L’apertura è all’insegna del dramma all’interno di un contesto giovanile, ma è in realtà nel mondo di adulti piuttosto particolari che s’immerge È andata così, ritorno dietro alla macchina da presa per Gianni Zanasi quattro anni dopo War – La guerra desiderata, datato 2022.

E, insieme al Giacomo Ciarrapico che è stato tra gli sceneggiatori di Boris film e serie televisiva, è il fido Michele Pellegrini che affianca Zanasi dai tempi dell’ottimo Non pensarci a firmare con lui lo script delle due ore di visione che lo vedono per la terza volta impegnato a dirigere Valerio Mastandrea.

Un Valerio Mastandrea qui calato nei panni di Christophe, regista di teatro di ricerca caduto in disgrazia che, come pure il manager musicale Tony e l’ex manager rampante riciclatosi in qualità di rider Guido, rispettivamente interpretati da Michele Riondino e Leonardo Lidi, è uno dei tre uomini più importanti della vita di Cecilia, ovvero Valentina Lodovini. Quest’ultima, madre single di due figli avuti proprio da due dei tre, a causa di un’improvvisa crisi si trova infatti suo malgrado costretta a cercare una soluzione convivendo insieme ad essi in un casolare sperduto di campagna; man mano che inspiegabilmente ritrova tutto ciò che le sembrava perduto: la leggerezza di dire “È andata così”. Il tutto mentre fanno la loro entrata in scena gatti fuggiti, assistenti sociali, uno strozzino che la aspetta sotto casa e tale Matteo dal volto di Pier Luigi Pasino.

Personaggio che manifesta qualcosa di fortemente morettiano come pure quello del già citato Christophe, che arriva a cimentarsi in discorsi sul pancotto e a snocciolare addirittura “Non è Dio che ci guarda, ma Ibsen”. Basterebbe questo a lasciar intendere quale sia il tenore delle battute presenti nel corso del lungometraggio, che tira in ballo anche una gag fantozziana decisamente fuori luogo con vaso lanciato fuori dalla finestra. Che altro dobbiamo aggiungere? Che abbiamo nel mucchio perfino un gruppo di satanisti di cui fa parte un inquietante tizio incarnato da Michelangelo Dalisi che si chiama Necrophilus (sic!)? Si tratta di una tipologia di umorismo che ha sicuramente il suo pubblico, ma che non può fare a meno di risultare fastidiosamente intellettualoide e adatta a spocchiosi e saccenti spettatori radical chic. Quegli stessi spettatori che apprezzeranno È andata così, eccessivamente lunga e banalissima vicenda riguardante i legami familiari e la capacità di reinventarsi penalizzata, oltretutto, dall’abusato ricorso all’uso di canzoni nell’ambito della colonna sonora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *