Reduce dal recente Black bag – Doppio gioco, un intricato complotto che puntava il focus sulla fiducia reciproca in una relazione matrimoniale tra due spie, Steven Soderbergh esplora il mondo del paranormale dirigendo Presence, proiettato in anteprima al Sundance Film Festival il 19 Gennaio 2024.
Lucy Liu e Chris Sullivan interpretano Rebecca e Chris, due coniugi che, con i loro figli Chloe e Tyler, ovvero Callina Liang ed Eddy Maday, si trasferiscono in una grande casa perché vicina alla North, una scuola prestigiosa che sembra fatta su misura per il secondo.

Rebecca ha grandi progetti per il suo figlio prediletto, evidenziando fin da subito una disparità di affetto con Chloe, ragazza psicologicamente fragile e solitaria, specialmente dopo il recente trauma subito per la morte della sua migliore amica, avvenuto a causa di un’overdose, sulla quale si addensano però molte ombre. Presence fornisce un’autentica esperienza immersiva grazie ai movimenti di macchina e pianosequenza che accompagnano lo spettatore nelle stanze della casa. L’obiettivo della macchina da presa è come posseduto dalla presenza che infesta la magione. Essa è in grado di entrare in empatia con gli abitanti della casa, percependo emozioni che farà proprie, manifestandosi in episodi inquietanti. La prima persona della famiglia ad accorgersi dell’entità è Chloe, che la percepisce all’interno della sua stanza.

Ancora una volta Steven Soderbergh, usa dunque un espediente per raccontare altro, e qui riesce a governare una vicenda non semplice, che si frammenta tra dramma familiare, ghost story e thriller. Il plot si svolge tutto all’interno di una grande dimora disposta su due piani, poiché la presenza che vi “abita” è confinata all’interno delle mura che non può valicare. Nel frattempo entrano in scena altri personaggi, come una sensitiva chiamata dopo l’ennesimo episodio di telecinesi, pareti che tremano, e luci che sfarfallano in maniera incessante. Mentre i rapporti tra Tyler e Chloe si fanno sempre più tesi e l’unica persona che la sostiene davvero è suo padre Chris. Ad interessarsi alla ragazza c’è però anche Ryan, portato in scena da West Mulholland, un amico di Tyler che spesso è in casa loro.

E Presence si snoda attraverso le percezioni di Chloe e le divinazioni della sensitiva Lisa, interpretata da Natalie Woolams-Torres, che disorientano lo spettatore alimentando i dubbi sulla presenza che abita la casa. Il gioco di specchi messo in scena da Soderbergh è raffinato e intrigante dal punto di vista psicologico e ricrea una casa di lusso ove spazi e arredamenti di per sé non emanano nulla di sinistro, ma il dramma familiare tracima nel soprannaturale con un plot twist thriller che sorprende e innalza il valore di Presence. Un piccolo gioiello che omaggia il genere con una ghost story per niente banale e che esce dallo schema dei film horror più recenti. La macchina da presa è la presenza stessa, che entra idealmente in contatto con chi sta guardando il film, e l’effetto è assimilabile ad un esperimento extrasensoriale davvero riuscito.
