Dopo aver diretto gli horror Antropophagus: Le origini e Angelus tenebrarum, oltre all’action movie Sangue d’oro, il romano Dario Germani riprende la macchina da presa per girare Il mondo oltre.
In questa nuova sfida esplora i confini di una fantascienza distopica che deflagra in un conflitto psicologico all’interno di un dramma familiare in cui nulla è ciò che sembra.

Laura e sua madre, portate in scena da Demetra Bellina e Francesca Inaudi, vivono in totale isolamento in un eremo nel bel mezzo del deserto, convinte di essere le uniche sopravvissute sulla Terra. L’equilibrio che le vede in perfetta simbiosi viene meno quando un ragazzo misterioso dalle fattezze di Guglielmo Amori (al debutto in un lungometraggio) si introduce nella loro proprietà. L’universo fino ad allora conosciuto da Laura inizia a vacillare, mettendone in dubbio gli insegnamenti della madre riguardo alla realtà in cui l’ha fatta vivere. Dario Germani e lo sceneggiatore Giacomo Pio Ferraiuolo esplorano le tematiche del dubbio ontologico e del distacco dalla percezione illusoria, evocando profondamente il mito della caverna di Platone. La realtà assume i connotati di una messinscena e il rapporto tra madre e figlia, nella sua crescente conflittualità, introduce la rievocazione del mito, proprio come i prigionieri che scambiavano le ombre sul fondo della caverna per la realtà assoluta. Il cineasta insinua il dubbio che madre e figlia si confrontino con un mondo costruito su percezioni ingannevoli e sistemi di controllo. La comparsa del ragazzo misterioso è assimilabile al ritorno nella caverna da parte del filosofo che tenta di portare i prigionieri verso l’alto, ovvero verso la luce. Anch’egli rischia la vita inserendosi nel loop psicologico generato dalle due donne, che ha prodotto un senso di appartenenza ai limiti del morboso con la paura dell’ignoto. Attraverso pianosequenze e movimenti frenetici della camera a mano, Germani conferisce una tensione ansiogena rilevante, grazie anche alle musiche del compositore Stefano Di Fiore che tracimano in suggestioni di un misticismo simbolico latente in un film che svela le sue carte solamente nel finale.

Girato tra Roma e il deserto del Sahara, Il mondo oltre segna dunque un ulteriore passo avanti per il regista, che torna a scandagliare una dimensione intimista sulla fragilità e sul mistero delle relazioni e dei sentimenti come già in Ninnna nanna, (in cui si registrava, anche lì, la magnifica interpretazione di Francesca Inaudi). Nel suo nuovo lungometraggio Germani mette in discussione il mondo reale, ponendo riflessioni tra realtà oggettiva e realtà percepita. Evoca inoltre suggestioni con il film Fino alla fine del mondo di Wim Wenders per analogie tematiche e narrative, pur sviluppandosi come un più intimo dramma psicologico. Sostituisce poi l’orrore e il sangue dei suoi film precedenti col deserto emotivo, creando una tensione straripante in un thriller psicologico che determina sensazioni claustrofobiche proprio per la dubbia narrazione imposta dalla madre alla figlia. Tutto questo è messo in risalto da una solida struttura del racconto e da prove attoriali tutte molto convincenti. Ottima quella di Demetra Bellina, che interpreta benissimo la crescita e il cambiamento di Laura, ma è soprattutto Francesca Inaudi a rubare la scena: la sua performance simboleggia come il vuoto esterno del deserto si traduca in un vuoto interiore per il personaggio. Tutto questo determina ne Il mondo oltre lo spazio mentale e ascetico dove il deserto non è solo lo sfondo di uno scenario post-apocalittico, ma diviene uno spazio spirituale e psicologico che amplifica il dramma interiore, facendolo deflagrare in un thriller sospeso tra misticismo e filosofia.
