DETTORI: un disco fermo dagli anni ’90

Beppe Dettori torna in scena con un nuovo disco… o forse dovremmo dire un “vecchio” disco visto che è stato scritto e prodotto alla fine degli anni ’90 assieme a Giorgio Secco. Motivi che sembrano di natura lavorativa hanno ibernato il progetto che torna alla luce soltanto oggi e che quindi, Dettori pensa bene di titolare “@90” visto che tutto, ma proprio tutto, è stato soltanto ripreso e pubblicato senza il minimo editing. Quel pop made in Italy di grande spessore lirico e melodico, quella pulizia e quel mestiere di profonda esperienza. Ma soprattutto i suoni, quelli degli anni ’90 ed è qui la chiave di volta: numerosi dettagli di fino a parte, questo lavoro risulta attualissimo segno che i tempi futuri hanno portato solo e soltanto un rimescolamento di carte già ampiamente giocato sul tavolo della discografia italiana di 20 anni fa. Quel pop che restituisce personalità e spessore agli strumenti con i suoni decisi e fermi, che lascia spazio alle immagini musicali, che richiede all’estetica personalità ed equilibrio… in rete anche il video del primo singolo estratto che è una cover, come di costume a quel tempo: l’omaggio di Dettori e Secco al grande Ivan Graziani con “Monna Lisa” che moriva pochi mesi prima di queste scritture. “@90” è un disco che ormai manca ai nostalgici di questa attualità…

Noi parliamo spesso di estetica e non solo nel senso più superficiale ed immediato del termine. per te che significato ha questa parola: estetica?
Sono nato il 6 ottobre, quindi nel segno della bilancia, caratterizzato dall’estetica e dalla bellezza. Fa parte di me, anche se a tratti mi ha fatto soffrire, ho imparato ad accogliere questo aspetto e cogliere, attraverso l’estetica, dettagli che poi mi son tornati utilissimi nell’economia e unicità del mestiere che mi sono scelto.

Oggi siamo concentrati quasi esclusivamente sul concetto di bellezza. E troppo spesso tralasciamo i contenuti. Sei d’accordo? Secondo te perché accade questo?
Forse mancanza di trasferimento dei contenuti. Dispersione degli “antichi valori” (la famiglia), Onnipresenza e continua proiezione di felicità fittizie per vendere prodotti commerciali, sfruttando il neurone-specchio che ogni individuo ha in dotazione dalla nascita. Aumento di frustrazioni e insoddisfazioni, tranne che per una piccola elitè di prescelti. Classismo e discriminazione. Sindrome del “giovani e belli” posticipando una delle sofferenze di base, L’invecchiamento. Capisco anche la difficoltà nell’accettare e accogliere il dolore. Ma se si riesce in questa “impresa” si potrà godere ogni istante di vita e di presente come un regalo.

E come ti rapporti con il concetto di bellezza? Sembra essere un target ben preciso, un obiettivo da raggiungere…
Ho imparato ad accettarmi come sono nei pregi e difetti e sono grato a chi mi ha donato la vita…meravigliosa esperienza e conoscenza di gioia e dolore. Mi pongo nella misura in cui mi guardo allo specchio e mi vedo vivo ! Magari anche bello!

Gli anni ’90 quanto erano attenti alla bellezza e quanto invece ai contenuti?
Non riesco a fare una media. Se meglio gli anni 90 oppure oggi. Posso essere grato di essere ancora qui a continuare a vivere di ciò che più amo, la musica! Forse si era più attenti alla cultura, ma forse mi sbaglio, ma sicuro erano presenti più tentativi a stimolare le genti ad approfondire temi culturali ed artistici.

Questo disco secondo te, guardandolo oggi, è bello come lo ricordavi? Io lo trovo attualissimo…
Si ci ha colpito proprio questo ed è stato lo stimolo a trovare un modo per pubblicarlo.

Se dovessi pensare a qualcosa da aggiungerci oggi, dopo 20 anni di carriera in più… a cosa penseresti?
Penserei di rovinarlo, forse, addirittura contaminarlo con troppe informazioni. Ci piace così, nella sua semplicità disarmante, mischiata all’amore per la musica.