Diretto da Dario D’Ambrosi, Il principe della follia è nato in un momento ben preciso: quello in cui il regista si fece internare nell’Istituto Psichiatrico Paolo Pini di Milano per analizzare al meglio queste particolari situazioni.

Del resto, attivissimo in teatro e dal volto noto in particolar modo perché ha preso parte a La passione di Cristo di Mel Gibson e a Romanzo criminale – La serie, D’Ambrosi nelle sue opere mantiene da sempre un elemento: l’introspezione della mente umana per dare spazio e voce ai “matti”.

È così che cerca di osservarli e capirli per cercare di farli stare meglio, e per mettere in piedi la vicenda al centro de Il principe della follia è partito proprio dalla storia di un vero paziente dell’istituto di cui sopra. Un paziente che odiava la sua famiglia per averlo confinato lì, tanto da desiderare di eliminarla. Anche se è leggermente diverso ciò che viene mostrato nella circa ora e mezza di visione che prende avvio la notte che, a Jesi, vede un tassista interpretato da Andrea Roncato impegnato ad effettuare l’ultima corsa del suo turno; quando sulla vettura sale Vanessa, ovvero Mauro Cardinali, una drag queen che ha appena avuto una pessima serata lavorativa. Drag queen di cui, una volta lasciata a casa, scopre casualmente dall’interno di un bar il primo dei motivi che ne rendono nero l’umore.

Infatti sta facendo una televendita notturna in diretta che finisce con una litigata perché l’imbonitore dal volto di Stefano Zazzera sembra davvero un principe della follia. È così che, con un cast comprendente anche Alessandro Haber e Carla Chiarelli, l’operazione alterna di continuo presente e passato facendo sì che ciò che non appare immediatamente chiaro lo diventi con l’avanzare dei fotogrammi. Sebbene il tassista di Roncato rimanga invece molto più interessante e criptico, tanto che soltanto nell’epilogo viene rivelato il suo alter ego giovanile. Uomo gentile, buono, incuriosito e non spaventato dalle differenze, nonché desideroso di aiutare coloro che sono in difficoltà, può essere quasi considerato un altro Dario D’Ambrosi. E il suo Il principe della follia non intende ricordarci altro che aiutare una persona disabile significa fare del bene al contempo alle persone che le sono accanto.

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