argomenti importanti: l’amicizia, la crescita personale, il trauma della perdita, i legami familiari, ma anche idee controverse sull’insegnamento e la medicina. Completamente promossa anche in questa occasione l’animazione, il cui lavoro artigianale viene nuovamente mostrato durante i titoli di coda.

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