Oltre un decennio dopo l’uscita al cinema di Fury, del 2014, Brad Pitt torna ad essere diretto da David Ayer (Suicide squad) in Heart of the beast – Nel profondo selvaggio.

Anche in questa occasione il suo personaggio fa parte delle forze armate statunitensi, ma la storia che stiamo per introdurre è decisamente diversa da quella vista allora.

Brad Pitt as ‘James Belmont’ and Uber as ‘Odin’ in Heart of the Beast from Paramount Pictures.

Infatti, il primo ad apparire in scena è un cane: un bellissimo pastore tedesco, con una protesi al posto di una delle sue zampe, si trova in mezzo a una strada asfaltata dell’Alaska. In quel momento una ragazza del luogo sta passando con la sua automobile, e appena lo vede frena, cercando di capire se quel cane si è perso, se sta cercando di comunicargli qualcosa. Per sapere come ha fatto quel cagnolone a ritrovarsi lì tocca tornare indietro nel tempo, e solo di una settimana. Il suo nome è Odin, e appartiene a James Belmont (Pitt), un ufficiale delle forze speciali degli Stati Uniti ormai in pensione. Anche Odin ha effettuato missioni militari con lui. Ecco dunque spiegato il motivo per cui porta una protesi, ma non è questa l’unica conseguenza dei loro anni di servizio. Entrambi soffrono di disturbi post-traumatici e, per quel che riguarda James, ci sono pure dei problemi cardiaci. Un vero rischio addentrarsi in un luogo così selvaggio in queste condizioni, ma Belmont pensa che sia la soluzione migliore per ritrovare un po’ di pace dopo tante sofferenze. Come andrà a finire questa avventura?

James Belmont (Brad Pitt) and Odin in Heart of the Beast from Paramount Pictures.

Heart of the beast – Nel profondo selvaggio sembra davvero uscito da uno dei romanzi di Jack London. Abbiamo la natura selvaggia e incontaminata dall’urbanizzazione, con tanti pericoli costanti. Quando James e Odin devono difendersi da un branco di lupi, la mente ti porta subito al prologo di Zanna bianca. Quest’ultimo personaggio, così come Buck de Il richiamo della foresta, rivivono un po’ in Odin, un cane fedele, strenuo difensore del suo umano. London non parlava soltanto di animali nei boschi, ma anche di tanti avventurieri umani, così anche il personaggio di Walter Boone (J.K. Simmons) sembra uscito da uno dei suoi libri, soprattutto per l’alone di mistero che lo circonda fin dal momento della sua apparizione. Heart of the beast – Nel profondo selvaggio è un intenso e commovente film di sopravvivenza in cui l’unica vera delusione riguarda la grafica di gran parte degli animali. Il maggior numero di quelli selvaggi è realizzato con una CGI decisamente proco credibile, ma questo è un problema che sembra riguardare praticamente tutti al momento (anche quelli rappresentati da Steven Spielberg in Disclosure day erano tutt’altro che riusciti). Discorso che non si applica minimamente a Odin, il quale è stato interpretato da un vero pastore tedesco di nome Uber, e naturalmente alle ambientazioni, con riprese effettuate in Nuova Zelanda, una terra decisamente selvaggia e cinematografica (altrimenti non sarebbe stata così ideale per Il Signore degli Anelli di Peter Jackson).

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