Cavalcando come sempre l’onda dei tempi che corrono, il pluripremiato regista livornese Paolo Virzì torna in sala con Cinque secondi, atto a raccontare uno scontro generazionale quale è quello tra un uomo di mezza età interpretato da Valerio Mastandrea e un gruppo di giovani dai principi rivoluzionari, vicini di casa per caso dell’introverso protagonista.
È con queste poche righe che si potrebbe riassumere il lungometraggio, storia dell’avvocato Adriano Sereni (Mastandrea, appunto), ritiratosi nelle campagne toscane dopo aver attraversato un dramma personale che ancora lo tormenta.

In questo suo angolo di pace lo stesso non vuole essere disturbato da nessuno, tenendosi lontano dal quotidiano che lo circonda e dalle persone che ne fanno parte; ma d’improvviso, nell’abbandonato antico casale vicino al suo terreno, viene a vivere un nutrito gruppo di ragazzi, tra i quali vi è Matilde alias Galatéa Bellugi, la discendente dei proprietari dell’abitazione. Inizialmente disturbato dalla presenza di questi giovani, Adriano man mano si avvicina loro facendo la conoscenza di un nuovo modo di concepire l’esistenza, riscoprendo valori da cui si era sempre tenuto alla larga e prendendo a cuore anche la situazione di Matilde stessa, ribelle pregna di cause che sta al contempo affrontando una gravidanza.

Con l’apporto in sceneggiatura di due collaboratori solidi come il fratello Carlo e Francesco Bruni, Virzì con Cinque secondi sembra voler tornare agli affreschi ideologici e spensierati delle sue prime pellicole, riportando in scena un plot che avrebbe fatto la sua degna (?) figura verso la fine degli anni Novanta, ai tempi di Ovosodo e Baci e abbracci. Purtroppo per lui, però, siamo nel 2025 e la trama di Cinque secondi non trova oggi un benché valido motivo di esistere, anche perché questi scontri generazionali tra inspiegabili mentalità rigide e altre maggiormente portate per concetti rivoluzionari gratuiti hanno ormai fatto il loro corso, testimoniando dunque una certa mancanza di idee.

Un Mastandrea senza fronzoli è preso da un ruolo drammatico ricco di sfaccettature ma anche di senso logico (il suo improvviso attaccamento ai ragazzi non viene ben definito), affiancato da una Bellugi lungi dal risultare simpatica a tutti i costi, dalla solita Valeria Bruni Tedeschi e da qualche faccia nell’universo virziano, come nel caso di Ilaria Spada nei panni della ex moglie di Adriano e dello scrittore Giancarlo De Cataldo in quelli di un giudice. Cinque secondi è quindi un film che cerca stancamente di propinarci una visione insolita del nostro paese buttandoci nel mezzo quanto di più possibile, dal maschilismo tossico alla speranza nei giovani dalle “ricche aperture mentali”, al patriarcato, alla famiglia, alle autorità, alla sanità e chi più ne ha più ne metta. Ma lasciando soltanto emergere, come già accennato, la totale mancanza di idee e spinte creative per un cineasta che, a dire il vero, non riusciva a concretizzare spaccati veritieri della nostra Italia neppure quando era nel pieno della sua ispirazione.
